Il general intellect nei Grundrisse di Marx

Lo sviluppo del capitale fisso mostra fino a quale grado il sapere sociale generale, knowledge, è diventato forza produttiva immediata, e quindi le condizioni del processo vitale stesso della società sono passate sotto il controllo del general intellect, e rimodellate in conformità ad esso; fino a quale grado le forze produttive sociali sono prodotte, non solo nella forma del sapere, ma come organi immediati della prassi sociale, del processo di vita reale. (Karl Marx, Lineamenti fondamentali della critica dell’economia politica, vol. 2, trad. it. Enzo Grillo, La Nuova Itala editrice, 1970, p. 403).

Questo il passo, piuttosto arduo (pp. 400-403), in cui compare il general intellect. Fa parte di un brano che è oggetto di discussione nel pensiero operaista a partire dalla pubblicazione nei Quaderni Rossi del cosiddetto Frammento sulle macchine, che corrisponde alle pp. 389-403 dell’edizione dei Grundrisse da cui cito. Secondo Antonio Negri (Marx oltre Marx. Quaderno di lavoro sui Grundrisse, Feltrinelli, 1979) si tratta del punto di arrivo di tutto il ragionamento dei Grundrisse. Qui, dopo aver definito alcuni elementi indispensabili, ma saltando diversi passaggi del ragionamento marxiano, lo commenterò. Ma per fare questo converrà partire da qualche pagina prima, almeno dal punto in cui Marx sviluppa il movimento che conduce al general intellect. Nell’edizione citata dell’opera marxiana, bisogna tenere conto delle pp. 362-409. Negri analizza e commenta questo passo nella lezione 7, pp. 143-159.

Capitale fisso: analisi intensiva e tendenza oggettiva.

Il primo movimento che Marx sviluppa è quello che risponde alla cosiddetta legge di sviluppo del capitale fisso – d’ora in poi CF (p. 459). IL CF è “fissato al processo di produzione e in esso consumato” (p. 369), è capacità produttiva e mezzo di produzione in tutti i sensi (materie prime – o materiali di lavoro -, strumenti di lavoro, macchine…), quantità determinata di tempo di lavoro oggettivato. Il CF è la “testa” del capitale, ovvero parametro di misura dello sviluppo di capitale: “la produttività della società si commisura al CF” (p. 393).

Il CF come “testa” del capitale è sede potenziale di un insieme di contraddizioni. Quella che qui ci interessa è quella che è strettamente correlata a questa posizione:

il CF come valore circola altresì in rapporto al suo logorio. È proprio in questa determinazione di CF – ossia nella determinazione in cui il capitale perderà la sua fluidità e verrà identificato con un determinato valore d’uso che lo priva della sua capacità di trasformarsi -, che si mostra nella maniera più evidente il capitale sviluppato – nella misura in cui noi lo conosciamo come capitale produttivo -, ed è proprio in questa forma apparentemente inadeguata, e nel rapporto crescente di questa con la forma del capitale circolante (piccola circolazione) che si misura lo sviluppo del capitale in quanto capitale. Bella, questa contraddizione. Va sviluppata (p. 370).

Commentiamone alcuni passaggi:

il CF come valore circola altresì in rapporto al suo logorio: il CF – ripetiamolo – è “fissato al processo di produzione e in esso consumato…” (p. 369); “si consuma nel processo di produzione stesso, si identifica con il fatto che in questo processo esso viene usato soltanto come mezzo ed esiste semplicemente come agente della trasformazione della materia prima in prodotto” (p. 387). Rispetto al capitale, nel processo di produzione, il CF è valore d’uso totale. In questa forma entra nel prodotto, ma, simmetricamente, il CF si consuma (per es. si deteriorano le macchine).

ed è proprio in questa forma apparentemente inadeguata: il capitale sviluppato si mostra in questa determinazione del CF. Perché questa forma dovrebbe risultare apparentemente inadeguata? Perché – potremmo dire – il capitale è essenzialmente capitale circolante, cioè fluido e dinamico, in particolare, nella prospettiva di una pienezza dei processi capitalistici, il capitale si presenta nelle veste di valore di scambio autonomo, e pertanto la “testa”, immobile, sembrerebbe inadeguata ad essere portata da questa “veste”. Ma il problema non è questo, e Marx ci invita a considerare i processi dinamici e immanenti del capitale, senza irrigidire le categorie in schematismi privi di concatenamento, e, soprattutto, a seguire i processi di valorizzazione: il CF è, in primo luogo, parametro di sviluppo del capitale perché è pienamente dentro il recinto della produzione, e quindi a stretto contatto con il lavoro; in secondo luogo, la produzione di CF è indirizzata alla produzione di mezzi per la creazione di valore (p. 407) – passaggio importante per il seguito del discorso.

e nel rapporto crescente di questa con la forma del capitale circolante (piccola circolazione) che si misura lo sviluppo del capitale in quanto capitale: considereremo questo rapporto crescente occupandoci, dopo il CF, della piccola circolazione come il secondo passaggio fondamentale per arrivare al general intellect. Ma seguiamo ora il movimento di sviluppo del CF:

in questa sua natura di mezzo di produzione il suo valore d’uso può consistere nell’essere, esso, soltanto condizione tecnologica per l’avanzamento del processo (…); oppure condizione immediata per l’operare del vero e proprio mezzo di produzione (…) (pp. 387-388).

In primo luogo, lo sviluppo del CF si dà, dunque, come sviluppo dell’automazione dei processi produttivi, ovvero come ingresso delle macchine, “o, piuttosto, un sistema automatico di macchine” (p. 389); di conseguenza, nei processi produttivi, il lavoro è per lo più compiuto dalle macchine, e l’operaio non è più soggetto operatore in relazione a un oggetto per mediazione dello strumento di lavoro, ma “questa attività è posta ora in modo che è essa a mediare soltanto il lavoro della macchina. (…) – a sorvegliare questa azione e ad evitarne le interruzioni” (p. 390).

Ma “lo sviluppo delle macchine non va esaminato in dettaglio, ma solo sotto l’aspetto generale”, nel quale “il lavoro vivo si presenta sussunto sotto quello oggettivato, che opera in modo autonomo” (p. 393), essendo determinato dai macchinari. Perciò, in secondo luogo, il lavoro oggettivato, rappresentato dalle macchine, si appropria del lavoro vivo: “l’attività dell’operaio, ridotta a una semplice astrazione di attività, è determinata e regolata da tutte le parti dal movimento del macchinario, e non viceversa” (p. 390). Infine, per la produzione di macchinari, il capitale si appropria anche della scienza: “l’accumulazione della scienza e dell’abilità delle forze produttive generali del cervello sociale, rimane così, rispetto al lavoro, assorbita nel capitale (…)” (p. 392).

In sintesi: sussunzione reale del lavoro vivo, automazione dei processi di produzione, appropriazione del sapere sociale e generale, presentazione del lavoro oggettivato direttamente nelle macchine. Abbiamo fin qui sommariamente descritto alcuni passaggi della fase negativa dello sviluppo del CF come parametro dello sviluppo dei processi capitalistici. Con Negri (p. 150) definiamo questo insieme di passaggi sotto l’aspetto intensivo. Il punto principale di questo aspetto è la sussunzione reale del lavoro. Ma – seguendo il ragionamento di Marx – il capitale è interessato al lavoro nella sua omogeneità, non per le sue differenze: ne consegue che la sussunzione reale del lavoro è sussunzione reale dell’intera società.

L’aspetto intensivo dello sviluppo dei processi capitalistici è concentrato nel processo di produzione. La sua tendenza oggettiva di sviluppo si muove lungo processi di accumulazione di lavoro. Sotto l’aspetto intensivo, si ha accumulazione di lavoro vivo, e assunzione del processo lavorativo come semplice elemento del processo di valorizzazione. Seguendo la tendenza oggettiva, i processi di determinazione del valore configurano la lacerazione, o contraddizione, dello sviluppo dei processi capitalistici: la base della produzione basata sul valore resta la quantità di tempo di lavoro impiegato – legge del valore. Ma la creazione di ricchezza viene a dipendere meno dal tempo di lavoro e più “dallo stato generale della scienza e dal progresso della tecnologia, o dall’applicazione di questa scienza alla produzione” (p. 400). Il lavoro oggettivato è racchiuso nella macchina. La contraddizione cui conduce lo sviluppo del CF è la diminuzione del tempo di lavoro oggettivato, ovvero della quantità di lavoro necessario per l’attuazione dei processi produttivi. Ma le macchine sostituiscono l’operaio e comportano la diminuzione di lavoro necessario: il processo di valorizzazione non è più determinato dal processo lavorativo ma diventa processo autoreferenziale del capitale. Il processo di valorizzazione subordina il processo lavorativo.

Diminuendo il lavoro necessario, cresce il pluslavoro: è questo la tendenza dello sviluppo del plusvalore, che è il rapporto tra pluslavoro e lavoro necessario. Ma la tendenza del plusvalore conduce a un punto di rottura: il pluslavoro, infatti, aumenta indipendentemente dalla produzione di valore: “il pluslavoro della massa ha cessato di essere la condizione dello sviluppo della ricchezza generale” (p. 401). La cattura di pluslavoro alimenta il capitale, ma è esattamente l’oggetto della contesa, della lotta di classe, per la ri-appropriazione del pluslavoro. Sul bordo di questa profonda lacerazione si arresta lo sviluppo intensivo, ovvero la tendenza oggettiva, e tutto il rapporto capitalistico s’illumina sotto una luce politica, quella della lotta di classe, che richiamerà l’attenzione in seguito sui processi di accumulazione (poiché i processi di accumulazione sono la risposta del capitale a questo rischio di rottura della tendenza oggettiva). Ma procediamo con calma e vediamo l’altra tendenza che porta al general intellect. Questo paragrafo, intanto, ci ha permesso di comprendere meglio, nel primo passaggio, che cosa s’intende con sviluppo del CF:

Lo sviluppo del capitale fisso mostra fino a quale grado il sapere sociale generale, knowledge, è diventato forza produttiva immediata…

Piccola circolazione: analisi estensiva e tendenza soggettiva.

Marx opera una distinzione tra grande circolazione e piccola circolazione (d’ora in poi PC): con la prima intende il movimento del capitale fuori e dopo del processo di produzione, essendo il modo in cui si manifesta il capitale circolante differentemente dal CF (p. 369). La PC, invece, è la porzione di capitale pagata come salario e scambiata con forza-lavoro, e descrive una circolazione costante e continua che procede simultaneamente e in maniera intrecciata rispetto al processo di produzione. È un movimento molto particolare, che meriterebbe di essere attentamente indagato (cosa che qui è possibile fare solo arrivando direttamente alle conclusioni). Mentre, infatti, la grande circolazione differisce in spazio e tempo dal processo di produzione, la PC è contigua a quest’ultima. Ne consegue un differente modo di circolazione, ovvero di scambio, rispetto alla grande circolazione. Nella PC, infatti, lo scambio avviene in forma di salario, ma è appunto uno scambio solo formale, e non sostanziale, poiché non si tratta di un rapporto fra equivalenti “e il rapporto mutuo è tutto da un lato solamente” (p. 363).

Nel proseguo del paragrafo seguirò l’analisi di Negri (pp. 143-146) ma con un’esposizione diversa. Nel processo della PC “si riproduce il valore del lavoro necessario” (cfr. Negri, p. 143). In che modo? Qui, nella PC, il capitale si costituisce pienamente come rapporto sociale fra due attori, il capitalista e l’operaio. In una relazione di scambio formale, il capitalista acquista dall’operaio il suo lavoro: nella sostanza, il capitalista si appropria di forza-lavoro viva scambiandola con tempo di lavoro oggettivato (p. 364). Dal punto di vista del capitalista si tratta certamente di un ottimo affare, per di più mascherato dagli economisti classici, che si preoccupano solo dello scambio formale. È questo, insieme alla teoria del plusvalore, uno dei più intensi momenti teorici nei Grundrisse. Ma come la prenderà l’operaio, come questi considererà questo non-scambio in forma di scambio? Secondo Antonio Negri, “il rapporto di capitale, lo scambio, lo sfruttamento non annullano in nessun caso l’indipendenza del soggetto proletario” (p. 143). Che cosa vuol dire? Innanzitutto che il soggetto proletario è irriducibile rispetto alla circolazione del capitale. In altre parole, il lavoro necessario, il cui valore viene riprodotto nella PC, è indispensabile al capitale produttivo; la PC muove strettamente intrecciata al circolo della produzione: la riproduzione di lavoro necessario è indispensabile alla produzione di valore; ma la riproduzione di lavoro necessario comporta uno scambio sostanziale tra forza-lavoro viva e tempo di lavoro oggettivato: la tendenza oggettiva alla diminuzione di quest’ultimo (per sviluppo del CF) e la tendenza soggettiva a far emergere il furto in questa relazione sono le variabili che condensano una possibilità di antagonismo sociale, da un lato, contro il capitalista, e di autovalorizzazione, dall’altro lato, per la riappropriazione del proprio lavoro vivo.

In altri termini ancora, al capitalista interessa solo riprodurre il lavoro necessario per la produzione di valore; l’operaio è soggetto alla PC, in quanto lui stesso è prodotto e produttore nel rapporto capitalistico; ma cerca di dominare la PC, sulla falsariga di quella grande del capitalista, la alimenta con il salario che gli è corrisposto, la fortifica con la relazione interna fra soggetti proletari, e cerca di muoverla in direzione contraria al circolo del capitalista. Lo scontro genera scintille, il circolo operaio cerca di distruggere il grande circolo capitalista: da qui, le prime forme di lotta come movimento di distruzione delle macchine. Il capitale è costretto alla relazione (Negri, p. 144) e, nel desiderio di appropriarsi del circolo operaio, cede su certe richieste, ingrossa la PC, rischiando di scontrarsi contro un circolo ancora più grande, con un movimento di autovalorizzazione ancora più forte…

Diversi aspetti meriterebbero di essere presi in considerazione in questo processo della doppia spirale, qui semplificato: per es. le direttrici delle contese sul salario o gli orientamenti di chi oppone il politico all’economico. Ma soprattutto – per ritornare a Marx – il rapporto tra questa doppia spirale con il mulinello formato dal capitale fisso e dal capitale circolante, la cui elaborazione non a caso segue il Frammento delle macchine alle pp. 413-453. Tuttavia, proprio perché il capitale circolante si manifesta in un doppio circolo, uno grande e uno piccolo, doppia spirale e mulinello si incrociano: non abbiamo due schemi a due circoli (processo produttivo e PC; CF e capitale circolante) ma un unico schema a tre circoli: circolo della produzione, circolo della grande circolazione e PC.

Tre circoli del capitale

Tre circoli del capitale

Nel circolo del processo produttivo:

  1. Il capitalista acquista lavoro (misura dell’altezza)
  2. Il rapporto tra pluslavoro e lavoro necessario dà plusvalore (misura della larghezza)
  3. Il lavoro oggettivato è contenuto nel prodotto (misura della profondità)

Lo sviluppo del CF comporta l’estensione del capitale produttivo verso il capitale circolante e lo schiacciamento della PC con aumento di pluslavoro indipendente dai processi produttivi e possibile articolazione di linea di fuga di forza-lavoro viva.

Nel circolo della grande circolazione:

  1. Definizione del valore di scambio (misura dell’altezza)
  2. Il rapporto tra l’insieme delle componenti variabili del capitale e capitale fisso dà il saggio di profitto (misura della larghezza)
  3. È corrisposto un salario per la vendita di forza-lavoro (misura della profondità)

Lo sviluppo del CF comporta trasformazione del capitale circolante in capitale produttivo, quindi l’immissione di capacità lavorativa direttamente nella grande circolazione e la sconnessione della direzione del salario, che diventa variabile indipendente rispetto alla forza-lavoro (si ha nella riduzione di tempo di lavoro oggettivato in rapporto all’aumento di pluslavoro rispetto al lavoro necessario: ovvero, in generale, in una diminuzione di dimensioni del circolo del CF).

Rispetto alla piccola circolazione abbiamo:

  1. Vendita di lavoro (capacità lavorativa) come estraneo alla forza-lavoro viva
  2. “Scambio” con lavoro oggettivato – per la riproduzione di lavoro necessario
  3. Acquisto di merci sul mercato
  4. Ricezione di salario

Da parte della piccola circolazione è possibile spezzare ciascuno di questi passaggi, muoverlo in direzione contraria, costruire una linea di fuga. Per esempio:

  1. Rifiuto del lavoro come rottura del circolo e allestimento di una linea di fuga
  2. Occupazioni di fabbrica o autoproduzioni come intrapresa di un movimento contrario della piccola circolazione
  3. Pratiche di riappropriazione come rottura del collegamento tra processi produttivi e grande circolazione e allestimento di un nuovo ponte di connessione
  4. “Più soldi e meno lavoro” come intensificazione del movimento della piccola circolazione nel senso del circolo capitalistico e rafforzamento in vista della determinazione di una nuova dinamica

Spezzare questo passaggio dai processi produttivi alla grande circolazione, muovere la PC in senso contrario, costruire una linea di fuga, significa scombinare gli orientamenti dei circoli, poter provocare una rottura. È questa la catena da spezzare. Si tratta in tutti i sensi di sabotaggio. E il sabotaggio non ha nulla di meccanico, necessita della configurazione del rapporto politico. È una necessità oggettiva ma richiede una composizione soggettiva. Per questo la distruzione delle macchine non porta da nessuna parte se compiuta in modo poco conseguente. E da qui, anche, l’insistenza di Marx su ciò che chiama individuo sociale – e che non va considerato a sé, ma insieme a qualcosa che va sotto il nome di produttività sociale. Sono questi i perni del processo di autovalorizzazione.

In sintesi: la PC è istituita per la riproduzione di lavoro necessario ma evidenzia la non riducibilità del soggetto proletario ai processi capitalistici e le possibilità di rovesciamento della PC e di attuazione di pratiche di autovalorizzazione. È questa la tendenza soggettiva che si muove lungo l’aspetto estensivo dei processi capitalistici: la tensione tra capitale circolante e capitale produttivo, la tendenza del capitale circolante a trasformarsi in capitale produttivo. Ma la PC richiama l’attenzione anche sulla tendenza oggettiva, in quanto descrive il movimento di estensione del CF verso il capitale circolante.

In fase negativa, il capitalista può riprodurre lavoro necessario e il capitale produce la società stessa. Ma questa tendenza soggettiva procede insieme alla tendenza oggettiva, quella che descrive lo sviluppo del CF. Si ha, insieme, una relazione dialettica (quella propria della tendenza oggettiva che crea le condizioni per la propria negazione) e una relazione antagonista (quella propria della tendenza soggettiva che crea le condizioni per il dislocamento del soggetto e l’istituzione di classe). Seguendo la prima, il processo di valorizzazione non dipende più dal lavoro necessario ma è formalmente misurato sul tempo di lavoro necessario; seguendo la seconda, l’irriducibilità del soggetto proletario alla riproduzione di lavoro necessario, con il venire meno di quest’ultima, crea le condizioni di possibilità per l’intensificazione della forza antagonista e per la riappropriazione “del maltolto”. L’oggetto del contendere non è il denaro, ma ciò di cui il capitale ha compiuto il furto, il lavoro vivo.

Conclusioni.

Lo sviluppo del capitale fisso mostra fino a quale grado il sapere sociale generale, knowledge, è diventato forza produttiva immediata…

Lo sviluppo del capitale fisso è ciò che ho tentato di commentare nel primo paragrafo.

il sapere sociale generale, knowledge, è diventato forza produttiva immediata è ciò che emerge come sintesi, dialettica antagonista, della tendenza oggettiva (sviluppo del CF) e della tendenza soggettiva (condizioni di possibilità di autovalorizzazione).

Prima del passo successivo, vediamo l’ultimo:

le forze produttive sociali sono prodotte, non solo nella forma del sapere, ma come organi immediati della prassi sociale, del processo di vita reale: il che descrive il movimento di riproduzione e riappropriazione della sintesi della dialettica antagonista: nella forma del sapere, in quanto la produttività sociale, il sapere sociale è oggetto di riappropriazione da parte delle forze produttive sociali. Ciò che queste hanno prodotto, insomma, di queste avviene la riappropriazione: non solo sotto forma del sapere, ma come organi immediati, o meglio – diremmo oggi – come forme di vita. È più o meno chiaro come in questo passo siamo già con una gamba nella lotta di classe e con l’altra nel comunismo. Si tratta di un brano decisamente fulminante. Per questo ho lasciato alla fine il brano in cui compare il general intellect, per sottolineare come il corpo stia nel mezzo del guado, sulla linea di frontiera fra due spazio-tempi:

e quindi le condizioni del processo vitale stesso della società sono passate sotto il controllo del general intellect: se prendiamo questo brano, e vi aggiungiamo quello precedentemente commentato, potremmo dire “voilà, monsieur Le Communisme!”. E in effetti, e quindi, sembra di essere nel comunismo. Ma bisogna riprendere il brano dall’inizio, e ricordarsi che con lo sviluppo del capitale fisso e simultaneamente alla forza produttiva immediata deve crescere la lotta. E qui, rientrando nell’immanenza del processo, che vedremo nella parte seguente qualche possibile declinazione del general intellect. (leggi terza parte)

(vedi sul rifiuto del lavoro)

(vedi appunti critici su Comune di Hardt e Negri)

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6 Responses to Il general intellect nei Grundrisse di Marx

  1. […] Si noti, infine, che queste due ultime questioni (nuove forme di organizzazione del lavoro e trasformazioni del lavoro) non possono valere come giustificazione dell’opposizione “saperi vivi / saperi morti”, ma fungono soltanto da panorama socio-economico visitato anche da contributi che procedono in tutt’altra direzione (per es. analisi del lavoro flessibile o cartografia dei differenti processi produttivi). Il luogo per edificare una teoria va rintracciato attraverso un’operazione precisa, quale quella di esaltazione (o messa in salienza) e di tessitura (o connessione) di determinati elementi e di determinate relazioni reciproche tra questi elementi, che permette a una teoria di differenziarsi da altre teorie. Le teorie si fanno nella differenza fra teorie e sono le griglie interpretative e la costruzione dell’oggetto di studio a fare la differenza. Le basi di quella opposizione vanno dunque costruite altrove.(Leggi quarta parte) […]

  2. […] questo articolo prenderemo in considerazione interpretazioni e usi del concetto di General Intellect. Organizziamo i discorsi sul lavoro contemporaneo in due orientamenti che si richiamano a Marx e al […]

  3. […] (vedi Il circolo del Capitale) […]

  4. […] parte del valore si produce nell’ambito della circolazione di merci, di idee e di persone (vedi I tre circoli del capitale); non è una pratica di resistenza adeguata ai nuovi rapporti di forza del capitale; non genera […]

  5. […] (vedi Il circolo del Capitale) […]

  6. […] I 3 circoli del capitale e Sul rifiuto del lavoro. […]

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