Introduzione alla griglia di analisi del mercato del lavoro

(Segue da qui)

1

La nozione di progetto articola la connessione tra agire degli attori socio-economici e piano sociale come un orientamento valoriale, secondo una configurazione ideologica locale. Come tale, può essere considerata fondamentale nell’analisi del sistema di valori della contemporanea cultura manageriale. Ma il progetto agisce nello spazio di attualizzazione: quindi permette di descrivere in modo più efficace le relazioni nel mondo del lavoro, l’agire degli attori socio-economici nel mercato del lavoro. Permette di analizzare la “messa in rete” come una nuova tipologia organizzativa, e, più in profondità, la dimensione della rete come “rete di valori”. Il mercato del lavoro, come spazio di attualizzazione, si delinea come una complessa rete di valori; il lavoro può quindi essere considerato come azione progettuale di un soggetto entro questa rete di valori. Si pensi al concetto di capitale umano e all’investimento del capitale umano.

Di conseguenza, sembra necessario tracciare le premesse e i lineamenti per una semiotica dell’azione progettuale. Questo passaggio sembra indispensabile per poter tracciare un quadro dell’immagine del lavoro fuori dei sistemi disciplinari.

Un recente contributo di Giampaolo Proni va in direzione di una semiotica progettuale di stampo interpretativo, focalizzata sull’attante soggetto (attore individuale o collettivo – per esempio un’organizzazione), orientata soprattutto all’analisi del problema temporale, dell’azione progettuale considerata rivolta verso il futuro come “architettura del possibile”, ma, in quanto azione strategica, tesa alla verifica dei risultati e all’acquisizione di conoscenze, conduttrice di una memoria di esperienze, informazioni, dati condivisi, e quindi finalizzata a dare soluzioni innovative[1]. Il progetto non riguarda la sola fase di elaborazione di un’azione strategica, secondo una sequenza lineare standard, ma abbraccia l’intera azione strategica. Nel mercato del lavoro, l’azione progettuale non riguarda il solo soggetto poiché il progetto contempla la selezione di valori da un sistema assiologico, una certa ideologia in relazione alla quale il soggetto si muove nel mercato del lavoro. Si potrebbe dire che il mercato del lavoro appare, come la moda, un fenomeno paradossale: luogo della imposizione ideologica, della selezione di valori non autonoma, e luogo della libertà di scelta che ogni individuo ha di costruire un proprio percorso, differente da percorsi altrui[2]. Si ritrova questo paradosso diviso nelle due prospettive che è possibile assumere nel mercato del lavoro – esaltazione del lavoratore della conoscenza e denuncia della precarizzazione.

L’analisi della forma-fabbrica ci ha permesso di delineare un quadro complesso in cui tracciare l’immagine del lavoro operaio. Si è parlato della fabbrica come messa in scena, teatro soggetto a processi di sistematizzazione scenografica e drammaturgica, luogo coercitivo di recitazione sociale. L’analisi del mercato del lavoro è finalizzata allo stesso scopo – fornire un quadro complesso dell’immagine del lavoro contemporaneo – ma parte da premesse diverse. Invece che uno spettacolo “oggettivo”, definito fin nei minimi dettagli, visibile dall’alto o da una torre centrale, comunque scoperto agli occhi della platea, nella scena si diffondono spettacoli che hanno come centro o unico elemento in scena uno o più soggetti. Prevalgono i monologhi e i dialoghi: da qui la proliferazione di narrazioni biografiche o autobiografiche, di autonarrazioni, ma anche di inchieste in prima persona, che raccontano esperienze personali, progetti, aspettative, speranze. Lo spettatore non è più messo di fronte a una rappresentazione che si svolge sulla scena come spazio enunciativo, ma a uno o più soggetti dei quali condividere i racconti, con cui poter anche interagire: svolta performativa della messa in scena.

2

La griglia di analisi si basa, come quella elaborata per l’analisi del sistema disciplinare, sulle coordinate di spazio, tempo e attore. La prima coordinata a essere analizzata sarà quella dello spazio: ciò non solo per rispettare un certo ordine correlativo con la griglia del sistema disciplinare, ma anche perché il soggetto è innanzitutto situato, e non isolato. Tuttavia, mentre nella griglia della forma-fabbrica si ha – come scrive De Certeau – una vittoria dello spazio sul tempo, una forma di controllo sul tempo attraverso l’istituzione di uno spazio chiuso, proprio e autonomo[3], nel quadro del mercato del lavoro prevale il tempo, l’agire progettuale è soggetto alla “alea del tempo”[4], ma possiede risorse accumulate come esperienze, conoscenze, memorie, capacità comunicative, ecc.: si potrebbe dire che nella forma-fabbrica il primato spetta alle strategie, che si definiscono a partire da uno spazio chiuso, mentre nel mercato del lavoro spetta alle tattiche, che non agiscono in un luogo proprio, ma in relazione ai flussi temporali. Nell’analisi che segue, si è preferito premettere la coordinata spaziale a quella temporale, perché è con la prima che si definiscono le condizioni di possibilità dell’agire progettuale nel tempo, le relazioni strutturali e le regole del gioco economico, perché è la coordinata spaziale il luogo della massima impersonalità.

La coordinata dello spazio si divide in quattro voci: attualizzazione, dispersione, manipolazione, contratto. Ciascuna voce può essere considerata secondo un percorso che va dall’inclusione alla stipula di un contratto, passando per la configurazione delle relazioni nel quadro del mercato del lavoro alla configurazione del contratto come relazione tra un destinante e un destinatario.

La coordinata del tempo si divide in quattro voci: segmentazione, progetto, investimento, aspettualizzazione. Ciascuna voce può essere considerata secondo una scala che va dalla eterogeneità di segmenti temporali alla riflessione su di questi in quanto aspettualizzati, passando per l’organizzazione dei tempi di vita e la definizione delle scelta dei segmenti temporali sui quali investire.

La coordinata attoriale si divide in cinque voci: processi di attorializzazione, modalizzazione, elaborazione competenze, impiego competenze, valorizzazione. Ciascuna voce può essere considerata secondo un percorso che procede verso il massimo di “parzialità”, di presa a carico della prospettiva sulle cose: tipologia del lavoro (figura di lavoro, pratiche di lavoro, contratto di lavoro), investimento modale nella rete di rapporti di lavoro che comporta un certo tipo di lavoro, esperienze maturate o necessarie per svolgere un certo lavoro, rapporto tra queste esperienze e la tipologia di lavoro svolto, valutazione complessiva, in particolare riflessione sul valore dei valori.

Nella griglia per l’analisi della forma-fabbrica le voci su ciascuna coordinata seguono un percorso lineare che procede verso il dettaglio e di tipo verticale, che si sviluppa per linea gerarchica. Nella griglia di analisi del mercato del lavoro le voci su ciascuna coordinata sono orientate in rapporto al soggetto, procedono verso l’attività e la relazione – fattori determinanti di una “messa in rete” – e si sviluppano non per gerarchie, né su linea orizzontale, ma per asimmetrie, rapporto tra un superiore e un inferiore, tra un destinante e un destinatario. È infatti la struttura asimmetrica, o “gioco formale tra disuguaglianze”[5]che permette di stabilire la concorrenza, o competizione, insieme alla collaborazione, o cooperazione, come principio di formalizzazione, modello normativo, del mercato del lavoro. (Vedi articolo Competizione e Cooperazione).

In qualche modo, la concorrenza, o competizione, sembra essere una condizione fondamentale del mercato del lavoro e della stesura delle relazioni di sapere e dei rapporti di potere: è forse ciò che più sembra poter svolgere la funzione diagrammatica del mercato del lavoro. Il principio della competizione sarebbe la carta dei rapporti di forze del mercato del lavoro, dei rapporti di potere integrati nelle relazioni di sapere, intensificatore delle tecniche di potere, causa immanente dei concatenamenti concreti che effettua. Il diagramma si differenzia in tali effetti – forma dell’espressione e forma del contenuto – e si integra in questi – la legge come gestione degli illegalismi (per esempio, lavoro nero, caporalato) e la funzione finalizzata del mercato del lavoro, riprodurre lavoro. Tra le due forme non cessano gli scambi: il mercato del lavoro riproduce, con il lavoro, anche il lavoro nero, mentre la legge – la riforma del mercato del lavoro – fornisce di nuovi soggetti il mercato del lavoro – donne, migranti, studenti, anziani.

Il diagramma è definito da funzioni di imposizione di una qualsiasi condotta a una molteplicità qualsiasi in un determinato limite di spazio. Nello spazio di attualizzazione, la competizione ha limiti di spazio che non sono simili a quelli di un sistema disciplinare, è definita da funzioni di tipo diverso – “motivare”, “partecipare”, “persuadere”, “crescere”, “innovare”, “minacciare”, ecc. – secondo modalità che non sono più tanto di tipo coercitivo, quanto di tipo deduttivo, minaccioso, persuasivo. A tal proposito, secondo Lipovetsky, nella società ipermoderna, accanto a dispositivi di controllo, agiscono dispositivi di seduzione[6].

Proprio per tale ragione la competizione appare principio di strutturazione ad alto coefficiente nel campo sociale, diffuso nel mercato del lavoro e in vari ambienti. La competizione non esisterebbe senza il suo correlato, la cooperazione: sono i due termini con i quali si può definire ogni linea di una rete di relazioni. La competizione, per esempio, descrive i rapporti di forze tra dipendenti entro una struttura aziendale – per es. ciascun dipendente “è motivato” a organizzarsi il maggior numero di contatti; ma nello stesso tempo è proprio secondo questo principio che ciascun dipendente non è considerato un lavoratore all’interno dei rapporti aziendali, ma un collaboratore che partecipa alle attività societarie. Il principio della competizione-cooperazione sarebbe una pura struttura polemico-contrattuale.

Come lo schema panoptico ha una storia di perfezionamenti, innovazioni, cambiamenti tecnici sul piano del sapere (per esempio, cercare i mezzi per elaborare una sorveglianza acustica) e sul piano del potere (rendere più economico e più efficace l’esercizio del potere), così il principio della concorrenza non esiste allo stato di natura ma è prodotto sul piano del sapere (per esempio, escogitare meccanismi di sostegno sociale – come il sussidio di disoccupazione – che siano dentro e non fuori né contro il mercato del lavoro) e sul piano del potere (interventi legislativi e riforma del mercato del lavoro). Come scrive Foucault[7], non si tratta di considerare il mercato – né il mercato del lavoro – come gioco libero, luogo della concorrenza pura che deve essere lasciato libero da ogni intervento di Stato, ma il principio della concorrenza fornisce al governo gli elementi per agire – e fornisce anche gli elementi per valutare l’operato del governo. Il mercato richiede un governo attivo, che “faccia le riforme”, che agisca per il mercato, per aprire mercati, per liberalizzare; richiede una governamentalità attiva, specificamente nel senso di attuazione di pratiche e tecniche che abbiano come principale forma del sapere l’economia politica. In questo senso Gary Becker ha buoni motivi per festeggiare l’uso da parte di Clinton e di Bush padre dell’espressione “investire in capitale umano”[8].

Per tale ragione è importante inserire questi dati nell’analisi, vedere, nelle voci di apertura di ogni coordinata della griglia, in quale direzione si è mossa e muove la governamentalità del mercato del lavoro. Faremo riferimento al Libro Bianco sul mercato del lavoro in Italia del 2001, perché rappresenta il documento ideologicamente più valido e sistematico in una materia, quella del lavoro, oggetto di provvedimenti legislativi di diversa natura fin da almeno il 1983, culminanti in una decretazione più organica solo nel 1997, con il famoso “pacchetto Treu”[9]. Il Libro Bianco è un insieme di analisi, riflessioni, prospettive e proposte elaborate da un gruppo di studio ministeriale a nome del governo, sottoposte alla valutazione da parte degli attori istituzionali e sociali, rispetto ai quali si presenta comunque in una posizione non neutrale, ma di superiorità[10]. All’esordio si può leggere una proposta di contratto – “Il Governo procederà all’organizzazione di sedi di confronto” – e una proposta di rinnovamento delle modalità di contrattazione – “Il Governo si propone così di innovare nella metodologia del confronto prima ancora che nella stessa portata dei contenuti”; costruisce un’intenzionalità – “il Governo intende procedere, con la presentazione di questo Libro Bianco, ad un programma di legislatura” – secondo una certa configurazione ideologica – “Queste politiche sono orientate dai valori dell’economia sociale di mercato”.

Prosegue qui.

(V. Introduzione alla griglia di analisi della forma-fabbrica).

(V. Appunti critici su Comune di Hardt e Negri)

Bibliografia

Becker, G.S., 1993, Human capital. A theoretical and empirical analysis with special reference to education, Chicago, University of Chicago Press, terza edizione, trad. it. Il capitale umano, Bari, Laterza, 2008.

De Certeau, M., 1980, L’invention du quotidien. I. Arts de faire, Paris, URGE, trad. it. L’invenzione del quotidiano, Roma, Edizioni Lavoro, 2001.

Foucault, M., 2004, Naissance de la biopolitique. Cours au Collège de France (1978-1979), trad. it. Nascita della biopolitica, Milano, Feltrinelli, 2005.

Fumagalli, A., 2006, Lavoro. Vecchio e nuovo sfruttamento, Milano, Edizioni Punto Rosso.

Galofaro, F., 2008, Semiotica e produzione. Verso un’economia politica del segno?, in Deni, M. e Proni, G., a cura di, La semiotica e il progetto. Design, comunicazione, marketing, Milano, Franco Angeli, 2008.

Lipovetsky, G., 2004, Les temps hypermodernes, Paris, Grasset, trad. ing. Hypermodern times, Cambridge, Polity Press, 2005.

Proni, G., 2008, Per una semiotica dell’azione progettuale, in Deni, M. e Proni, G., a cura di, La semiotica e il progetto. Design, comunicazione, marketing, Milano, Franco Angeli, 2008.


[1] Proni 2008.

[2] Sul paradosso della moda cfr. Galofaro 2008.

[3] De Certeau 1980, p. 72.

[4] De Certeau 1980, p. 73.

[5] Foucault 2004, p. 111.

[6] Lipovetsky 2004.

[7] Foucault 2004, p. 112.

[8] Becker 1993, p. VII (prefazione alla terza edizione).

[9] Cfr. Fumagalli 2006, pp. 131-146.

[10] Nella presentazione del Libro Bianco del 2001 si denuncia l’insufficienza delle politiche governative per il mercato del lavoro e si fanno delle proposte che, chiaramente, vanno nella giusta direzione.

8 risposte a Introduzione alla griglia di analisi del mercato del lavoro

  1. [...] Vedi Introduzione alla griglia di analisi del mercato del lavoro [...]

  2. [...] Introduzione alla griglia di analisi del mercato del lavoro: 1. Spazializzazione, 2. Temporalizzazione, 3. [...]

  3. [...] (vedi Introduzione alla griglia di analisi del mercato del lavoro: 1. Spazializzazione, 2. Temporalizzazione, 3. Attorializzazione) [...]

  4. [...] Griglia di analisi del mercato del lavoro: 1. Spazializzazione, 2. Temporalizzazione, 3. [...]

  5. [...] il collegamento con il post successivo – e del mercato del lavoro – il primo post è Introduzione alla griglia di analisi del mercato del lavoro alla fine del quale si trova il collegamento con il post [...]

  6. [...] Introduzione alla griglia di analisi del mercato del lavoro: 1. Spazializzazione, 2. Temporalizzazione, 3. [...]

Lascia un Commento

Fill in your details below or click an icon to log in:

Logo WordPress.com

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Modifica )

Foto Twitter

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Modifica )

Foto di Facebook

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Modifica )

Connecting to %s

Follow

Get every new post delivered to your Inbox.