IL CINEMA DI FRITZ LANG E L’INTERROGAZIONE SUL VEDERE. 2

I film di Fritz Lang possono essere visti come vere e proprie messe in scena del problema dello sguardo al cinema. Una riflessione analitica su alcuni di questi film, svolta in modo sparso e per singoli testi, ci permetterà di considerare il modo in cui si articola questa interrogazione sul vedere.

Duello mortale: l’uomo (e la storia) nel mirino.

Sequenza di apertura di Duello mortale (Man hunt, 1941). “In un luogo imprecisato in Germania, poco prima della guerra”. Carrellata in avanti, ad altezza d’uomo, lento rumore di passi. La macchina da presa (mdp) punta in basso a sinistra, sul terreno, proseguendo in avanti; scorge una prima orma, poi un’altra.
Tendina verso sinistra. Carrellata laterale, piano americano su un uomo che cammina verso destra. Ha con sé un fucile. Sente o vede qualcosa, si nasconde dietro un albero, guarda verso destra.
Un soldato tedesco, probabilmente una sentinella, in campo totale e figura intera, guarda verso sinistra.
L’uomo col fucile esce dal nascondiglio. Piano lungo: un dirupo che dà su un burrone, visto dalla sponda opposta; l’uomo esce dalla folta vegetazione e va ad appollaiarsi tra delle piante. Guarda in avanti, estrae un binocolo, sembra soddisfatto; poi prende il fucile, applica il mirino e guarda di nuovo in avanti. Nel mirino vede Hitler.
L’uomo, con calma, preme il grilletto: il fucile non è carico. Ride, fa un cenno di saluto, sta per alzarsi, ci ripensa, inserisce una pallottola, guarda di nuovo nel mirino, sta per premere il grilletto… la sentinella tedesca gli salta addosso nell’istante in cui parte il colpo.
Il film esce nelle sale americane quando la guerra è in corso da circa due anni e i nazisti sembrano imbattibili. Riassumendo e semplificando, si direbbe che con questa sequenza Fritz Lang giochi, o si prenda gioco, del nazismo e della storia. Viene subito in mente l’episodio del 1933, l’incontro tra Lang e Goebbels. Duello mortale può essere interpretato come la rivincita di Lang su Hitler e il nazismo.
Uno spettatore del 1941, dinnanzi a un inizio simile, rimarrebbe a bocca aperta sia nel vedere Hitler nel mirino (soprattutto se lo spettatore è un esule tedesco) sia nel vedere un grilletto premuto per gioco. Il gioco, del resto, è confermato dalla scena seguente, il dialogo tra Quive Smith e il colonnello Alan Thorndike, tutto impostato sulla questione della “caccia” e della “preda da stanare”, completamente delirante dato che siamo “poco prima della guerra” nel film e nelle sale è il 1941. Del tutto folle e delirante è il modo in cui si comporta Thorndike: piuttosto che fuggire, sembra godersi quest’avventura; alla fine, ormai in trappola, si rifugia in una sorta di grotta, confermando la teoria della “preda da stanare”. In seguito, scoppiata la guerra, va in missione aerea su Berlino e, in piena autonomia, si lancia col paracadute, pronto questa volta a trovare e uccidere la preda.
Che senso tutto ciò nel 1941? Cos’è Duello mortale? È solo un atipico film di spionaggio?
Rivediamo la sequenza iniziale. Thorndike osserva Hitler col binocolo, ma noi non vediamo che cosa sta vedendo. Solo quando utilizza il mirino del fucile, possiamo riconoscere in Hitler il suo bersaglio. Filmare Hitler col mirino del fucile significa due cose: sfidare Hitler e il nazismo con un fucile di precisione, un dito e un occhio – l’occhio che stana la preda, l’occhio del cinema che mira, punta su Hitler. Il colpo non parte, Thorndike voleva prendersi gioco di Hitler: la sfida del film è anche la sfida al modo di filmare Hitler e il nazismo come era stato fatto con Il trionfo della volontà e con Olympia (lo stesso problema di Moloch di Sokurov, che tuttavia perviene a risultati differenti). Forse Thorndike ci ripensa, forse ora vuole sparare davvero: il cinema si prende gioco della storia.
È facile notare come questa sfida non abbia nulla a che fare con quella, del tutto personale, di Chaplin/Charlot de Il grande dittatore. In quest’ultimo caso il duello avviene su ben altri piani semiotici, quello della mimica e della parola. Il film di Chaplin è una pantomima che si conclude con un teorematico e ossimorico finale, di Chaplin-Charlot-Hinkel per la pace nel mondo. Il problema, in questo caso, è nettamente quello di “occupare il posto di” e riprendersi il podio. Si passa, per così dire, dallo scontro retorico dell’actio a quello dell’inventio.
In Duello mortale la sfida è del tutto asimmetrica e giocata sull’apparizione di Hitler nel mirino. Il gioco-cinema si percepisce e ostenta la sua superiorità, o meglio il suo dinamismo, sulla storia. Quando alla fine Thorndike si lancia su Berlino, non è “dall’alto” che il gioco riprende, ma è la leggerezza dell’aria contro la pesantezza dei cingolati, dei cannoni, delle bombe sganciate dagli aerei tedeschi su Londra. Un fucile di precisione – si direbbe – contro un sistema di guerra.

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