Sul discorso politico di Vendola e di SEL. Nichi Vendola e La fabbrica di Nichi, C’è un’Italia migliore. Parte II

0. Premessa alla parte II

Nella parte I dell’articolo ci si è soffermati sull’assiologia profonda del discorso politico di Vendola e di SEL. In questa seconda parte considereremo (2) la soglia inferiore e (3) la soglia superiore del campo dell’azione politica di Vendola (e di SEL), (4) il ruolo politico de Le fabbriche di Nichi.

1. Premessa: il concetto di soglia

Individuare la soglia inferiore e la soglia superiore del campo di azione politica di Vendola significa cercare i confini del raggio d’azione di Vendola (e di SEL) nel campo politico. Ci sembra che i confini siano due: una soglia rispetto alla parte militante del campo politico, una soglia rispetto alla parte istituzionale del campo politico. Chiamiamo la prima soglia inferiore e la seconda soglia superiore: la soglia inferiore è infatti una soglia rispetto alla politica “dal basso”, la politica fatta nel territorio; la soglia superiore è invece la soglia rispetto alla politica “dall’alto”, la politica fatta nei palazzi.

Non si tratta di soglie oltre i quali Vendola non può agire: al di là della soglia, Vendola e SEL devono cambiare strategia. Una soglia, infatti, non è la stessa cosa di un limite. Rispetto a un percorso, o a un concatenamento, la soglia è punto ultimo, oltre il limite; il limite è il punto penultimo. Il limite è il punto marginale dal quale valutare il concatenamento, il percorso intrapreso. Coincide con la definizione di punto marginale dell’economia neoclassica. Oltre il punto limite, si comincia un nuovo percorso, si entra in un nuovo concatenamento. La soglia è il punto massimo, il punto di metamorfosi. Oltre il punto di soglia si cambia percorso, si entra in un nuovo tipo di rapporti, in un nuovo regime di valori: si deve adottare una nuova strategia.

Consideriamo il classico caso dell’alcolizzato. L’alcolizzato comincia a bere: a un bicchiere segue un altro, in un percorso, o concatenamento, di bicchieri. L’alcolizzato ha una percezione dell’ultimo bicchiere oltre il quale smette di bere: il bar chiude, la moglie lo attende per la cena, ecc. Ma oltre questo limite, c’è una soglia. L’alcolizzato entra in un nuovo concatenamento: non ce la fa più, beve solo acqua, oppure può entrare in un concatenamento medico, ospedaliero, suicida. La soglia è punto massimo, punto di metamorfosi esterno, che dipende dal concatenamento degli eventi, l’evento di bere, e non più dalla valutazione soggettiva, più o meno razionale, dell’alcolizzato.

2. Soglia inferiore

Nella parte I abbiamo visto che il macrovalore della cooperazione, che si oppone al valore della competizione, contiene i valori del comune e della coesione, il primo orientato verso “il basso”, il secondo di orientamento orizzontale. Si è detto che Vendola e SEL incrociano i precari, la loro voce leale, nel punto condiviso del comune (in particolare nel contenuto: recuperare il valore sociale del lavoro, o dello slogan il lavoro è bene comune). Discorso politico di Vendola e di SEL e voce leale dei precari trovano un punto di congiunzione: nella prospettiva della voce leale, nell’orizzonte dei valori del comune e soprattutto della coesione, i precari non hanno che da guadagnarci da questo incontro.

L’azione politica di Vendola e di SEL si estende ad altri luoghi dei movimenti, incontra altre voci, di cui condivide i contenuti: dall’acqua pubblica all’energia alternativa, dal pacifismo all’indignazione morale contro il governo, fino, per ritornare al tema del lavoro, agli operai metalmeccanici. Sembra quindi che, rispetto ai movimenti, vi sia una piena convergenza sul piano dei valori e una totale condivisione dei contenuti.

Tuttavia vi è una soglia inferiore. Quale? Questa non appare evidente fin da subito, l’armonia sembra totale. Non appare anche perché spesso il divenire politico dei movimenti si inceppa a causa di pretese egemoniche che ne strozzano la vitalità. Penso al discorso pacifista. Cosa avrà mai combinato di così grave il pacifista? Rimanendo legato agli stereotipi, ha impedito di ripensare al pacifismo come pratica del conflitto sociale. Non era certamente un punto di svolta facile: ma, con un certo sforzo, ci si poteva arrivare (NB: la ragion comune pacifista mostra come la conclamata intelligenza collettiva possa essere un pesante fardello, colmo di cliché, di cui è difficile liberarsi).

Che cos’è questo punto di svolta? Si tratta di una soglia – la soglia inferiore – oltre la quale cambiano i concatenamenti, i tipi di rapporti, i regimi di valori. Cosa sarebbe accaduto in questo punto di svolta? Il pacifismo, da stereotipo di bella e colorata manifestazione di piazza, si sarebbe trasformato in pratica del conflitto sociale. Sarebbe entrato in un nuovo processo: non più il processo del Family Day di sinistra, o anche della solidarietà occidentale, ma un nuovo processo, il processo del conflitto sociale.

È importante sottolineare che questo nuovo processo non lo si trova già pronto, oltre la soglia: va articolato, va costruito. Le soggettività non sono, come afferma Toni Negri, semplificando, “ontologicamente” delle resistenze nei rapporti di forza che compongono il piano del capitale (per una critica alla posizione ontologica vedi Congetture e confutazioni politiche 7. Nota). All’ontologia dei rapporti di forza preferiamo una semiotica dei rapporti di forze. Per divenire resistenze, per entrare in un concatenamento di resistenze (divenire-resistenza), le soggettività vanno costruite, articolando un nuovo processo, un processo che manca, che non si vuole frequentare, che viene spesso evitato: il processo della lotta di classe, o del conflitto sociale.

Che cosa è diventata oggi la lotta di classe? Il discorso di Toni Negri ci guida in questo difficile percorso. Noi ci siamo limitati, qualche tempo fa, a un confronto tra due manifestazioni di Roma: quella del 16 ottobre e quella del 14 dicembre. Sarebbe concedere troppo dire che il 14 dicembre c’è stata lotta di classe: non vogliamo fare di queste affermazioni avventate. Tuttavia il 14 dicembre sarebbe potuto accadere qualcosa – qualcosa che poi non è accaduto: il punto di metamorfosi, la soglia inferiore; nuovi tipi di rapporti, nuovo regime di valori. Si pensi alla quantità di articoli pubblicati online dopo il 14 dicembre; si pensi all’articolo di Roberto Saviano e alla risposta di Valerio Evangelisti. Tutti gli articoli si ponevano le stesse domande: cosa è accaduto il 14 dicembre? Quali nuovi tipi di rapporti? Quali rapporti di forze erano in campo? Quali valori circolavano? Cosa possiamo dire di quelle soggettività? A noi è sembrato giusto, con cautela, parlare ancora di blocco nero, considerando questo come un attore collettivo: al di là del nome, ciò che ci è sembrato importante era sottolinearne l’azione compatta, di gruppo. E per sottolineare che non si trattava della stessa composizione eterogenea che non era affatto una voce leale, che ha costruito la manifestazione senza uno slogan, portando direttamente il conflitto sotto le sedi istituzionali, ma di una sorta di suo aiutante (o di antagonista, secondo molti, che ha “sporcato” la manifestazione), che ne ha intensificato la dimensione conflittuale.

Ecco l’instabilità di un simile evento, la sua delicatezza. Lì è accaduto qualcosa, o per meglio dire, lì e seguendo quell’evento, sarebbe potuto accadere qualcosa. Cosa è accaduto? Qualcosa che non è accaduto: il punto di svolta, il punto di metamorfosi. Non si è costruito un nuovo percorso di resistenze, non si sono articolate soggettività dentro i rapporti di forze. Si è ripiegato sulla voce leale, che ha comunque caratterizzato la maggior parte delle proteste dallo scoppio della crisi.

La convergenza di Vendola e di SEL con i movimenti si ha nel punto d’incontro con la voce leale. Non vi è alcun punto di incontro con il conflitto sociale. Quest’ultimo è il punto di svolta, di metamorfosi, di rottura. Tuttavia la maggior parte delle proteste è condotta dalla voce leale. Questa si rivolge alle istituzioni, alla politica istituzionale: proprio per tale ragione, incrociando Vendola e SEL sul piano dei valori, in quanto potenziali porta-voci, non ha che da guadagnarci da questo incontro. Dalla prospettiva della voce leale, il punto di incontro con Vendola e SEL non è una soglia, ma un nuovo limite: un nuovo punto di valorizzazione del percorso spostato più in avanti, che non provoca cambiamenti nei rapporti e nei valori, ma che intensifica, fa crescere in potenza il percorso intrapreso.

Ci sembra di avere individuato la soglia inferiore del campo d’azione politica di Vendola e di SEL: il conflitto sociale. In questo nuovo percorso, rapporti e valori di comune e di coesione diventano fragili, quasi inservibili. Si tratta di un percorso difficilmente e raramente intrapreso.

3. Soglia superiore

Vi è una soglia superiore nella parte istituzionale del campo politico. Una soglia rispetto alla politica “dall’alto”. È facile capire di cosa si tratta: del PD.

Si può riassumere il punto in questi termini: “Vendola può anche vincere le eventuali primarie per il candidato di centro-sinistra, ma quanti voti prenderebbe SEL? È poco probabile che superi il PD. Dunque, se il centro-sinistra vincesse le elezioni, il PD sarebbe il partito di maggioranza nel governo”. Cosa significa questo? Che SEL non potrà non essere soggetto alle strategie del PD in fatto di politiche di governo. Il PD non è certamente tutto nero: vi sono punti di convergenza e punti di divergenza.

Facciamo un passo indietro: prima delle elezioni si formulano programma e alleanze. Qual è la strategia del PD? Quali sono i punti del programma del PD? Un piano nazionale per le riforme, un piano sulle liberalizzazioni, un progetto alternativo per la crescita. Per non parlare delle intenzioni sulle alleanze di governo. Tutto ciò può non essere entusiasmante, ma il PD resta il primo partito di un eventuale governo di centro-sinistra.

Per tale ragione bisognerebbe rovesciare i termini del discorso: non chiedersi solo “cosa pensa il PD di Vendola?” (è un poeta, un ciarlatano, un prestigiatore ecc.), ma “cosa pensa Vendola del PD?”. Cosa ne pensa in termini di strategie politiche, a livello istituzionale? Non ci si deve limitare a dire che “la strategia politica del PD è fallita”: primo perché tale strategia non ha avuto ancora l’occasione, a livello nazionale, di essere praticata; secondo perché, anche accettando il fallimento della strategia, tuttavia il PD insiste in un percorso di allargamento delle alleanze, ritenendosi (non a torto) il solo partito che ha i numeri relativi per formare una maggioranza alternativa a Berlusconi. In questo modo è possibile comprendere la portata di questa soglia superiore: il campo d’azione politica di Vendola e di SEL non può penetrare nel territorio delle strategie politiche del PD.

Anche in questo caso, il processo oltre la soglia superiore non pre-esiste, ma dipende dall’agire dagli attori in gioco, dal loro modo di relazionarsi gli uni agli altri. Si potrebbe anche immaginare una piena concordia tra SEL e PD, e in tal caso non si porrebbe il problema di una soglia superiore: per es., si può immaginare che dal PD fuoriescano tutti i centristi, i veltroniani, i pro-Marchionne ecc.; allo stesso modo, non si porrebbe il problema della soglia inferiore se tutte le proteste rimanessero nei limiti della voce leale, senza più il “rischio” del conflitto sociale.

4. Le fabbriche di Nichi

Veniamo all’ultimo punto: che cosa sono Le fabbriche di Nichi? Qual è il loro ruolo politico? Rievocando un’affermazione che abbiamo estratto dal manifesto di SEL – “ci vuole cultura e struttura” – dobbiamo porre il problema della struttura.

In C’è un’Italia migliore si parla de Le fabbriche di Nichi nelle ultime pagine (pp. 170-177). Seguiamo le tappe.

Prima tappa: nascita de Le fabbriche di Nichi. Queste nascono nel 2009 per rispondere alla domanda “che ha fatto Nichi Vendola nei suoi 5 anni di governatore della Puglia?”, e diffondere la conoscenza dei risultati. Dove? Nel territorio pugliese. Sono quindi un’entità a metà fra un comitato elettorale e un ufficio di propaganda (in un periodo non elettorale).

Seconda tappa: riconoscimento de Le fabbriche di Nichi. Tale riconoscimento non può che provenire da Vendola. Avviene 15 novembre 2009. La fabbrica di Nichi (p. 172)

“è un movimento di partecipazione popolare, a difesa di un’esperienza di governo. Un’inedita alchimia tra vicende di palazzo e mobilitazione di piazza”.

Un “movimento popolare”, quindi, ma “a difesa di un’esperienza di governo” e in particolare del governatore. In questo senso si chiama La fabbrica “di Nichi”: a difesa di Nichi, per Nichi, con Nichi, grazie a Nichi.

Terza tappa: primarie del 2010 per la scelta del candidato di centro-sinistra alle elezioni regionali della Puglia. La fabbrica di Nichi si attiva, diventa (p. 173)

“una comunità di attivisti [che] genera una nuova forma di organizzazione. Non un semplice strumento di campagna elettorale, ma un vero e proprio progetto di partecipazione. Una piattaforma in grado di coinvolgere volontari di tutta la Puglia in un processo di attivazione e connessione in cui idee, proposte e informazioni di ogni genere nascono e si diffondono in tutta la regione, attraverso il web e la realizzazione di iniziative sul territorio”.

Quindi un “laboratorio politico”. Abbiamo visto sopra il perché dell’espressione “di Nichi”. Da quest’ultima citazione si capisce il perché del termine “fabbrica”: si tratta di un’organizzazione di attivisti e volontari che spontaneamente creano, lavorano, inventano idee, proposte, informazioni per la campagna elettorale di Vendola e per l’attività politica di Vendola. Proprio come un’organizzazione di lavoratori creativi, di lavoratori della conoscenza. Prendiamo sul serio il termine “fabbrica” come luogo di produzione”. Cosa fanno Le fabbriche di Nichi? Producono per il marchio di Vendola. Non si tratta di produzione materiale, ma di produzione simbolica. È una fabbrica di creativi. Vendola è il “padrone” della fabbrica: (p. 176)

“Il nome: La fabbrica (di) nichi – in cui di non è la preposizione che indica l’appartenenza ma il complemento di origine – non è la ricerca di un leader, ma l’origine di una narrazione alternativa”.

Affermazione di grande ingenuità: Nichi è “la famiglia” de Le fabbriche di Nichi: appartengono a Vendola e Vendola ne è all’origine – come, per es., gli Agnelli sono la famiglia cui appartiene la Fiat e che è all’origine della Fiat. In realtà di indica l’appartenenza: l’appartenenza a un territorio del campo politico che è quello di Nichi Vendola. Le fabbriche di Nichi non possono che operare all’interno del campo d’azione politica di Vendola. Inoltre di è un complemento di origine: la fabbrica “nasce” da Vendola, ossia Vendola è all’origine della fabbrica. Le fabbriche effettuano per Vendola produzione simbolica: producono narrazioni, idee, novelle, brani di racconto, dati culturali, ecc.

In La fabbrica di Nichi, quindi, (a) “fabbrica” sta per organizzazione di lavoratori creativi (o lavoratori della conoscenza), in un’accezione del termine “fabbrica” che rimanda al paradigma della “creatività”; (b) “di” è complemento di specificazione che indica l’appartenenza e l’origine: Le fabbriche di Nichi sono nate dall’esperienza di governatore di Vendola, per diffondere i risultati positivi del suo primo mandato di governatore, e appartengono a Vendola in quanto operano nel campo d’azione politica di Vendola; (c) “Nichi” è il marchio di fabbrica, per il quale Le fabbriche di Nichi fanno produzione simbolica: producono narrazioni, idee, proposte, informazioni, ecc.: distribuiscono nel territorio i loro prodotti registrati col marchio “Nichi”, diffondendo il campo d’azione politica di Vendola sul territorio.

Queste sono Le fabbriche di Nichi. Non un’agenzia di marketing politico, non solo un comitato elettorale o un ufficio di propaganda, ma un laboratorio politico nel senso di “organizzazione politica creativa”, organizzazione politica dove operano lavoratori creativi per spargere e diffondere sul territorio il campo d’azione politica di Vendola. In questo senso, operano all’interno di questo campo d’azione.

5. Conclusione

Non si può non riconoscere la novità di questo quadro politico. Tuttavia non vogliamo azzardare previsioni, dire come andrà a finire con Vendola, né dare consigli, dire cosa Vendola deve fare. Cerchiamo di evitare questo stile da articolista propenso alla diplomazia e automunito di funzioni oracolari.

Noi non faremo ciò che ha fatto Samuele Mazzolini con l’articolo L’eziologia politica di Vendola, pubblicato su Lo straniero di aprile. Leggiamo questo articolo, che è un esempio della confusione nella quale vive la cultura di sinistra grazie a gente come Mazzolini.

Mazzolini pretende di fare, fin dal titolo, dell’eziologia di Vendola: cosa non da poco! Non si capisce se “politica” stia per “eziologia a partire da un pensiero situato”, cioè non oggettiva ma di qualità politica, o stia per la natura della ricerca delle cause, “eziologia nella terra politica di Vendola”.

Le prime righe dell’articolo sono condivisibili. Va bene attenersi allo “sdoganamento dell’area radicale”, anche se già questa affermazione non ha controprova: dove ha trovato i dati di una fuoriuscita del popolo del PD verso Vendola? Ecco emergere la funzione oracolare.

Pessima, invece, la seconda parte dell’articolo. Mazzolini veste i panni del diplomatico. Afferma che Vendola fa “un implicito recupero del pensiero gramsciano e la sua declinazione al contesto politico odierno”: è solo un’altra boutade come, poco sopra, la “convergenza marcusiana della sinistra riformista verso il centro”? Cosa è questo recupero del “pensiero gramsciano”?

Mazzolini esprime pensieri luminosi come “la ricerca del dialogo con il popolo del Family day”. Purtroppo non è così acuto da usare “Family day” per “Family day di sinistra” come facciamo noi – che chiaramente siamo molto più acuti – quando parliamo della manifestazione pacifista di piazza.

Così per l’aspirante diplomatico la “delicata riesumazione della questione cattolica” è “l’esempio più ambizioso e riveltatore” della novità della politica di Vendola. A tal proposito, leggiamo questo passo:

“Abbandonati gli azzardi delle sfide alle zone rosse infatti, la nuova stella polare è diventata quella di ricamare la proposta politica intorno alle tradizioni e alla realtà più radicate all’interno della società italiana”.

Quando mai Vendola andava per manifestazioni violando le zone rosse? Mazzolini mette insieme Vendola e conflitto sociale, che è una cosa inconcepibile.

Ma, anche se cerchiamo di essere indulgenti, e pensiamo che qui si stia parlando di ciò che noi abbiamo chiamato (rigorosamente) voce leale, dove finiamo? Quale è la “stella polare” (termine che ricalca il linguaggio vendoliano e che dimostra che Mazzolini non ha capacità di analisi)? “Ricamare (ancora il vendolismo!) la proposta politica intorno alle tradizioni e alla realtà più radicate all’interno della società italiana”.

Mazzolini merita una sonora bocciatura. Stiamo parlando della Lega Nord o di SEL? Questo significa “recupero del pensiero gramsciano” secondo lo studente laureato a Oxford? Forse Gramsci avrebbe fatto un’analisi della composizione della società italiana; forse bisogna ragionare nei termini delle categorie gramsciane di /città VS periferia/; forse, se avesse studiato Gramsci, Mazzolini ne saprebbe più dell’Italia e non direbbe fandonie simili. Secondo lui Vendola dovrebbe fare del provincialismo? Fare come la Lega Nord? Secondo lui il “popolo del Family Day” è espressione di una cultura di prestigio, capace di estendere la propria egemonia sulle culture periferiche? (Stiamo usando categorie gramsciane, Mazzolini!). O l’Italia non è pervasa forse da un certo provincialismo?

Non augurerei mai a Gramsci di essere letto da Mazzolini. E non voglio dilungarmi oltre in questa lettura. Spero solo che Vendola non voglia mai fare del giovane Mazzolini un suo consigliere politico, sennò dovrà fare del dialogo col “popolo del Family Day” (?) un punto cardinale del suo programma politico. Forse Mazzolini è un prete mancato, certamente ama fare il bo-bo. E come tale, alla fine, dà i suoi consigli, idiozie non meritevoli di un rigo.

Ci dispiace che Lo straniero pubblichi simili cavolate. Ma consigliamo lo stesso la lettura del suo articolo: è infatti grazie a gente come Mazzolini, che gravita intorno al campo politico di Vendola, e non grazie al PD, che la sinistra è culturalmente inebetita.

Annunci

One Response to Sul discorso politico di Vendola e di SEL. Nichi Vendola e La fabbrica di Nichi, C’è un’Italia migliore. Parte II

  1. […] La parte I è dedicata al punto (1). Dei punti (2), (3), (4) diremo nella parte II. […]

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: