Erwin Piscator, Il teatro politico

Bandiere

“Dramma epico”, di Parquet. Messa in scena: 1924.

1880: i capi operai di Chicago incitano i lavoratori a battersi per ottenere le otto ore lavorative. La rivolta viene soppressa dal magnate dell’industria che fa mettere in scena un finto attentato dinamitardo.

Per la prima volta avevo a disposizione un teatro moderno, il teatro più moderno di Berlino, con tutte le sue possibilità ed ero deciso ad impiegarle per il dramma (…).

Teatro epico, opera didattica. La messa in scena è realizzata con due schermi dove compaiono fotografie delle persone in causa. Ogni scena è staccata dall’altra, collegata solo dai testi proiettati tra un episodio e l’altro.

R R R – Rivista Rivoluzionaria Russa

Piscator usa la forma della rivista, rifiutando la forma drammatica. Lo scopo è di ottenere una forte azione propagandistica, una stretta co-partecipazione di scena e pubblica.

Ogni numero doveva piombare con la forza di un maglio di ferro e dimostrare, non solo con l’esempio, ma con dozzine di esempi, il motivo conduttore dell’intero “spettacolo.

Il compère e la commère dell’operetta sono trasformati in prolet e bourgeois.

Ad onta di tutto

Dramma documentario, primo dramma in cui il documento politico fa da base come testo e come scena.

Riprende in forma breve, con una serie di quadri didattici, i momenti culminanti delle rivoluzioni, dalla ribellione di Spartaco alla rivoluzione russa.

Avevo immaginato questo spettacolo in misure gigantesche. Erano previsti duemila interpreti, venti grandi riflettori dovevano illuminare la vallata aperta in forma di arena, e per caratterizzare certi complessi erano stati immaginati grandi simboli in misura esagerata.

La messa in scena procede insieme al film e a documentari vari. Piscator afferma l’involontarietà delle similitudini con il teatro russo, con il quale è comune il sottotesto filosofico, materialistico e dialettico.

Mareggiata

Dramma epico di Parquet. Messa in scena: 1926.

La rivoluzione ha vinto. Ma manca il denaro per condurla a termine. Il capo della rivoluzione decide di vendere Pietroburgo a un vecchio ebreo, il quale vende la città all’Inghilterra. Il capo e i suoi uomini si ritrovano nella foresta: il capo si innamora di una donna svedese, che passa con il partito nemico. Il capo torna di nascosto a Pietroburgo, solleva il proletariato, riconquista la città.

Piscator non gradisce l’opera per la sua debolezza, perché preferisce l’argomento poetico al valore politico, e pensa che la messa in scena sia destinata all’insuccesso. Tuttavia afferma: ho fatto un grande progresso nell’elaborazione e nel raffinamento della parte cinematografica. Il film, d’ora innanzi, non è più contributo stilistico, ma svolge una sua funzione drammatica.

L’albergo dei poveri

Dramma di Gorkij. Messa in scena: 1925.

Nel 1925 non potevo più limitare le mie idee alle misure di una stanzetta in cui vivevano dieci creature infelici, ma dovevo necessariamente sconfinare negli slums di una moderna metropoli. Era messa in discussione la miseria del proletariato come concetto. Per affermare questo concetto bisognava che ampliassi i limiti del dramma (…): l’inizio, coi rumori di una massa che russa e geme e riempie tutta la scena, il risveglio di una grande città, i campanelli del tram, fin quando il soffitto si abbassa, e il mondo circostante viene fuori dalla stanza e dalla scena, e il tumulto, non solo nei cortili, una piccola rissa di carattere privato, ma la ribellione di un quartiere intero contro la polizia, l’insurrezione di una massa. Così durante tutto il lavoro risultò evidente la mia tendenza di intensificare il dolore del singolo trasportandolo nella generalità, nell’impronta tipica del tempo presente, sconfinando ogni volta, quando era possibile (alzando e abbassando il soffitto), dalla ristretta stanzetta del mondo.

Piscator elenca altre messe in scena: La nave ebbra di Paul Zech, per esempio, realizzata con i disegni di Grosz, in cui il regista chiude la scena: in fondo e ai lati da tre grandi schermi, sui quali venivano di volta in volta proiettate le immagini adeguate alla singola scena.

Piscator sottolinea il cambiamento nello stile di recitazione: duro, esplicito, antisentimentale (…) nessuna caricatura, nessuna esagerazione del carattere esteriore, ma nemmeno quelle caratterizzazioni superelaborate della recitazione psicologica. La nostra generazione si è coscientemente messa in opposizione contro la supervalutazione del sentimento. (…) Con l’abolizione del sipario e l’adozione della scena aperta, costruita di legno, tela, acciaio, anche il carattere dell’attore deve apparire genuino, duro, esplicito, aperto.

I masnadieri

Dramma di Schiller. Messa in scena: 1926.

È la regia che rende famoso Piscator. Per i più brutali cambiamenti del testo che hanno fatto del protagonista non un brigante ma un rivoluzionario politico che indossa abiti moderni.

Con la messa in scena de I masnadieri (…) cominciò la discussione del problema delle opere classiche nel teatro moderno.

Principi di Piscator:

  • L’opera teatrale non deve guardare alla storia ma essere compresa dalle varie generazioni che si susseguono;
  • L’opera teatrale manifesta la sua appartenenza a una determinata epoca, in quanto dipende dagli elementi contingenti: politici, sociali, economici;
  • Il compito del regista consiste nell’individuare un punto di vista che metta a nudo le radici della creazione drammatica, di un punto di vista comune fra lui e le forze dell’epoca;
  • Tale punto di vista è da rinvenire nel rapporto tra l’opera e i rappresentanti sociali che si impegnano allo sviluppo e determinano questo sviluppo di un’epoca, al di là delle contingenze individuali;
  • Il teatro è connesso alle masse, alle quali deve offrire una chiara coscienza politica e morale per preparare la rivoluzione sociale.

Tempeste su Gottland

Dramma di Ehm Welk. Messa in scena: 1927.

Lotta fra la capitalistica Hansa e la fazione comunista della Lega dei Vitaliani. L’azione si svolge non solo nel 1400: la didascalia sottolinea che si tratta di una lotta storica.

Piscator rinforza i punti deboli del dramma con film sulla lotta universale fra capitalisti e comunisti.

L’opera suscitò grande scandalo, in particolare per il finale con la stella dei Soviet. La direzione del teatro, pur riconoscendo il valore artistico del regista, affermò la propria estraneità all’uso politico del dramma di Welk. Si denunciò l’uso di un’opera artistica ai fini della propaganda politica. Furono censurate tutte le integrazioni filmiche. Tale decisione provocò reazioni di parte del pubblico e della critica teatrale.

Nel 1927 Piscator fonda il proprio teatro, sostenuto dal Partito Comunista.

Oplà, noi viviamo!

Dramma di Ernst Toller. Messa in scena: 1927.

Karl Thomas è un rivoluzionario. Nel 1919 viene arrestato con il compagno Kilmann: entrambi sono condannati a morte ma poi graziati. Karl Thomas impazzisce e viene rinchiuso per otto anni in manicomio. L’amico Kilmann diventa ministro. L’amica dei due diventa invece agitatrice politica. Questa accoglie Karl Thomas ma poi abbandonato a se stesso. Karl concepisce un piano per assassinare Kilmann, il quale viene però ucciso da un radicale di destra. Karl è accusato di omicidio e nuovamente internato. Si impicca nel momento in cui è proclamato innocente.

Piscator è convinto di poter mettere in scena con la figura del protagonista la debolezza del proletariato che manca di una coscienza di classe in un’epoca di repressione. La scena è disposta su diversi livelli per simboleggiare l’ordine sociale. Uno schermo cinematografico è collocato in modo tale da permettere una fusione tra film e scena.

Questa e le seguenti due opere teatrali mettono in scena gli eventi che precedono la rivoluzione e la lotta del popolo contro il capitalismo.

In Oplà si mette in scena gli eventi che precedono la rivoluzione e la lotta del popolo contro il capitalismo.

Rasputin

Dramma di Aleksej Tolstoj. Messa in scena: 1927-1928.

Piscator modifica ampiamente il testo per riferire ogni evento a precisi fatti storici.

Messa in scena rigorosa: emisfero ad armatura della scena, cronologia degli avvenimenti drammatici, nove quadri per mostrare la debolezza della monarchia e gli interessi capitalistici sulla guerra. Calendario e strato di tela per scrivere appunti sugli avvenimenti del dramma. Il film mostra scene di vita di corte e dello zar.

Rasputin, seconda parte della trilogia, mette in scena la decadenza del potere.

Le avventure del prode soldato Schwejk

Satira epica tratta dall’omonimo romanzo di Hasek. Messa in scena: 1928.

Il motivo principale del romanzo è il movimento: correre e camminare, dare così l’idea dell’imminente scoppio della guerra. Palco mobile per dare la sensazione del movimento. Scenografia leggera di cartone, piena di marionette.

L’opera, terza e ultima parte della trilogia, mette in scena il problema della rivoluzione in rapporto alla carica distruttiva che la guerra porta con sé.

Congiuntura

Commedia economica di Leo Lania. Messa in scena: 1928.

Piscator e Lania trasformano una originale piccola commedia in una enorme commedia economica a sfondo politico. L’argomento principale è il petrolio.

Lo spettacolo è un fiasco. Piscator ottiene solo che tutto il pubblico, borghese e proletario, si diverte allo stesso modo, senza badare al problema della coscienza di classe.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: