Valerio Evangelisti, o dei luoghi comuni dello scrittore militante

Ritratto fotografico di Valerio Evangelisti

Cito Valerio Evangelisti dicendo che pur non avendo letto che poche pagine dei  libri di Valerio Evangelisti e, saltuariamente, i suoi interventi su Carmilla (democratico sito che non permette commenti ai pezzi pubblicati, per poi parlare della libertà della rete, delle comunità intermediali etc etc) in cui Valerio Evangelisti si diverte per lo più a recensire film brutti in quanto brutti,  non nutro per Valerio Evangelisti alcun interesse né ammirazione. Tuttavia poiché  m’è capitato di leggere la risposta di Valerio Evangelisti su Globalproject alla lettera di Roberto Saviano del 15 dicembre agli studenti, ho difficoltà a trattenermi e me ne scuso, perché  Valerio Evangelisti non meriterebbe tanta attenzione.

Mi sono venute in mente alcune considerazioni che metto qui di seguito. Dall’intervento di Valerio Evangelisti traspare una forte rabbia, rabbia che Valerio Evangelisti imputa invece a Roberto Saviano nei confronti degli studenti (e che io personalmente invece non ho visto): al massimo si potrebbe accusare quella lettera del contrario. Che Valerio Evangelisti abbia scritto ciò che ha scritto influenzato da una certa ira appare evidente poiché le accuse di Valerio Evangelisti  sono le solite accuse pretestuose che si fanno contro qualcuno quando non si hanno argomenti concreti e lo si vuole screditare in qualche modo. Accuse cliché pronte all’uso, assolutamente speculari alle accuse che i Castelli, i Maroni, gli Emilio Fede lanciano da destra, e che qui Valerio Evangelisti lancia da sinistra. Accuse cliché che potrebbero anche essere divertenti e risibili (e inserite nella rubrica delle idee facili) se tra il ridicolo e il dannoso non avessero confini così labili (quello con Castelli non è un paragone casuale).

ritratto fotografico in bianco e nero di Valerio Evangelisti

Il metodo di Valerio Evangelisti è semplice e sicuro, subdolo mentre butta con nonchalance la prima piccola accusa: Saviano è stato smentito addirittura dallo stesso governo spagnolo, quando diceva che l’Eta era implicata con la camorra in un traffico di droga e armi. Valerio Evangelisti conosce il suo pubblico: ciò che a Valerio Evangelisti importa non sono i contenuti della lettera di Saviano ma che da qualche parte in Gomorra  ci sia scritto qualcosa che può mettere in cattiva luce il movimento indipendentista basco. Così qualche riga dopo, Saviano viene en passant accusato di collusione con il governo israeliano (è da ricordare l’importante campagna che a suo tempo Valerio Evangelisti appoggiò per boicottare gli scrittori israeliani ospiti alla fiera del libro di Torino). Altro argomento pennellato con sapienza un po’più giù, il fatto che l’articolo di Saviano abbia il copyright. Purtroppo la classica accusa di pubblicare con Mondadori Valerio Evangelisti non può muoverla giacché Valerio Evangelisti stesso ha pubblicato la sua saga fantapolitica con la casa editrice berlusconiana. Infine, e se fosse un testo comico questa sarebbe la battuta migliore e finale, il fulmen in cauda degno di un grandissimo autore di commedie, poiché Saviano ha la scorta ha iniziato a pensare come la scorta, cioè sta dalla parte dei poliziotti contro gli studenti. Quest’ultimo passaggio di cui non è difficile cogliere la logica (che la scorta di Saviano a furia di prenderlo a randellate gli abbia fatto cambiare idea?) è l’esatto pendant del opposto cliché pasoliniano molto amato dalla destra (e da chi di Pasolini conosce solo quei pochi e “brutti” versi)  sulla necessità di solidarizzare coi poliziotti veri proletari sfruttati contro gli studenti borghesi figli di papà.

terzo ritratto in bianco nero di Valerio Evangelisti

L’equazione è presto fatta e quello che Saviano dice non importa più, perché egli parla da una posizione che è stata con pazienza screditata, ciò che Saviano dice non è credibile e non ha valore. Valerio Evangelisti ci squaderna davanti agli occhi tutti i presunti peccati di Roberto Saviano che non risponde più a i dettami di purezza pseudopolitica, che a ben vedere non sono altro che le posizioni che invece Valerio Evangelisti ha più e più volte ostentato come proprie. Quello che appare chiaro è che, se all’inizio Valerio Evangelisti si lamentava che il successo di un libro come Gomorra non giustifica il fatto che il suo autore possa “pontificare” su tutto, sottintende il fatto che, al contrario, Valerio Evangelisti pur non avendo scritto un libro come Gomorra, ma non avendo mai oltrepassato i confini del giusto, può farlo. Valerio Evangelisti ha il diritto di dirci la sua opinione non perché egli è uno scrittore, buono o cattivo che sia, ma perché la sua posizione è ortodossa rispetto al cliché di una certa militanza. A qualcuno potrebbe sorgere il dubbio che questa ortodossia che viene prima della scrittura giustifichi il Valerio Evangelisti scrittore: cioè egli esiste come scrittore non per meriti estetici ma per meriti ideologici, che, a mio modesto avviso, è  un ottimo punto di partenza per non essere un buono scrittore. E addirittura il sospetto spingendosi più in la potrebbe far pensare che le posizioni dialogiche di Valerio Evangelisti così corrispondenti alle aspettative di un pubblico ben preciso siano del tutto funzionali alla diffusione dei libri di Valerio Evangelisti. Un piccolo cerchio che pare chiudersi perfettamente, a ben guardare.

C’è da dire inoltre che la teorizzazione di uno scrittore come e prima di tutto portatore di una buona idea politica, di uno scrittore come militante, di uno scrittore partigiano e patriota, fa parte della poetica di un nutrito gruppo di scrittori di cui Valerio Evangelisti fa ben parte. Gruppo che, all’occasione s’era arrogato il diritto d’assoldare anche Saviano tra le sue fila, come esempio più alto e di successo oltretutto. La differenza tra un Saviano e un Evangelisti è però ben chiara e non sta solo in questo successo per cui, dalle parole di Valerio Evangelisti, si sente un po’ l’odore dell’invidia: ma dal fatto che Roberto Saviano è prima di tutto un ottimo scrittore, oltre che un intellettuale coraggioso, ed è in conseguenza della sua capacità di scrittore e del suo coraggio di intellettuale che ha il diritto e il dovere di darci il suo punto di vista su quello che accade. Valerio Evangelisti, che pretende di rovesciare la causa e l’effetto, e di farsi buono scrittore in virtù delle sue opinioni, diventa un semplice opinionista, di cui oggi l’Italia è piena (i vari Antonio Scurati, Michela Murgia, Melissa P. e compagnia che infestano i programmi televisivi), non un intellettuale coraggioso né un buono scrittore come  a Valerio Evangelisti piacerebbe. Forse è un po’ banale citare  il verso di Gaber dove opinione è in rima con coglione: ma qui calza a pennello.

(Vedi Su New Italian Epic)

(Vedi sulla critica letteraria in Italia oggi)

(Vedi Da New Italian Epica a Generazione TQ)

ritratto di Valerio Evangelisti come cow-boy

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5 Responses to Valerio Evangelisti, o dei luoghi comuni dello scrittore militante

  1. Daniele Ventre ha detto:

    Sorry, il pezzo acrimoniosamente argomentato profonde ampi mezzi retorici, ma temo che stavolta Evangelisti abbia fin troppa ragione. In pratica Saviano sta finendo per fiancheggiare le posizioni della democratura PdL, che rappresenta la versione italica (contaminata con la mafia e la camorra) della new unaccontable élite che funesta il mondo falcidiando i diritti dei cittadini delle cosiddette democrazie occidentali (e non solo di quelle). Qui non si tratta di piccole prese di parte sull’affezione a questa o quella etichetta politica. La contiguità su varii fronti di Saviano con la destra di governo a me, che sono delle sue parti e so che cosa significa il lerciume dei vari Cosentino & c., sa di tradimento di quella lotta anticamorra che per molti di noi aveva trasformato Saviano in una sorta di icona. Temo che Masaniello, una volta di più avvelenato nella frequentazione con un certo potere, finisca per farsi fregare di nuovo dalla storia.

  2. […] di valori. Si pensi alla quantità di articoli pubblicati online dopo il 14 dicembre; si pensi all’articolo di Roberto Saviano e alla risposta di Valerio Evangelisti. Tutti gli articoli si ponevano le stesse domande: cosa è accaduto il 14 dicembre? Quali nuovi […]

  3. […] Wu Ming non risparmiano autocelebrazioni e, insieme al loro compagno Valerio Evangelisti (vedi qui un articolo in cui si demolisce la sua arrembante carica militante), si compiacciono sul sito […]

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