IL CINEMA DI FRITZ LANG E L’INTERROGAZIONE SUL VEDERE. 1

I film di Fritz Lang possono essere visti come vere e proprie messe in scena del problema dello sguardo al cinema. Una riflessione analitica su alcuni di questi film, svolta in modo sparso e per singoli testi, ci permetterà di considerare il modo in cui si articola questa interrogazione sul vedere.

Rancho Notorius: vedere ostinato e critica del campo/controcampo.

Il film è del 1952. Si tratta di un quasi-western la cui trama – per quel che ci interessa – può essere così riassunta: Verne cerca l’uomo che ha ucciso la sua futura moglie: la ricerca lo conduce in un nascondiglio di fuorilegge, il Mulino d’Oro, proprietà di Altar, ex ballerina di saloon e donna ancora intrigante, per quanto non più giovane. L’uomo che Verne cerca è fra questi banditi.
Lo spettatore ha già visto il volto del bandito, Kinch, nella sequenza d’apertura del film. In sei inquadrature si sintetizza un complesso gioco di sguardi, che è alla base del film.
1 Semi-soggettiva sulla donna: Verne va verso il cavallo; dietro di lui, due uomini a cavallo entrano in campo da destra;
2 Dettaglio del piede di Verne sulla staffa;
3 Semi-soggettiva sulla donna: Verne saluta la donna, esce dall’inquadratura verso destra; uno dei due uomini si gira a guardare Verne, i due escono dall’inquadratura verso sinistra;
4 Campo totale sui due uomini, inquadrati dalle spalle, lo stesso di prima sorride guardando questa volta in direzione della donna;
5 Semi-soggettiva sull’uomo a cavallo che vede la donna salutare;
6 Campo totale come 4: l’uomo chiama per nome il suo compagno.
In questa serie di inquadrature si trovano alcuni dati che ritorneranno nelle scene del Mulino d’Oro: Verne va via senza aver visto i due uomini, e così il suo problema sarà quello di cercare l’assassino. Kinch ha visto Verne salire a cavallo: infatti sarà lui a osservare quel modo di guardare fisso negli occhi di Verne, nonché il primo a riconoscerlo, più avanti, proprio per il modo di salire a cavallo. I livelli sono due e piuttosto differenti: Verne deve cercare l’assassino, Kinch, che ignora il motivo per cui Verne è venuto al Mulino d’Oro, può riconoscere Verne – possiede su di lui almeno un’informazione, mentre Verne non sa nulla di Kinch.

Kinch ferisce il suo compagno di viaggio. Verne lo trova e da lui ottiene solo un nome: Mulino d’Oro. Comincia la ricerca di questo posto, che viene a sapere essere di proprietà di Altar, una donna famosa in quasi tutti gli Stati Uniti. L’avventura di Altar s’intreccia con quella di Frenchy, leggendario fuorilegge. Verne riesce a trovare questi in un villaggio, dove è stato arrestato: si fa arrestare anche lui e i due evadono insieme verso il Mulino d’Oro.
Verne giunge al Mulino d’Oro giusto in tempo per la cena. Altar gli fa conoscere tutti i fuorilegge presenti. Altar gli presenta Wilson, un donnaiolo. Verne osserva con attenzione Wilson, e, sedendosi a tavola, continua a guardarlo con ostinazione. La disposizione della messa in scena è molto importante: quando Altar presenta Wilson un primo piano ne mostra pienamente il volto. Wilson è il solo dei presenti alla tavola sul quale si sofferma la macchina da presa, e il solo che Verne tiene ostinatamente d’occhio. Il mezzo con il quale vediamo Wilson e Verne che osserva Wilson è il tradizionale campo/controcampo (c/cc).
Lang ci mostra così la fallacia del più semplice e consumato modo di articolare uno sguardo fra due persone o un dialogo. Il découpage classico, lo sappiamo, fa del c/cc uno dei suoi principali strumenti. In Rancho Notorius ne possiamo notare la finzione. Non come farà in seguito Godard, che sottolineerà il vuoto, il montaggio che recide due inquadrature e le sottrae all’immagine: Lang evidenzia come la costruzione di un c/cc concentri tutta l’attenzione lungo il tracciato di una linea, che astrattamente si traccia tra due volti. La linea che congiunge Verne e Wilson è del tutto sbagliata. Questa linea, il segmento che è tracciato dal c/cc, è uno dei raccordi possibili, e, una volta articolato, ne esclude gli altri. Questo gioco di linea è forse il più diffuso e utilizzato tra cinema e televisione (si pensi agli innumerevoli c/cc nelle fiction, nei programmi televisivi, nelle telenovela).
In Rancho Notorius la fallacia del c/cc è data dal fatto che Verne si siede proprio accanto a Kinch, che si trova nella sua stessa inquadratura. Verne non perde di vista Wilson, si ostina a guardare in c/cc: la sua ostinazione è totale. Al punto che se ne accorge lo stesso Kinch, il quale nota il modo insistente con cui Verne osserva Wilson. Il vero osservatore, in questo gioco di sguardi, è Kinch. Lo si era visto già nella sequenza d’apertura. Infatti Kinch lo troveremo sempre in campo o affianco a Wilson o affianco a Verne.
L’ostinazione dello sguardo di Verne, la sua implacabile adesione al c/cc, è così commentata da Kinch: “guarda troppo fisso negli occhi”; e da Altar, rivolgendosi a Verne stesso: “usate troppo i vostri occhi”.
La disposizione si ripete durante la festa di Altar. Wilson racconta una sua avventura, Kinch è seduto dietro di lui, ma un po’ più in alto. Wilson ha di fronte Verne, il quale, in c/cc, si morde le dita e osserva con scrupolo Wilson. Di nuovo, Kinch se ne avvede e ne parla con Wilson.
Nel tiro a bersaglio, l’ostinazione dello sguardo di Verne mostra il suo secondo volto, il suo lato positivo: l’attenzione al dettaglio, la precisione. Verne diventa molto abile a sparare, è ostinato, ma preciso, mentre Kinch,anche lui attento, manca sempre il bersaglio. Ha ferito e non ucciso il suo compagno; tenterà di uccidere Verne, durante la rapina in banca, dopo averlo riconosciuto per il modo di salire a cavallo, ma sbaglierà il colpo. Di lui, infatti, Altar aveva detto: “ha un debole per l’oro; prima se lo procurava sparando, ora barando al gioco”.
Nella scena finale, i banditi sono decisi a eliminare Altar, perché ha rivelato a Verne il nome di chi le aveva dato la spilla, e Frenchy, perché difende Altar. Un fucile, nascosto dietro una finestrella, è puntato alle loro a spalle. Verne irrompe da qui, mettendo fuori gioco Wilson. Ritorna la sua ostinazione per il c/cc: Verne mira a Kinch, è lui che vuole, non gli altri. Mentre Wilson, liberatosi della corda che gli teneva legate le mani, recupera la traiettoria con il fucile, Kinch estrae la pistola. A ucciderlo, però, è Frenchy, non Verne. Questi, infatti, guardava verso l’altro bandito, che, vedendo Wilson muovere il fucile, cercava di prendere tempo. Verne, costruendo una linea tra lui e questo bandito, non vede Kinch, il quale, ancora una volta, non riesce a uccidere il suo avversario.
Il c/cc è un modello astratto, che richiede totale chiusura: infatti a uccidere Wilson, che riesce a sparare colpendo Altar, è proprio Verne.
Rancho Notorius, dunque, pone due problemi: innanzitutto un’interrogazione sul vedere, come si è visto con il triangolo Verne-Wilson-Kinch; in secondo luogo una critica del c/cc e della sua linearità ostinata, che provoca la perdita delle altre possibili traiettorie, di altri possibili raccordi.

Nella semiotica del western, il duello è il correlato sul piano del contenuto del c/cc. In questo senso, il film propone una critica e una decostruzione del duello. Lo si vede nella scena finale e in una precedente, quando Verne, venuto a sapere che è Kinch l’assassino della sua donna, invita questi a una sfida con le pistole. Il rifiuto di Kinch provoca una serie di reazioni di Verne, il quale cerca altri stratagemmi per un duello alla pari. Non ci sarà duello tra Verne e Kinch, ma, al più, tra Verne e Wilson. Anche la sparatoria finale si conclude con la resa dei banditi e la morte del solo Kinch, ucciso da Frenchy prima che la sparatoria cominciasse.

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