Anche l’arte contemporanea può essere divertente: i robot neopop di Kenjii Yanobe

Conan il ragazzo del futuro

Conan il ragazzo del futuro

L’accusa che più frequentemente viene fatta all’arte contemporanea è quella di essere un’arte difficile ed elitaria, lontana dai cosiddetti gusti del pubblico, o, più semplicemente “brutta e noiosa”. Tutte queste idee facili che confondono il gusto con l’abitudine e che rimangono legate a una concezione estetica superata da giusto cent’anni, ignorano del tutto il fatto che l’arte contemporanea possa essere davvero divertente. Anzi si potrebbe azzardare che è proprio il divertimento ciò che la contraddistingue. Divertimento inteso sia nel senso di un qualcosa che ci porta in una direzione diversa dal solito, lontano da quell’abitudine di cui sopra, e divertimento anche nel senso usuale, quello che in inglese diremmo funny. Certo quest’ultimo modo di concepire il divertimento nell’arte non deve essere generalizzato, ma, se l’arte contemporanea vuole innanzitutto essere stimolo intellettivo e sensoriale che coinvolga totalmente il fruitore (nel senso che comunque per la maggior parte si può dire che l’arte contemporanea è certamente un’arte concettuale), non per questo non può essere piacevole, anzi.

   Ma non volendo generalizzare passiamo al concreto. Kenji Yanobe è un artista giapponese nato a metà anni sessanta, ed è certamente l’esempio migliore di un tipo di arte che non solo è interattiva ma comprensibile e apprezzabile anche da un pubblico non esperto di arte contemporanea.

yanobe tanking machine

tanking machine

   Le opere di Yanobe sono opere  eccezionali che coinvolgono il fruitore sia perché come ho detto interattive, sia perché rimandano  alla cultura in cui totalmente siamo immersi quotidianamente. In Yanobe quella che volgarmente si chiama pop e quello che altrettanto volgarmente si chiama cultura alta si incontrano e davvero divertono  nei due sensi di cui ho detto.  

Yanobe raccoglie scarti, ferraglia, rifiuti e li rimonta (secondo uno dei filoni più importanti dell’arte del novecento da Schwitters a Tinguley) in robot dalle dimensioni giganti, robot che sembrano  usciti da un anime, robot da era post-nucleare. Ma i suoi robot non sono destinati a rimanere inerti o semplicemente a stupirci per la loro grandezza, sono fatti per essere agiti, manipolati da noi. È arte multimediale che in più –e non è questo un effetto secondario- rimanda a quell’universo pop o di massa in cui siamo (noi come Yanobe) cresciuti. 

 La prima opera di Yanobe si chiama Tanking Machine (1990) ed è un enorme robot-uovo che sembra uscito da un film di fantascienza. Al centro dell’uovo, all’altezza dalla pancia del robot (il cui viso è costituito da una maschera antigas) c’è un oblò da cui si vede cosa c’è all’interno della nostra macchina:un liquido blu. Ma l’interno non deve solo essere guardato:  deve essere vissuto. E infatti dentro la Tanking Machine ci si immerge in costume da bagno e si rimane a galleggiare in una soluzione fisiologica calda ed accogliente,  un ritorno nell’alveo materno, robotico però.  In tutti i lavori di questo artista la sensazione è quella di entrare  in parco divertimenti o in un videogame, o meglio, che il videogioco sia entrato nel mondo reale. Anche perché nella sua serie di opere Yanobe segue una linea che le collega tutte o meglio che le ambienta tutte in uno sfondo post-atomico che, ovviamente, fa parte della coscienza collettiva del Giappone: così come Conan, Godzilla, Ken Shiro anche i robot di Yanobe vivono in mondi che sono stati distrutti da una guerra nucleare.

Atom suit project

Atom suit project

   Nel 1997 Yanobe si esibisce in una performance abbastanza particolare. Innanzi tutto si riveste di materiale high-tech giallo molto acceso e un casco altrettanto giallo sormontato da un doppio corno che gli dà un aspetto da giocattolo e che rimanda nuovamente a un personaggio anime: l’Astroboy . La tuta supertecnologica è una tuta che protegge Yanobe dalle radiazioni perché la sua performance avviene a Chernobyl dove il post-atomico è la realtà. Yanobe va in giro per la città fantasma e raccoglie anche qui rottami, cerca tra le rovine oggetti a cui ridare vita e valore. Il modo in cui però Yanobe compie la sua performance è ancora una volta pop, ma non il pop freddo degli anni sessanta che rendeva icone distanti i prodotti di massa, ma un nuovo pop caldo, affettuoso, che accende i nostri ricordi infantili popolati di oggetti e figure di plastica molto kawaii , cioè carini, piacevoli, giocattolosi. Così la catastrofe nucleare può diventare gioco e i rottami metallici diventare nuovi robot. Da Chernobyl Yanobe raccatta una bambola: la farà diventare una dolcissima bambolona robotica in Viva Riva Project: Standa. Il cucciolo di robot sta seduto a guardarsi allo specchio ma non appena capta nell’aria onde radioattive è pronto a scattare in piedi per difenderci da una nuova catastrofe, sul muro di fronte al piccolo (si fa per dire) robot compare un sole sorridente che soffia bolle di sapone.

viva riva project

viva riva project

 

Per approfondimenti:

-F. Fabbri, Lo Zen e il Manga, Arte contemporanea Giapponese, Bruno Mondatori  2009;

-A. Gomaresca, La bambola e il Robottone. Culture pop nel Giappone Contemporaneo, Einaudi 2001;

-R. Barilli, Informale, cggetto, comportamento, Feltrinelli 2006

il sito internet di Kenjii Yanobe è: http://www.yanobe.com/works.html

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