Splendori e miserie di un editorialista. Piccola distruzione dell’editoriale La politica cancellata, di Ernesto Galli della Loggia.

All’allettante proposta di vedere come funzionano gli editoriali, ecco l’editoriale di oggi (25 giugno 2009) di Galli della Loggia su caso “Berlusconi & gnocche”.

Galli della Loggia, vistosamente provato dalle fatiche del suo recente editoriale

Galli della Loggia, vistosamente provato dalle fatiche del suo recente editoriale

EDITORIALE

Le accuse che si rovesciano in questi giorni sul presidente del Consiglio,

(cosa si intende con “le accuse”? Indagini della Procura? Le 10 domande di Repubblica? Gli articoli della stampa estera? Gli articoli di Repubblica? Il Gallo non è fin da subito chiaro. Aggiunge: “che si rovesciano”: mi pare che Berlusconi, nervosismo a parte, si stia difendendo. Il rovesciarsi delle accuse fa apparire la figura dell’accusato, Berlusconi, come una vittima indifesa. Mi pare che il Giornale lo stia difendendo con altrettanta violenza)

le si condivida più o meno, sono la riprova definitiva del grado estremo di personalizzazione che la politica ha raggiunto oggi in Italia:

(la personalizzazione mi pare essere fenomeno legato soprattutto a Berlusconi. Ricordo, di nuovo, il celebre opuscolo “Una storia italiana”)

una riprova che, alquanto paradossalmente, stanno offrendo proprio coloro che fino a ieri additavano la suddetta personalizzazione come sbagliatissima e assolutamente da evitare.

(Galli della Loggia sostiene:

–         “qualcuno ritiene sbagliata e assolutamente da evitare la personalizzazione politica. Ma qualcuno lanciano accuse contro Berlusconi; tali accuse sono l’esempio massimo della personalizzazione della politica. Ma la personalizzazione della politica è ritenuta cosa sbagliata e da evitare. Ne segue che, chi ritiene che ciò sia sbagliato, ma lancia accuse contro Berlusconi, cade nel paradosso di fare ciò che non ritiene giusto fare”.

Consideriamo valida la premessa “qualcuno ritiene sbagliata e assolutamente da evitare la personalizzazione politica”. Si dia il caso in cui qualcuno lancia accuse contro Berlusconi. Ma Berlusconi è il “grado estremo di personalizzazione della politica”, come abbiamo ricordato sopra (risultato precedente dato per acquisito e dunque valido come premessa). Dunque “qualcuno lancia accuse contro Berlusconi” equivale a “qualcuno lancia accuse contro il grado estremo di personalizzazione della politica”. Ma “la personalizzazione della politica è ritenuta cosa sbagliata e da evitare”. Non ne segue alcun paradosso.

Credo che, per contraddirmi, Galli della Loggia debba sostenere falsa la premessa che ho dato per acquisito: “Berlusconi è l’esempio massimo di personalizzazione della politica”. Mi pare un compito abbastanza arduo.

Se comunque Galli della Loggia volesse sostenere questa accusa, allora contrattaccherei dicendo che: dato la situazione storico-sociale in cui questa affermazione risulta valida, Galli della Loggia sta cancellando una delle premesse. Occultare una delle premesse probabili è una mossa ideologica. Oltre a questa operazione, l’argomentazione di Galli della Loggia ne compie un’altra: una commutazione del soggetto di “X è esempio massimo di personalizzazione della politica”. Io sostengo “X = Berlusconi”; Galli della Loggia sostiene “X = accuse contro Berlusconi”. Mi pare che, cambiando il soggetto, Galli della Loggia cada in errore e costruisca una proposizione falsa).

Non tenevano conto però che la personalizzazione è un fenomeno inerente alla leadership:

(il che sembra compatibile con la premessa acquisita che ho utilizzato per dimostrare che non c’è alcun paradosso nella posizione di chi lancia accuse contro Berlusconi. Galli della Loggia usa questo argomento contro coloro che lanciano accuse contro Berlusconi? Mi pare una mossa errata).

tanto più questa è autorevole e forte tanto più s’identifica inevitabilmente con la persona di chi l’esercita.

(dunque la personalizzazione riguarda tutta la persona. Quindi tutta la persona è “soggetto pubblico e politico”. Di nuovo, non c’è alcun paradosso nella posizione di chi lancia accuse contro Berlusconi. Anzi, pare averne tutte le ragioni di questo mondo!).

Né tenevano conto del fatto che i regimi democratici, proprio per il pluralismo che caratterizza le loro società, hanno quanto mai bisogno di una leadership forte e unificatrice.

(questo “quanto mai bisogno” dimostra che Galli della Loggia ha assunto una posizione conservatrice. Questa affermazione è sempre vera? Un’argomentazione contraria richiederebbe troppo spazio. Mi basta aver lasciato in sospeso questo punto per sottolineare cosa passa sotto un discorso apparentemente equilibrato di un “arbitro”, quale vorrebbe qualificarsi un opinionista).

Ma è anche vero che le accuse che ogni giorno riempiono i nostri quotidiani, con grande attenzione alla vita privata di Berlusconi, testimoniano di un livello di personalizzazione che dire estremo è poco.

(Ciò ripete quanto detto sopra. Questo ragionamento è falso).

A questo proposito è stato osservato giustamente

(Da chi “è stato osservato giustamente”? Occultare il soggetto di un verbo che si riferisce a un’azione passata = oggettivare tale azione).

che anche in altri Paesi europei o negli Usa i vertici del potere (Kennedy e Mitterrand, per fare solo due esempi) sono stati coinvolti ripetutamente in storie scabrose di sesso dense di particolari piccanti,

(Caso esemplare di chi, criticando qualcosa anche per una ragione morale, si attarda in parole o immagini allusive, quasi ne fosse affascinato).

ma in nessun caso però i rispettivi media se ne sono occupati più di tanto, anzi quasi sempre non se ne sono occupati per nulla.

(Obiezione: e il caso Clinton – Lewinski? Altra obiezione: e il privato dei politici italiani indagati ai tempi di Tangentopoli? Senza quello scavare nel privato, si sarebbero avuti pochi dati per le accuse).

Sui gusti e le frequentazioni sessuali delle leadership la regola è stata dappertutto una sostanziale cortina di silenzio.

(Obiezione: premessa data per acquisita: “Berlusconi è l’esempio massimo di personalizzazione della politica”. Poiché lui ha per primo sbandierato pubblicamente il suo privato, è chiaro che ne deve rendere conto. Ma allora viene da chiedersi: “cosa intende Galli della Loggia con personalizzazione?”. L’uso che fa di questo termini è ben poco chiaro. Forse vuol dire solo una leadership forte? Ma una “leadership forte” non vuol dire “personalizzazione”, altrimenti si confonde un termine proprio di un’accezione giuridico-politica con un termine che circola nell’opinione pubblica e che viene utilizzato in accezione politico-comunicativa. Di solito personalizzazione va insieme a spettacolarizzazione. Leadership forte è ben altra cosa. Galli della Loggia, dunque, non solo occulta una premessa nel suo ragionamento, ma procede con argomentazioni poco chiare, distorcenti e sciatte).

Il fatto che in Italia non sia così, anzi sia l’opposto, potrebbe naturalmente voler dire che l’informazione italiana è assai più libera di quella straniera, ovvero, forse, può voler dire che in Italia la personalizzazione di cui si diceva ha raggiunto livelli realmente patologici.

(La prima conclusione è del tutto arbitraria. La seconda è del tutto incomprensibile, specie per l’“ovvero” che la introduce. Semplicemente: la prima conclusione è sbagliata, la seconda non si capisce affatto cosa voglia dare a intendere).

È questa l’ipotesi più plausibile.

(Non è affatto vero, anche perché non si tratterrebbe nemmeno di un’ipotesi. Oppure, se è un’ipotesi, è un’ipotesi rispetto a che cosa?).

Ma bisogna allora domandarsi perché.

(NO! Ti devi domandare: “Che diamine sto scrivendo?”).

A me sembra che ciò dipenda dal fatto che in pochi altri Paesi occidentali c’è stato come in Italia una così massiccia cancellazione della politica nel senso che normalmente si dà a questa parola.

(Di quale senso sta parlando? Ce lo spiega subito dopo).

Idee, programmi, procedure di selezione, organi collettivi di dibattito e di direzione, tutto, a destra come al centro e a sinistra, è stato vanificato o ha provveduto spontaneamente e letteralmente a evaporare.

(Vada per le idee e per i programmi, anche se dubito che la gente scelga chi votare in base ai programmi, a meno che non si voglia fare di tutti gli elettori dei “soggetti razionali che organizzano le loro azioni in base all’utilità che ne può risultare”, presupposto davvero astratto. Ma cosa sono le “procedure di selezione”? Forse le elezioni interne ai partiti? E cosa sono gli “organi collettivi di dibattito e di direzione”? Esistono “organi collettivi di dibattito” che sono anche “organi collettivi di direzione”? Se sì, cosa vuole dire ciò? E cosa vogliono dire le due espressioni prese separatamente? Questo “senso che normalmente si dà” alla parola politica è tutt’altro che normale e chiaro. E poi: cosa vuol dire “è stato vanificato”? In rapporto a che cosa, dato che qui il soggetto non esiste? E cos’è questo “tutto” che “ha provveduto spontaneamente e letteralmente a evaporare”? Che caspita sta dicendo? L’azione di provvedere presuppone un movente o un’intenzione pregressa. Allora, quale sarebbe questa intenzione? E come può un’intenzione di provvedere all’evaporazione di un “tutto”, simultaneamente, “essere vanificato”?Infine: tutto ciò non sembra più essere vicino a un’idea di politica come “amministrazione” che di politica come “cosa pubblica”?).

Esauritesi le culture e i partiti politici che risalivano al Cln e alle vicende «alte» della storia nazionale

(Queste “alte” fa capire che ora siamo in “basso”. Cioè prima c’erano gli “alti” e ora ci sono i “bassi”. Ma quali sono queste vicende “alte”? Non si capisce affatto).

(ciò che in Europa non è accaduto da alcun’altra parte), è subentrato un generale nulla.

(Il “basso” è il “nulla”. Ma allora Galli della Loggia è un nichilista! Questa fa ridere. L’“alto” di una volta sembra il tipico rimpianto della classe politica di una volta. Tipico rimpianto di un moralista, nostalgico, conservatore. Il “nulla” di adesso cos’è? Certo, rispetto a un “alto” è un “basso”. Ma a cosa ci porta tutto ciò? Credo a quello cui arriva Galli della Loggia: a “nulla”. Del resto è già un bel pezzo che non si capisce più davvero che caspita voglia dirci con questo suo editoriale).

Sono rimaste solo le persone, sole le nude persone (è il caso di dirlo!).

(Allora le nude persone sono “nulla”. Dunque la “personalizzazione” è il “nulla”. Mi pare francamente ridicolo ragionare ora in questo modo quando prima si è detto tutt’altro: Gallaccio, vuoi deciderti a riflettere una buona volta?).

Da questo punto di vista Berlusconi, lungi dall’essere la malattia, è solo il sintomo: esasperato se si vuole ma solo il sintomo.

(“Da questo punto di vista”, cioè del “nulla” suppongo, Berlusconi è il sintomo e non la malattia. Questa dovrebbe essere la premessa di un ragionamento, non la conclusione! E infatti potrebbe condurre alla premessa occultata più sopra. Si noti la naturalizzazione: “solo” un “sintomo”, cioè la manifestazione di una malattia).

Nessuna meraviglia allora se la vita pubblica italiana offre da tempo lo spettacolo che offre: dove prima delle «squillo» di casa a Palazzo Grazioli ci sono state le «esternazioni » politiche della moglie del premier golosamente raccolte, il costo delle scarpe di D’Alema, i flirt veri o supposti e la paternità più o meno rocambolesca di Fini, il cachemire glamour di Bertinotti, la carica di capo della Lega trasformata in personale- ereditaria per il giovane Bossi senza che dai suoi si sia levata una critica: il tutto in un affollarsi di giornali e di trasmissioni tv che in pratica si occupano solo di cose del genere.

(Culmine del politically correct).

Ormai in Italia, anche a prescindere dalle ultime settimane, la politica è ridotta a questo. Mentre sullo sfondo si agita il vortice delle intese sotterranee, degli interessi economici che si combinano e si ricombinano per tutelarsi e spadroneggiare, dei clan che si formano,

(Questione occulta. Sembra Minzolini. Di cosa si sta parlando? Sembra la P2. L’allusione a complotti o ai “vortici delle intese sotterranee” è un bel modo per non spiegare nulla e non lasciar comprendere nulla).

mentre si vede una stampa nel complesso sempre più esangue, si ascoltano mille «voci» che dilagano. Anche in quelli che ancora chiamiamo partiti ognuno gioca per sé, al massimo in combutta con qualche sodale. Tutto ciò è il prodotto della fine della politica:

(Di quale politica ci parla Galli? Di quella di cui sopra? Io sinceramente non ho capito cosa intendesse dire).

della quale è un frutto quella personalizzazione di cui la foto di Berlusconi tra le lenzuola, quando mai comparisse, non sarebbe che un riassunto simbolico.

(“Frutto”! Per la terza volta, dopo aver detto che “Berlusconi è il sintomo della fine della politica”, Galli della Loggia ostenta l’occultamento della premessa “Berlusconi è l’esempio massimo della personalizzazione della politica”. Di nuovo: alla luce di questo “frutto”, cosa intende il Galli con “personalizzazione della politica”?).

C’è comunque in questa deriva italiana come un ritorno all’antico.

(Ma quale ritorno all’antico? Ma l’antico non era “alto”?).

Si dilegua la politica, infatti, e sembra di veder riaffiorare un’Italia che credevamo alle nostre spalle:

(Ma era l’“alto”, Gallaccio, che caspita stai dicendo?),

un Paese in mano a pochi, a oligarchie interessate esclusivamente al proprio potere; un Paese marginale, tagliato fuori dal mondo e che ha ormai perso il senso di un destino comune, senza ambizioni e progetti per il futuro; un Paese che non si stima e che non sembra più capace di chiedere nulla a se stesso. Un Paese che nel vuoto della politica lascia vedere qualcosa di molto simile a un vuoto di volontà, a un vuoto morale.

(Dopo aver detto tutte queste baggianate, quale sarebbe la soluzione: una leadership forte? O il moralismo di un bigotto come te? Non mi pare necessario commentare questo passo. Vorrei sottolineare l’uso di alcune espressioni, oltre alla clamorosa auto-contraddizione con l’“alto” che prima il Gallinaccio ha attribuito alla politica del passato. “Senso di un destino comune”, oserei dire espressione da hegeliano di destra; “Paese che non si stima”, perché Paese e non Stato? Questo cambio di espressione confonde le acque ideologiche. Stato = Persona: “un Paese che non si stima e che non sembra più capace di chiedere nulla a se stesso”: lo Stato è la Persona: esiste una Persona capace di farsi Stato? Queste uguaglianze sono preoccupanti, soprattutto se sbandierate da un editorialista del Corriere della Sera come delle cose chiare e accette ai più, all’opinione pubblica).

In questo emozionante editoriale, Galli della Loggia ha: occultato con mossa ideologica una premessa, dichiarato paradossale un comportamento che ho cercato di dimostrare non essere paradossale, occultato per altre due volte la premessa “Berlusconi è l’esempio estremo di personalizzazione della politica”, confuso argomento giuridico-politico con termini utilizzati nella comunicazione pubblica e mediatica, trasformato “leadership forte e unificatrice” in “personalizzazione”, “Stato = Persona” in “Paese = Persona”. Ci ha inoltre mostrato il suo modo politically correct e non ci ha fatto capire un granché di quello che voleva dire. Infine, si è lanciato nell’autocontraddizione di considera “alta” una politica che dopo valuta negativamente. La fine della politica deve aver dato alla testa al Nostro.

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2 Responses to Splendori e miserie di un editorialista. Piccola distruzione dell’editoriale La politica cancellata, di Ernesto Galli della Loggia.

  1. Marco Perale ha detto:

    “ovvero, forse, può voler dire che in Italia la personalizzazione di cui si diceva ha raggiunto livelli realmente patologici.”

    Credo che l’incomprensione derivi dall’ambiguità della congiunzione “ovvero” in italiano: Galli della Loggia la sta probabilmente utilizzando nell’accezione di “oppure”, vd. http://old.demauroparavia.it/77952.

    Ti leggo spesso, complimenti per la qualità del blog e degli interventi.

  2. Kriminal ha detto:

    grazie per i complimenti. Ci fa sempre piacere leggere nei commenti piccoli contributi, segnalazioni, critiche, alle quali volentieri rispondiamo (se non sono stupide o offensive).
    (PS: noi siamo in 4+4, come i contratti d’affitto tradizionali. ma il “tu” lo riferiamo volentieri al Marxista-Mandrakista tout court! 🙂 A presto)

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