Manifesto della Cultura Veneta

giuseppina brusegan

giuseppina brusegan

Siamo a Possagno, graziosa località del trevigiano, nota per aver dato i natali al grandissimo scultore neoclassico Antonio Canova (e per la celebre sagra di San Bortolo). La presentazione del Manifesto della Cultura Veneta avviene infatti una sala della Gipsoteca Canoviana, qui incontro Renato Grosei, uno degli intellettuali che, dopo anni di ricerche e di dure battaglie, ha promosso quest’importante iniziativa culturale volta a recuperare quelle nostre tradizioni che più che perdute, come dice lo stesso Grosei “sono state soffocate”

Giuseppina Brusegan: “Renato, parlaci del vostro manifesto, delle vostre iniziative, delle voste lotte politiche”

Renato Grosei:“Ecco, intanto c’è da dire una cosa importante, che il nostro gruppo di ricerca è un gruppo formato da professionisti, da intellettuali, anche se a me non mi piace questa parola, evoca brutti ricordi, una parte politica che non ci appartiene.”

GB: “Fai bene a sottolinearlo”

RG: “Dicevo che siamo un gruppo di ricercatori di vari campi che avendo sentito la necessità, come dire, fisiologia quasi, capisci, una roba che ti viene da dentro il cuore, abbiamo deciso di dare una base forte alla nostra cultura che troppo spesso non viene presa sul serio.”

GB: “Sì, è questo il problema”

Renato Grosei (in piedi) e il gruppo degl'intellettuali

Renato Grosei (in piedi) e il gruppo degl'intellettuali

RG: “Folklore che a volte scade in un carnevale questo credono che sia la nostra cultura, ma non è vero, c’è ben altro! Bisogna far capire qual è il valore di una cultura che ha basi solide e antiche. É una questione politica fondamentale.”

GB: “Puoi spiegare questo punto

RG: “Voglio dire questo: che il motivo del nostro recupero della tradizione significa riportare a galla qualcosa che è stato volutamente cancellato, c’è stata una repressione del popolo veneto, questo è colpa ora della globalizzazione ma prima c’è stata l’italianizzazione.”

GB: “Ti riferisci a quello che anche Marco Frisato ha detto in occasione della sua conferenza a Prtogruaro sulla reperessione in Tibet?”

RG: “Esattamente. Marco è un grande amico oltre che uno storico di fama interregionale! La repressione contro un Popolo non è soltanto quella attuata con la violenza armata, altrettanto terribile e temibile è la violenza psicologica, che si serve di armi subdole, prime fra tutte i mass-media e la scuola di stato. Noi veneti subiamo una violenza culturale e identitaria senza armi ma costante e continua, tesa a negare o a minimizzare l’importanza del nostro patrimonio culturale e identitario. Una violenza che volutamente ci nasconde la nostra storia veneta e la censura nei programmi scolastici o nei mass-media, negandoci cusì di fatto la nostra memoria storica di Popolo. Anche noi subiamo una repressione culturale, una vera repressione che ci vede negato il diritto a conoscere chi siamo e chi siamo stati, ad imparare la nostra lingua nelle scuole se non addirittura a parlarla, che ci nega di fatto il diritto a decidere per il nostro futuro.E’ il momento di rendercene conto. ”

GB: “Sono cose molto forti quelle che dite

RG: “Non siamo solo io e Marco, anche la nostra classe politica ora si sta accorgendo dell’importanza di queste cose, e ce n’era davvero bisogno. Dopo anni di silenzio e indifferenza finalmente un gruppo dirigente serio e preparato che capisce quale è il vero valore e l’imporanza della questione culturale.”

GB: “Vuoi fare qualche nome?”

il ministro Zaia

il ministro Zaia

RG: “ Si, voglio ringraziare soprattutto Luca Tosi, il bravissimo sindaco di Verona (nonché mio caro amico) il vicegovernatore Franco Manzato, il ministro Zaia, la nuova presidente della provincia di Venezia Francesca Zaccariotto, a cui va tutta la mia stima. Ma sono davvero molti, troppi per nominarli tutti!”

GB: “ Quali sono i vostri principali riferimenti storici nella cultura veneta?”

RG: “il nostro Veneto è stato davvero una culla di cultura, a tutti i livelli, dalla cultura alta. Anzi altissima. Parlo di gente come Ugo Foscolo, il Ruzante, Carlo Goldoni fino a Luigi Meneghello. Ma è altrettanto importante, forse anche di più recuperare la cultura genuina e polare che rappresenta davvero la nostra terra, quella che resiste all’invasione e imposizione coloniale dell’Italia e capire che legame c’è tra questa e quei grandissimi maestri di cui ho detto prima”

GB: “spiegaci questo punto

RG: “per me la cultura non è quella che si studia dai libri. Per me la cultura è tutta la vita di un popolo, in tutte le sue forme, dai canti popolari, alla cucina, agl’abiti tradizionali, alla lingua soprattutto. Ti dirò una cosa che ti stupirà: sai qual è il mio punto di riferimento? Antonio Gramsci, lui diceva le stesse cose che sto dicendo io, non a caso era un sardista!”

GB: “Andate a rubare le teorie e le idee nella tana del nemico?”

“RG: “Non credo che esista la proprietà delle idee! E poi potrebbero essere gli altri ad aver travisato!”

GB: “nella pratica, quali sono le vostre iniziative?”

RG: “Sono inizitive che rispecchiano quello che ho detto, per esempio tra qualche giorno ci sarà un importante festival a Campodarsego, il festival della poesia in dialetto e della polenta. Unire una cosa alta come la poesia e la polenta, base della nostra alimentazione. Interverrano poeti del calibro di Manlio Speranzoni, Elvira Zanatta, Andrea Polesel, ma sarà dato spazio anche a tutti i giovani che si vorranno cimentare nei versi veneti. Poi a settembre c’è un altro importante festival a Caldogno il festival di musica veneta, ci saranno i cori alpini, l’orchestra sinfonica di Roncade, e molti gruppi di musica folk. ”

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One Response to Manifesto della Cultura Veneta

  1. Loryx ha detto:

    Credo che iniziative del genere siano davvero apprezzabili, vorrei davvero ringraziare voi e Renato Grosei che stimo moltissimo Continuate così 🙂
    Lory

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