REDACTED, BRIAN DE PALMA E IL SENSO DELLA GUERRA

 

Redacted è un film di guerra, un film di denuncia, un dramma, “racconta” una tragedia? Queste domande sono tutte parziali ed evitano uno delle principali questioni semiotiche che il film affronta direttamente nella materia del cinema: come si fa e come si vede un film di guerra e nella guerra?
Possiamo vedere ogni giorno immagini di guerra e immagini della guerra in Iraq. Su internet si trovano facilmente, e quasi ogni giorno ne riceviamo dai media. Che senso ha, dunque, un film di guerra, su una guerra contemporanea, attuale – senza le sequenze fotografiche che fanno da prologo al film di Spielberg (Salvate il soldato Ryan – dove il film è la storia che segue il prologo) e senza le sequenze problematiche del film di Malick (La sottile linea rossa)?
La trasmissione è un fattore cruciale nel film di De Palma: la videocamera di Salazar, internet, la videocamera di sorveglianza, i video dei terroristi, la televisione, il web-phone. Il senso della guerra passa attraverso questi dispositivi di trasmissione, noi vediamo la guerra attraverso questi dispositivi di trasmissione. Ma cosa vediamo della guerra?
Redacted non è solo un fiction fra soldati o racconto costruito in sede di sceneggiatura. Non manca la fiction (Vittime di guerra), così come non mancano gli elementi della tragedia: lo stupro, la vendetta, i due cattivi, il sergente che ha paura, il soldato di colore, il soldato razionale, il soldato buono e simpatico. Quest’ultimo, Salazar, funge da osservatore che ci introduce e accompagna nel film, o, per essere più precisi, sul set di guerra.
È questo il primo dato da considerare: non sembra avere senso fare un film di finzione su una guerra attuale, come la guerra in Iraq, se questa già comporta una messa in scena e un continuo insistere e intercettare immagini, suoni, passioni da parte di numerosi dispositivi di trasmissione. Redacted è, insieme, reportage, documentario, film di denuncia, fiction, autoriprese, repertorio di immagini rubate (utili per l’indagine sui soldati che hanno commesso lo stupro), montaggio di video di internet, web-phone. L’attualità della guerra comprende l’insieme di questi dispositivi, delle linee – del tutto astratte – della comunicazione, e della facilità di manipolazione, sia nel senso dell’interpretazione sia nel senso ideologico: processo doppio e ambiguo, ben esemplificato dal padre del sergente che intima al figlio di non presentare denuncia ai superiori per non ripetere Abu Grahib. Il che non è solo un semplice esempio, ma segnala un fenomeno più complesso, che tocca direttamente il rapporto tra il vedere e l’attualità.
Si potrebbe dire che Redacted esegue il mandato che dovrebbe appartenere, per definizione, alla tele-visione, al “vedere a distanza” (mi viene in mente un articolo di Achille Campanile sul vedere in tv l’attentato a Kennedy). Di conseguenza, diremmo che il film mostra ciò che la televisione non ci fa vedere. L’affermazione, per quanto banale, è corretta: ma dobbiamo considerare come si pone il problema del vedere nel film.
Redacted, allora, è un film sull’attuale guerra in Iraq e sull’attualità della guerra. Ma questa guerra è già evento storico, già evento mediatico e spettacolare in sé. Che senso ha un film su questa guerra?
L’attualità della guerra diventa la ripresa in diretta della guerra e nella guerra, la durata stessa del film. Lo spettatore è coinvolto nel film, è in attesa dell’evento della guerra: il film stesso diventa l’evento di questa attesa.
La tensione è l’unità di misura di questa attesa, di questa durata, di questa attualità. Nel film non vediamo dall’alto la guerra (come si direbbe per un film che giudica e denuncia la guerra, guardandola dall’alto), ma dall’alto, nelle insistenti sequenze dei posti di blocco, con la sarabanda di Handel, attendiamo un segno della guerra, una bomba o un kamikaze che si faccia saltare in aria. Guardiamo con attenzione perché crediamo – o forse sappiamo – che qualcosa potrebbe accadere. In questo modo si definisce il valore del video che i terroristi girano per seguire in diretta lo scoppio della bomba: noi abbiamo già visto la scena, da un altro punto di vista, con un’altra videocamera, e ora la rivediamo da internet, a distanza dall’evento e dall’istante stesso della ripresa. Rivediamo la scena per risentirne l’attesa. Si ripete la scena e l’evento dell’attesa, come si ripetono e si dilungano le sequenze dei posti di blocco.
In questa ripetizione di uno stesso evento dell’attesa, che è l’attesa di una bomba, di uno scoppio, dell’atto di violenza, non ha più senso domandarsi il senso della guerra. La guerra è là, è la realtà in cui si introduce il film, il riferimento generale del video di protesta di internet e delle fotografie nei titoli di coda. Paint it black.
Redacted non è un film di Michael Moore che ci dà l’illusione – e l’appagamento – di sapere molto di più su qualcosa. Proprio perché la guerra era già là, non c’era bisogno di un film per farcelo sapere. Proprio perché le immagini sono troppe, non sentivamo la necessità di altre e nuove immagini di guerra. L’operazione di De Palma è radicale: domandarsi il senso della guerra e porsi il problema di vedere la guerra non sono i veri problemi. La guerra mediatica, la guerra infinita, la guerra globale è una guerra senza luogo (Baudrillard), senza punto di vista. È la guerra invisibile.
In Redacted si crolla letteralmente in un buco nero quando Salazar, il nostro osservatore, proprio nell’intervallo dal tempo di guerra in cui si rivolge alla telecamera, in cui ci parla, viene rapito. Siamo lì, come spettatori e occhio, del tutto impotenti. Nel vuoto che si espande – come nella scena in cui i due soldati fingono un’intervista – non resta che la ripetizione: ripetizione dell’attesa della guerra, dell’attesa dell’evento di guerra, ripetizione della guerra.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: