Minzolini e il Tg1: analisi e critica del messaggio ideologico

minzolini

Il direttore del Tg1, Augusto Minzolini, detto anche il “Minchiolini” ha parlato, ovvero si è espresso, come lui sa, mediante “minzione”. È infatti intervenuto nell’edizione delle 20 di ieri (lunedì 22 giugno) per spiegare la linea editoriale del telegiornale, e del servizio pubblico, circa la faccenda “Berlusconi & papponi & gnocche” – dove Berlusconi gioca entrambi i ruoli, della gnocca e del pappone, oltre a quella dell’“utilizzatore finale”, epiteto escogitato da Ghedini.

Esordio (00:00 – 00:16).

Ad urne chiuse vorrei spiegare a voi telespettatori perché il Tg1, malgrado le polemiche…

L’esordio è già netto: Minchiolini ostenta l’equilibrio, il suo, quello del Tg1, quello del servizio pubblico. La spiegazione viene fatta “a urne chiuse”, quindi al riparo da polemiche politiche precedenti ballottaggi e referendum, mentre “le polemiche” si sono scatenate prima del secondo turno elettorale, con l’intento di svantaggiare una parte politica.

… ha assunto una posizione PRUDENTE…

Prudente”, ovvero “di chi esercita un saggio e previdente controllo nell’argomentare e soprattutto nel comportarsi” (Devoto-Oli). Ma i Minchiolini del Tg1 non hanno mai “argomentato” un bel nulla. Le accuse al Tg1 è stata quella di dare notizie in modo squilibrato: niente nomi, niente cronologia degli eventi, niente spiegazione del motivo dell’indagine, precedenza alla difesa di Berlusconi sui media prima della notizia (cfr. Sebastiano Messina, Tg, la macchina del silenzio, la Repubblica, 22 giugno 2009). Non, dunque, quella di non aver dato notizia, bensì quella di averla data in modo scorretto. All’accusa di “scorrettezza”, “incompetenza”, “impreparazione”, è possibile dare questa risposta “ho assunto un atteggiamento prudente”? Se vado in banca e dico a un impiegato che è un incompetente perché mi ha dato il modulo sbagliato o indicazioni inesatte, se vado da una banca e dico che è stato scorretto da parte loro non informarmi adeguatamente sul mutuo a tasso variabile, posso accettare come risposta “abbiamo assunto una posizione prudente”?

… sull’ultimo gossip, sull’ultimo pettegolezzo del momento…

Il Minchiolini trasforma indagini e accertamenti in corso in “gossip” e “pettegolezzi”, come se nella Procura di Bari fosse un parrucchiere.

… le famose cene, feste, chiamatele come vi pare, nelle dimore private di Silvio Berlusconi a Palazzo Grazioli o villa Certosa.

Si tratterrebbe di “festini”, non di “feste”, laddove il “festino”, per essere gentili, indica “convito, genrl. notturno, allietato da musiche e danze; anche, succulento banchetto” (Devoto-Oli). Immaginiamo che Bondi ricoprirebbe il ruolo del giullare, allietando con le sue poesiole le dame, o modelle, o escort, o “chiamatele come vi pare”. Per correttezza, nella definizione data dal dizionario non si fa riferimento ad altri usi, sui quali indaga la procura: tangenti, induzione alla prostituzione, uso di sostanze stupefacenti, ecc. Non a caso Messina ha notato che le notizie date dal Tg1 e dal Tg5 parlano in modo generale di “feste” e di “cene”, semplificando e naturalizzando l’evento.

Argomentazione (00:17-00:30)

Il motivo è semplice…

Non potevamo non dubitare che il motivo sarebbe stato “semplice”.

… dentro questa storia di piena di allusioni, testimoni più o meno attendibili, e rancori personali…

Il Minchia scava “dentro questa storia”, forse dotato di conoscenze ben più approfondite di una qualunque Procura o Guardia di Finanza, o forse appellandosi al sempre amato “buon senso”, che in questo caso è l’ostentata “prudenza” di cui sopra. La “storia”, e non il “fatto” o l’“evento”, così da segnalare che il caso è frutto di invenzioni di media e giornali, e non un qualcosa che è pure oggetto d’indagine. “Piena di allusioni, testimoni più o meno attendibili, o rancori personali”: alla faccia della prudenza! Questi sono giudizi belli e buoni su persone indagate o interrogate, o su giornalisti che hanno riportato la notizia. Che la procura debba interrogare anche la nostra Minchia pelata come persona informata sui fatti? Si noti che il Minchia, da buon giornalista, si dimentica di fare distinzioni tra chi è indagato, chi è stato interrogato, chi ha fatto delle rivelazioni (per es. rilasciando un’intervista), chi ha raccolto, documentato e commentato questi fatti.

… non c’è ancora una notizia certa…

Il Minchia sbandiera le sue ampie certezze epistemiche. Cosa intende con notizia certa? Forse che l’inchiesta sull’imprenditore Gianpaolo Tarantini per presunte tangenti, l’ipotesi del reato di “induzione alla prostituzione” non sono notizie certe? Ma il reato di “induzione alla prostituzione” è stato ipotizzato perché una persona – Patrizia D’Addario – ha rilasciato un’intervista che noi tutti conosciamo. Si potrebbe dare la prima notizia senza questa seconda? Forse non sono notizie certe? Il fatto che la D’Addario ha rilasciato un’intervista simile è una notizia certa. Se poi ha calunniato qualcuno, Berlusconi potrà denunciarla. O il Minchiolini, dopo aver trasformato la Procura di Bari in un parrucchiere, fa di se stesso un giudice? Del resto, ha già dato il suo parere circa tutte le persone coinvolte nella vicenda.

… né tantomeno un’ipotesi di reato che coinvolga il premier o i suoi collaboratori.

Allora, se non c’è un’ipotesi di reato simile, non si possono dare queste notizie? Si noti “il premier”: oltre al fatto che, dal punto di vista dell’ordinamento politico italiano, il Presidente del Consiglio non è affatto un premier, il Minzolo vuole qui presentare Berlusconi non come persona a conoscenza dei fatti, cavaliere o “chiamatelo come vi pare”, ma come colui che è stato eletto dal popolo e che rappresenta l’Italia e gli italiani. Il Minzolo sbandiererà questa allusione poco più avanti. Infine, il Tg1 avrebbe potuto dare le notizie certe (di cui ho detto sopra) aggiungendo una notizia che non è ancora certa, ovvero: non c’è, per ora, un’ipotesi di reato commesso da parte di Berlusconi. Il Minzolo ci tiene a ricordare che “un’ipotesi di reato”, quando si tratta di Berlusconi, non “è commesso”, ma si limita a “coinvolgere” “il premier”. E chi sono, poi, questi collaboratori? Il Minchiolo sfodera l’arma preferita del Tg1: “non nominare mai persona alcuna”. Vecchio trucco politico di comunicare “messaggi cifrati”, che gli spettatori non possono capire (e si chiederanno: “ma chi sarebbero questi collaboratori?”), ma che possono ben comprendere “il premier o i suoi collaboratori”: il Minchiolo ha dato l’assoluzione a tutti con un piccolo e impercettibile coup de parole.

Confutazione (00:31-00:41).

Accade che semplici ipotesi investigative e chiacchiericci…

Le indagini diventano “ipotesi investigative”, “semplici”, del resto, poiché il Menzolo si è forse preso la briga di vestire i panni del procuratore o del commissario. Di nuovo il nostro nobile giornalista non distingue tra “fatti” e “commenti”, e mette sullo stesso piano le indagini e i commenti, denigrati al rango di “chiacchiericci”: il fatto che viene così presentato è algebrico

à Ipotesi investigative + Chiacchiericci – Notizie certe = Gossip

Il Menzolo, lo sappiamo, è un degno erede di parecchia filosofia e scienza del 900.

… si trasformino in notizie da prima pagina…

La confutazione assume le sembianze dello smascheramento, laddove non è stato dato a ciò che “si trasforma” in “notizia da prima pagina” lo statuto della “notizia”. Il Menzolo avrà consultato dei libri, forse gli otto che vediamo dietro di lui, dal titolo “Che cos’è una notizia?”.

… nella realtà virtuale dei media…

In cui si trova lo stesso Minzolo, che potrebbe essere altrettanto accusato della seguente negazione

à Indagini + Articoli di giornali nazionali e stranieri + Notizie certe e indecidibili = Gossip per il Tg1

… o per strumentalizzazioni politiche…

Motivazione che non poteva mancare.

… o, piuttosto, per interessi economici.

Il Minchiola diventa oscuro quasi quanto un alchimista: ma di quali interessi economici sta parlando? Siamo di nuovo nel “campo cifrato”. Forse allude a Debenedetti e al gruppo “L’Espresso”. Allora il Minchiola assume la stessa posizione de il Giornale e di Libero! Poiché anche il Corriere della Sera e altri quotidiani danno quelle notizie, il Minzione rivela così la sua appartenenza a un’amata Casa e Famiglia.

Controesempio (00:41-00:52).

È avvenuto in passato, come ricorderete, quando si tentò di colpire il Presidente di Consiglio di allora, Romano Prodi, strumentalizzando la foto che ritraeva un suo collaboratore in una situazione definita SCABROSA.

Geniale scelta politically correct, che sarà stata sicuramente molto apprezzata dagli opinionisti, alla Paolo Mieli, Pierluigi Battista o Stefano Folli, amanti delle dicotomie perfette e dell’equilibrio. Il Menzione si dimentica però di rispondere una domanda: in quel caso lì, la notizia era certa o meno? E poi si trattava di un collaboratore, Sircana (ma il Minzio non fa mai i nomi, come è d’uopo il Tg1), non del Presidente del Consiglio in persona. La foto era stata scattata senza che il soggetto fotografato lo sapesse, e questi è stato pure ricattato da Fabrizio Corona – che spesso va in tv su canali Mediaset – in una vicenda che ha coinvolto anche Lele Mora – persona di cui si è fatto il nome nelle indagini in corso presso la Procura di Bari. Mi pare che il paragone sia perfettamente errato, dato che Berlusconi non è il collaboratore e non è stato ricattato.

Difesa (00:53-01:14).

È accaduto più volte in queste settimane…

Certamente non ciò che è accaduto al collaboratore di Prodi.

… in cui è stata messa sotto i riflettori la vita privata del premier…

Come già hanno replicato in molti: “Berlusconi è stato il primo a fare della sua vita privata una cosa pubblica”. Ci siamo già dimenticati il mitico opuscolo “Una storia italiana” distribuito a tutti gli italiani, con la biografia di Berlusconi? Ma si leggano qui le vecchie posizioni del Minzolo.

… in nome di un improvviso moralismo. Abbiamo visto addirittura celebri mangiapreti vestire i panni di novelli Savonarola…

Menzolo, vuoi fare i nomi? Lo sappiamo tutti che ti riferisci a Scalfari! Del resto è stato il principale bersaglio dei controattacchi dei giornali di Berlusconi. Ma mi pare che il “messaggio cifrato” sia proprio un tic, oltre che una vigliaccata per timore di denunce.

… Queste strumentalizzazioni, questi processi mediatici, non hanno nulla a che vedere con l’informazione del servizio pubblico.

Eccolo qua, di nuovo il nostro amato giornalista confonde il “fatto” con il “commento”. Ma bisogna proprio tirarlo per le orecchie l’imbelle: come ha fatto ad arrivare alla direzione del Tg1 uno che non sa distinguere il “fatto” dal “commento”, uno che parla di “notizie certe” a casaccio? Inoltre se i “processi mediatici non hanno nulla che vedere con l’informazione del servizio pubblico”, allora dovrebbero finirla anche con i processi mediatici contro il povero Marcello Lippi: perché lui sì e Berlusconi no?

Appello (01:15-01:25).

Nella settimana in cui gli Stati Uniti hanno deciso le nuove regole per proteggere il risparmio nel mondo…

Notizia da vero professionista! Primo: cosa c’entra con Berlusconi? Secondo: che cosa vuol dire questa cosa? Terzo: “il risparmio nel mondo” è un po’ vago. Il nostro Mestolo cerca di comparare i “chiacchiericci” a queste vere notizie. Ma se il Tg1 dà notizie in questo modo qui, allora preferisco i chiacchiericci, che sono ben più dettagliati.

… mentre esplodeva il caso Iran…

Il “caso” starebbe per brogli elettorali, proteste in strada, repressione, accuse alla Gran Bretagna di fomentare la rivolta? O a tutto ciò? Il Manzolo proprio non ce la fa ad essere un po’ più preciso. Deformazione di chi fa una professione compiendola come una “minzione”: Manzolini piscia letteralmente cose avulse, come se si trattasse di “fatti di rilevanza mondiale”. Si noti che queste cose riguardano l’estero, ovviamente, non l’Italia.

… alla vigilia del G8…

Ecco qua il motivo del “premier” di poco prima: Berlusconi è il rappresentante dell’Italia e degli italiani, non è un cittadino come gli altri perché li rappresenta tutti. La “realtà virtuale dei media” ha dato alla testicola del nostro Minchione. “Non si danno notizie non certe se queste riguardano il premier!”. A parte che le notizie sono certe, poi perché non le si deve dare? Non credo che tutto il mondo pensi che, se il Tg1 e il Manzolo la pensano in questo modo, allora Berlusconi è una persona integerrima. Ma se la stampa estera ha informato e continua a informare sulle beghe berlusconiane, chi si crede di essere il nostro Mastino? Semplice: il portavoce dell’avvocato e del portavoce di Berlusconi. Dietro la telecamera ci sono Ghedini e Bonaiuti.

… sarebbe stato incomprensibile privilegiare polemiche sul gossip nazionale…

Non dovevi “privilegiare” nulla ma solo informare sulle notizie che ci sono. Il “gossip” si è generato proprio a partire dal fatto che il Tg1, e gli altri telegiornali, hanno dato la notizia in malo modo. Menzola: sei stato tu a scatenare il “gossip”! Perché non riesci a distinguere i “fatti” dai “commenti”? Orsù, fai uno sforzo, non è difficile.

… solo per scimmiottare qualche quotidiano o rotocalco.

Ma non dovevi “scimmiottare” nessuno, imbelle, dovevi solo dare delle notizie! Non sei capace di dare notizie?

Non ci rimane che concludere qui questa analisi e critica del messaggio ideologico. Non serve ricordare che questo intervento video segnala un’idea di servizio pubblico abbastanza preoccupante. Ci basta aver dimostrato quanto il Menzolini sia incompetente, incapace, impreparato, poco professionale, non solo come direttore ma innanzitutto come giornalista. Consiglierei all’imbelle di cambiare mestiere, magari di andare a fare il portavoce di Berlusconi, che ad essere più bravi delle quattro idiozie che spara Bonaiuti non ci vuole molto. Ma sono certo che lui mi risponderebbe: “ho assunto una posizione prudente”!

berlusconi

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5 Responses to Minzolini e il Tg1: analisi e critica del messaggio ideologico

  1. Massimo ha detto:

    Analisi veramente perfetta ed impeccabile del modo deformante con cui il Minchiolini sta assolvendo al compito assegnatogli dopo tanta gavetta di “slinguamento”.
    D’altronde non dobbiamo stupirci più di tanto: il Minziolini sta solo eseguendo la controprestazione per ringraziare chi lo ha promosso a quel ruolo: l’adulazione e la deformazione delle notizie senza vergogna.

  2. Massimo ha detto:

    A questo punto un interrogativo si fa pressante ed indifferibile: perchè continuare a pagare il canone Rai per ricevere questa “informazione”?
    Se prima avevo qualche dubbio sul fatto di non pagarlo più, ora il Minchiolini me lo ha fatto passare completamente.
    Grazie Minziolini, almeno in questo sei stato grande.

  3. Massimo ha detto:

    Bel blog, complimenti, ma una critica ve la devo fare: nel tratteggiare la figura di un certo critico di sinistra prendete di mira Giulietto Chiesa e la sua visione complottista della realtà: purtroppo i complotti o comunque gli accordi per determinare gli eventi storici e politici sono una realtà e scherzarci sopra non mi sembra da osservatori acuti quali siete.

    Massimo

  4. Kriminal ha detto:

    Ti ringraziamo vivamente per i complimenti e per la lettura attenta. Riguardo alla questione “complotto”: d’accordo, quelli che tu chiami complotti esistono, ma noi li chiamiamo accordi, mosse strategiche, progetti, piani, ecc.
    I complotti che abbiamo inteso criticare sono quelle costruzioni ideali sulla carta, o magari con le carte: come nel film Segreti di Stato di Paolo Benvenuti, in cui c’è una bella scena in cui il protagonista ricostruisce il complotto intorno alla vicenda di Salvatore Giuliano con delle carte da gioco e un colpo di vento le spazza via. Tento qui una rapida distinzione.
    Da un lato ci sono i piani militari, come quelli che hanno determinato la repressione della Comune di Parigi, o i piani di Stato, come quelli contro il movimento del Settantasette, o il patto tra forze dell’ordine e governo durante il G8 di Genova. A noi interessano questi “complotti”, che, appunto, non sono complotti, ma mosse strategiche in una situazione di conflitto sociale. E in quanto tali sono riconoscibili.
    Altra cosa sono il complotto dell’11 settembre, o la Trilaterale, o quando Giulietto Chiesa paventava un accerchiamento della Cina da parte del governo Bush: questa è fantapolitica, costruzione di mondi possibili, semiosi illimitata, ecc.
    Un’altro argomento che potremmo avanzare è il seguente: “cosa ha portato l’attenzione smisurata negli ultimi anni su P2, Brigate Rosse, tentati colpi di stato, strategie della tensione, ecc.?”. A nostro avviso, ha aumentato la distanza tra il nostro tempo e il periodo 1962-1979 (1962: piazza dello Statuto, ma avremmo potuto cominciare dal 1959: nascita dei Quaderni Rossi; 1979: 7 aprile, arresti ingiustificati contro esponenti dell’Autonomia). Di questo periodo cosa sappiamo, oltre ai complotti e ai giudizi di valore? Cosa conosciamo delle lotte sociali? Cosa sappiamo dei numerosi eventi che sono accaduti in quel periodo? Quasi nulla, eccetto un’ingiustificata e falsa assimilazione di tutta l’Autonomia alle Brigate Rosse. (Non a caso certi, in occasione dei trent’anni degli arresti del 7 aprile del 1979 quasi tutti i giornali, e l’ex-magistrato Calogero, hanno difeso il “teorema-Calogero” come valido! – quando in effetti si trattava di un castello di carta)
    Ti ringrazio per aver segnalato questo punto: magari è un auspicio per “smontare” certi termini – e lo smontaggio è una delle pratiche preferite dei marxisti-mandrakisti.
    Avrei potuto sintetizzare tutto ciò dicendo: “abbiamo scritto così perché siamo materialisti” – che in fondo è quello che ora ho cercato di dire.
    Grazie di nuovo e a presto.

  5. Capannelle ha detto:

    Kriminal, purtroppo, dopo un’ora di scrittura, perde lucidità. Lo conosciamo bene per questo!
    Vorrei pertanto sottolineare l’importanza di questo passo: “…celebri mangiapreti vestire i panni di novelli Savonarola…”: il “mangiapreti”, cioè l’anticlericale accanito, veste i panni di “novello Savonarola”, cioè di castigatore di costumi e custode della moralità (“improvviso moralismo”). Infatti, dopo, il Minzolini (o Minchiolini) parla di “strumentalizzazioni” e di “processi mediatici”, cioè di distorsione dei fatti e/o eventi, e di processi, nel senso giuridico del termine.

    Ciò non cambia nulla nell’analisi. Ma è interessante notare che il discorso di Minzolini è tutt’altro che lineare: vi si trovano buche (“non c’è ancora una notizia certa”), spirali (“interessi economici”), chicane (i “mangiapreti”), linee spezzate (“le famose cene, feste”).

    Sarebbe necessaria un’analisi di medio periodo degli editoriali di opinionisti sui quotidiani, magari concentrandosi su quelli che parlano di un medesimo evento, per smontare i loro testi, dato che gli opinionisti passano per degli arbitri neutrali o portatori di opinioni pubbliche, in ogni caso “a partire dai fatti”. Come nel caso di Eluana Englaro, potrebbero emergere dati interessanti.

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