ISRAELE E PALESTINA: MAGGIORANZA E MINORANZA SECONDO APPADURAI

“La risposta d’Israele è certamente sproporzionata”: le opinioni di molti intellettuali “illuminati”, israeliani e occidentali (vedi intervista a Yehoshua sull’Unità del 4 gennaio; vedi dichiarazioni Amos Oz, vedi Il tradimento degli intellettuali di Paolo Barnard http://www. paolobarnard.info/ intervento_mostra_go.php?id=86%C2%A0), si limitano a questa frase. Ma come pensare questa “risposta sproporzionata”, al di là della sua constatazione e al fianco di chi la contesta? Si tratta di una reazione dettata dalle circostanze (per es. le elezioni in Israele) o con un movente politico (l’eliminazione di Hamas, quindi in direzione della politica come “prosecuzione della guerra”)? Ed è possibile interpretarla in modo radicale?

appadurai, sicuri da morire

In Sicuri da morire, Arjun Appadurai scrive: “dal punto di vista storico – le minoranze non nascono spontaneamente, ma vengono prodotte (…) spesso opera di élites statali o capi politici (…) in quanto minoranze contro cui diviene possibile rivolgere campagne denigratorie che conducono ad attacchi etnocidi (…) è la violenza, soprattutto quella di stampo nazionale, che ha bisogno delle minoranze. E questa produzione di minoranze richiede l’evocazione di alcune storie e l’occultamento di altre (…)”.

Maggioranza e minoranza sono un prodotto storico, in particolare delle “idee di numero, rappresentanza e diritto di voto nelle aree influenzate dalle rivoluzioni democratiche del XVIII secolo, comprese le zone satellite del mondo coloniale”. È l’altra faccia del sistema illuminista: da un lato le minoranze sono riconosciute come tali, con le loro specificità etniche, culturali, identitarie, secondo i tratti di minorità che le caratterizza rispetto all’etnia, alla cultura, all’identità dominante: “abbiamo bisogno di gruppi minori etnici entro i nostri spazi nazionali, se non altro per pulire le nostre latrine e combattere le nostre guerre”. Dall’altro lato la minoranza funge da capro espiatorio dell’incompletezza del progetto nazionale, ovvero dell’impossibilità di costituire una sovranità nazionale etnica dello Stato-nazione.

Secondo Appadurai, si possono delineare due tipologie storiche di rapporto che la maggioranza instaura con la minoranza. La prima è definita “ansia di incertezza”: la maggioranza percepisce il proprio corpo sociale come minacciato da un corpo ambiguo, o corpo del sospetto, che minaccia l’identità maggioritaria, la netta separazione “noi VS loro”, con flussi migratori e commistioni. L’incertezza alimenta contrapposizioni e conflitti, pratiche di violenza che favoriscono questa illusione di un’identità unica della maggioranza. La seconda è definita “ansia di incompletezza”, e si profila quando la maggioranza vede la possibilità di una “prospettiva illusoria di una totalità nazionale incontaminata”, che spinge a forme violente per la neutralizzazione della minoranza.

Nell’epoca contemporanea della “tarda globalizzazione” la maggioranza non mira alla neutralizzazione della minoranza, ma a mantenere viva questa dialettica, di cui si nutre la stessa illusione di un’identità maggioritaria. Si tratta di costruire il nemico per combatterlo, con il fine ultimo e marginale di eliminarlo, ma con il fine immediato e concreto di umiliarlo.

gaza

Dalla confusione fra un'”ansia di incertezza” e un'”ansia di incompletezza”, dall’elevata intensità di entrambe, scaturisce un surplus di violenza contro il corpo fisico contro la dignità spirituale della vittima: la maggioranza si sente tale quando la minoranza si percepisce come schiacciata, annientata, sconfitta. Per raggiungere questo obiettivo, massacra o violenta letteralmente la minoranza, ostentando tutta la sua spettacolare potenza. Ma perché la maggioranza si dichiari tale, la minoranza deve dichiarare la propria sconfitta, la resa incondizionata.

Le minoranze non vengono mai veramente eliminate. La maggioranza ha bisogno di loro, deve costruirsi un nemico, per poter essere e sentirsi tale. Di conseguenza, i membri di tale maggioranza, in quanto si sentono tali, vivono nella frustrazione di non poter mai diventare pienamente maggioranza, cioè vivono nell’incertezza della loro promiscuità con l’altro e nell’incompletezza della loro forza identitaria. In una parola: vivono nell’insicurezza. Ed è affrontando questa insicurezza che lo Stato-nazione cerca di ricostruirsi e consolidarsi: ma poiché tale insicurezza è generata dallo Stato stesso, e dalla maggioranza che tende a identificarsi con esso, non solo non sarà mai possibile risolvere tale insicurezza, ma ogni politica di Stato, pacifica o bellicosa che sia, non farà altro che recintare le esistenze dei membri stessi della maggioranza, per difenderle dalle minacce della minoranza.

Le riflessioni di Appadurai mandano in cortocircuito le conseguenze del pensiero liberale, di quello conservatore e della tarda-modernità, mostrandone la connessione teorica con le finalità peggiori possibili. È ciò che Adorno e Horkheimer avevano fatto con la Dialettica dell’Illuminismo, sebbene ora il problema è anche di capire come le politiche degli Stati-nazione si ripercuotano sulla maggioranza stessa. Inoltre, l’insicurezza e il risultato delle politiche della maggioranza non dipendono da questa, ma dalla potenza delle minoranze, dalla loro capacità di resistenza, di contrattacco, di sabotaggio, di guerriglia. È nelle minoranze il potere di neutralizzare ogni certezza e ogni volontà di potere della maggioranza.

resistenza

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