Editoriale di Joaquin Navarro-Valls, la Repubblica, 07-12-2011
L’editoriale si può leggere cliccando qui. Direttore della Sala Stampa della Santa Sede dal 1984 al 2006, Navarro-Valls ha scritto per la Repubblica questo editoriale che mi permette di riflettere su certe tendenze che, a mio avviso, stanno emergendo in Italia dopo la formazione del governo di Monti.
Il quotidiano diretto da Ezio Mauro ha da subito apertamente sostenuto il nuovo governo. La presentazione della manovra ha provocato chiari atteggiamenti schizofrenici da parte di alcune penne (come Massimo Giannini), mentre altre (soprattutto Eugenio Scalfari) manifestano la loro fedeltà, anzi vedono finalmente sorgere all’orizzonte la Terza Repubblica. Questi fenomeni nello spazio culturale (oltre che in quello politico) di sinistra-centro non sono semplici sbandamenti, bensì il segno di una più lungimirante ricerca di senso politico ed economico per il paese.
- In effetti, se è impossibile dividere la pratica della democrazia dalla realizzazione del bene comune, cioè dalla produzione effettiva di buone leggi valide e giuste per tutti, ancora meno è impossibile scindere interamente la buona amministrazione dello Stato da una competenza specifica e tecnica dei problemi che realmente sono richiesti da una società per il suo funzionamento.
- C’è una distinzione tra “realizzazione del bene comune” e “buona amministrazione dello Stato”? Se sono la stessa cosa, allora si suppone un solo modo, una sola idea di “realizzazione del bene comune”. Quale? Quella del governo tecnico: “una competenza specifica e tecnica”.
- Sembrerebbe la società auspichi, per il suo funzionamento, dei problemi. Una società che chiede, e non dà cenni di risposte: delega le soluzioni a “una competenza specifica e tecnica dei problemi”. Ossia al governo tecnico.
- (…) Platone (…) [ha] teorizzato per primo una visione degli affari pubblici la quale, pur non essendo esattamente democratica, (…) poneva in risalto una relazione (…) tra la classe dei “governanti” e quella dei cosiddetti “competenti” (…).
- Quale sarebbe la differenza tra questa visione degli affari pubblici (peraltro non citata) e quella odierna, conseguente alla crisi finanziaria? Navarro-Valls si limita a dire: nell’era preindustriale i competenti erano i filosofi, oggi sono gli economisti. Il che è storicamente e palesemente falso.
- La crisi finanziaria è reale. L’arte di governo si conforma al reale (l’arte imita la natura, scrive Navarro-Valls). Quale sarebbe il margine di intervento, di modifica, di manipolazione sul reale?
- È possibile pensare il bene democratico attuale senza una politica competente sul piano tecnico ed economico?
- La domanda è mal posta: quando mai è esistita un’amministrazione economicamente non competente? Il problema è se si debba concepire l’esistenza di una sola competenza, ovvero quella del governo tecnico, o eventualmente se sia negoziabile il valore delle competenze.
- Secondo Navarro-Valls l’avvicendamento tra un gabinetto politico e uno tecnico è un fenomeno normale. Il che è palesemente falso.
- Il credibile significato di questa importante affermazione [la sovranità appartiene al popolo] è che al centro della prospettiva politica di un governo deve stare sempre il bene comune, inteso come un interesse collettivo, valido, sia pure diversamente, per tutti e rivolto, sia pure potenzialmente, al bene e alla felicità di tutti.
- Questa definizione di bene comune, non coincidente con la precedente, è debole: se si dà “potenzialmente” in quanto bene e se è “diversamente” valido per tutti (il che non mi è chiaro cosa voglia dire), allora rimane sulla carta di un’ipotetica dichiarazione senza che possa definire un processo costituente, poiché non v’è opposizione tra una simile concezione del bene comune e ciò che formalmente si pensa e materialmente si fa della proprietà privata e pubblica.
- La “prospettiva politica di un governo” varrebbe anche per un governo tecnico? Se sì, in cosa consisterebbe allora la sovranità popolare? O, di riflesso, nel caso della prospettiva politica di un governo politico, la sovranità popolare sia l’espressione di una società che domanda e non ha cenni di risposte, ovvero un elettorato passivo che, per definizione, esercita la propria funzione solo nell’atto di voto? Questa concezione distorta del processo democratico appartiene alla riflessione di Navarro-Valls, come evidente in ciò che segue:
- È evidente, infatti, che sebbene le competenze tecniche non emergano direttamente e immediatamente dall’energia sentimentale delle masse, sono funzionali al bene di una nazione e costitutive del bene comune tanto quanto il consenso, essendo risorse indispensabili per la democrazia.
- Le competenze tecniche ed economiche, quindi il tecnico al governo, non è votato dal popolo (la cui sovranità riguarda solo il momento elettorale), tuttavia agisce in funzione del bene della nazione e la sua azione è costitutiva del bene comune. Si riprende la prima definizione di bene comune: un solo modo, una sola idea per realizzare il bene comune. Ma cosa significa realizzare il bene comune? Un interesse collettivo valido “diversamente” per tutti, rivolto “potenzialmente” al bene di tutti. Il che è un’illusione: non si dice in termini materiali non solo cos’è un bene comune ma anche come garantire che un bene sia comune: non diversamente o potenzialmente, ma materialmente; non subordinato alla proprietà pubblica o privata ma gestito, amministrato, regolato, rispetto (e anche contro) la proprietà pubblica e privata.
- Dunque è falso che le competenze tecniche ed economiche siano “risorse indispensabili” per la democrazia: sono esattamente ciò che di più pericoloso vi è per il processo democratico, inteso come negoziazione dei valori, e non come momento elettorale. Navarro-Valls, dice di no, che è demagogia considerare il governo tecnico antidemocratico e antipolitico:
- È di tutta evidenza che non soltanto in certe fasi specifiche, ma nella maggior parte dei casi il valore di un’autorità non è mai separabile dall’uso efficace e repentino delle competenze che coloro che si incaricano dell’onere e del privilegio pubblico di guidare le istituzioni mettono a disposizione.
- Falso: non “mettono a disposizione” ma impongono. Ma ecco il valore aggiunto del governo tecnico: il tecnico economico competente al governo è l’uomo elevato che sapendone più degli altri e avendo le soluzioni (la società non reca soluzioni: solo richieste), “si incarica[no] dell’onere e del privilegio pubblico”, o per meglio dire si sacrifica per il bene comune (come inteso sopra). Non potrebbe non possedere soluzioni e verità, cioè l’arte di governo (di cui all’inizio), che è conforme alla realtà delle cose (la quale non sembrerebbe modificabile); altrimenti non potrebbe fare “un uso efficace e repentino delle competenze”.
- Come dichiarare il valore aggiunto? “Come io, tecnico al governo, mi sacrifico occupandomi della cosa pubblica, così voi, popolo, dovete sacrificarvi per il bene pubblico (comune?). Non c’è alternativa: o si fa come dico io o si fallisce”. Si aggiunge: “se ci troviamo in questa situazione la colpa è solo vostra!” (= il debito pubblico lo hanno fatto gli italiani!).
- Il segreto di una solida democrazia (…) [è] un’arte di governo in grado di esprimere al suo interno un personale selezionato dal consenso idoneo a rappresentare la sovranità popolare con competenze adeguate a problemi sempre più complessi come sono quelli che emergono nel nostro tempo, mercati finanziari inclusi.
- Cosa vuol dire “personale selezionato dal consenso”? Nella fase elettorale? Allora il segreto della democrazia si manifesterebbe nelle elezioni: un segreto tecnico, che non è un segreto, se non nel senso in cui lo sono le “competenze adeguate” – uniche o alternative? Ma se si conformano alla realtà, allora sono “le” competenze.
- Oppure si intende dire che qualcuno, garante della costituzione formale, seleziona il personale dal consenso “idoneo a rappresentare la sovranità popolare”? A cosa si ridurrebbe la sovranità popolare? Queste parole potrebbero essere accostate alle preoccupanti riflessioni che Scalfari conduce da qualche domenica.
- Le due interpretazioni non sembrano più di tanto diverse. Il “segreto di una solida democrazia” ha, in entrambi i casi, poco a che fare con la democrazia.
- (…) una politica veramente democratica per funzionare a dovere richiede sempre, al contempo, competenza tecnica, bene comune e consenso popolare.
- Il che potrebbe essere valido per il governo Monti, per l’Unione Sovietica, per la Cina contemporanea, in parte per Napoleone III e per qualche altra forma di governo di ispirazione comtiana.
Questo articolo è una dimostrazione che è bene lasciare ai competenti certe questioni.
cosa intendi con competenti?