Rosamaria Loretelli L’invenzione del romanzo. Per una storia della comunicazione narrativa

Il sottotitolo del bel saggio di Rosamaria Loretelli, L’invenzione del romanzo, è Dall’oralità alla lettura silenziosa. Il percorso è infatti duplice: la storia della lettura, evocata dal sottotitolo, dall’antica Grecia al Settecento, e la storia delle forme narrative, dall’epica classica al romanzo. Le due linee si intrecciano per mostrare le trasformazioni del genere romanzo, dalle Etiopiche di Eliodoro al The Italian di Ann Radcliffe, in rapporto ai cambiamenti della pratica della lettura.

La storia della lettura (v. Cavallo e Chartier, a cura di, Storia della lettura) ha mostrato che la lettura è una pratica storica: muta nella vita di un individuo e nel corso delle epoche storiche (nel corso delle epoche storiche muta la pratica della lettura nella vita di un individuo). Questi cambiamenti sono complessi. La storia della lettura è un intreccio di storie: storia dei lettori reali, storia della diffusione del libro, storia della scrittura, storia della tipografia e dell’editoria, storia dei corpi che leggono, storia dell’architettura e della mobilia per la lettura, storia dell’alfabetizzazione, ecc. Nell’eccetera, tra altre storie, rientra la storia delle forme narrative. Il problema del romanzo è il problema storico del testo nella sua materialità: scrittura, stampa, lettura, discorsi sul romanzo (articoli di critica, recensioni). In questo senso storia della lettura e storia delle forme narrative confluiscono in una storia della comunicazione narrativa.

Il saggio della Loretelli ne è nello stesso tempo un tassello e un puzzle. Un tassello perché analizza la materialità del romanzo seguendo l’evoluzione della forma dall’epica, un puzzle perché, nel procedere dello studio, tesse linee che fanno emergere la complessa stratificazione di una storia della comunicazione narrativa. Gli strati sono almeno quattro:

  • Storia: la successione delle azioni, degli eventi, dei fatti raccontati.
  • Diegesi: l’universo di significato nel quale avviene la storia.
  • Racconto: il modo di costruire e mettere insieme le parti della storia.
  • Narrazione: la comunicazione del racconto.

Storia, racconto e narrazione sono termini della narratologia di Gerard Genette (v. Genette, Figure III). La distinzione tra storia e diegesi è formulata dallo stesso Genette (v. Genette, Nuovo discorso del racconto).

Oralità e lettura silenziosa si distinguono sul piano della narrazione: tale distinzione attraversa quella tra i generi dell’epica e del romanzo. Loretelli ne parla nel III capitolo. La storia della comunicazione narrativa prosegue l’indagine movendo verso gli altri strati. Ciò che appare distinzione netta sul piano della narrazione si delinea come un complesso processo di evoluzione delle forme narrative.

Nell’epica la storia è organizzata per mezzo di episodi particolari o raccontati, rispetto ai quali l’evento principale funge da cornice, di digressioni, di schemi narrativi che articolano l’intreccio con temi standard. Nel processo evolutivo del romanzo la storia è strutturalmente simile all’epica nelle Etiopiche di Eliodoro, a metà fra oralità e scrittura; nel XVIII secolo prevale il principio di unità per concatenazione causa-effetto degli eventi, secondo il quale le idee suscitate devono aderire ai processi mentali del lettore. Il punto di vista non è lo stesso: per le Etiopiche si parla di forma del testo (fabula e intreccio), mentre nel secondo caso il principio di unità è un principio di poetica (teoria e critica del romanzo) che allarga il problema della storia al rapporto con il lettore. Come si attua nel romanzo? Per capirlo bisogna considerare il modo di costruire la storia, ovvero passare dallo strato della storia allo strato del racconto.

La questione, infatti, riguarda l’organizzazione del materiale narrativo. Nell’epica il cantore si affida agli schemi narrativi e alle proprie qualità oratorie di memoria e di performance (mneme e actio in retorica). Vi sono altri fattori determinanti: per esempio, sul piano della diegesi, l’inventario dei temi fissi come il banchetto, tra i quali scegliere quelli che vanno associati nello schema narrativo. In linea di massima il racconto sembra fare da filtro tra il piano della storia e il piano della narrazione.

Nel romanzo, invece, lo strato del racconto acquisisce una sua peculiarità via via che diventa sempre più importante l’eterogeneità tra tempo della storia, tempo del racconto, tempo della narrazione. Con tempo della storia si intende la durata di un evento, con tempo del racconto il rapporto temporale tra gli eventi della storia, con tempo della narrazione il tempo di enunciazione e il tempo di lettura degli eventi. Il piano della narrazione “si abissa” nel piano del racconto: insieme al diffondersi della pratica della lettura silenziosa e interiore, la parola stampata assume il carico di significato e di emozioni dell’atto di lettura, l’organizzazione temporale del materiale narrativo veicola la narrazione. Da qui le possibilità di articolare le forme del tempo: Loretelli, nel IV capitolo, analizza il modo in cui con il romanzo del XVIII secolo, sul piano del racconto, si articola nella lettura la percezione del tempo passato e del tempo futuro.

La storia della comunicazione narrativa non è un percorso lineare. Si pensi alle sperimentazioni tipografiche, sulle quali Loretelli si sofferma nel IV capitolo, con le quali si cerca di delegare il tempo della narrazione a dei segni tipografici collocati in modo da riconfigurare l’autonomia delle passioni della lettura nel tempo della storia. Oppure si consideri l’universo diegetico del romanzo: nel XVI secolo è il mondo cavalleresco, nel XVII e XVIII secolo, anche sulla base dell’opposizione tra il grande romanzo cavalleresco e la forma breve, sono il mondo interiore e la vita reale. L’articolazione tra storia, racconto e narrazione, il modo di elaborazione del racconto, il rapporto tra principi poetici e testi narrativi non seguono regole precise. Con il XVIII secolo non si conclude il percorso ma cominciano nuove avventure del romanzo. Quale processo evolutivo si delinea in relazione al romanzo gotico, al romanzo fantastico, al romanzo storico, al romanzo realista tra XVIII, XIX e XX secolo? Come configurare un quadro contemporaneo delle forme narrative? La storia della comunicazione narrativa, intrecciando storia della lettura e storia delle forme narrative, delineandosi come studio scientifico dell’evoluzione delle forme, può dare risposta a queste domande.

Annunci

2 Responses to Rosamaria Loretelli L’invenzione del romanzo. Per una storia della comunicazione narrativa

  1. rosamaria loretelli ha detto:

    L’intervento di Paolo Pera, posted il 26 novembre, è bellissimo. L’ho letto più di una volta in questi mesi, e trovo che abbia compreso e indicato benissimo sia il percorso narratologico e culturale dell'”Invenzione del romanzo”, sia le sue implicazioni sul piano della comunicazione.

  2. Paolo Pera ha detto:

    Grazie. Ne ho tenuto conto per una nuova recensione di cui tenterò la pubblicazione su rivista estera.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: