La sinistra e gli intellettuali. Ovvero: quanto giovano alla sinistra gli intellettuali?

Un tentativo di unire la sinistra

Il problema della sinistra

La sinistra del ‘900 è stata ad egemonia marxista. Simbolicamente, con il crollo del muro di Berlino, il marxismo ha perso la sua egemonia – a dire il vero erosa già almeno dal ’68.

L’opposizione sinistra / destra si può costruire in modi diversi: filosofici, politici, economici, sociali. Si possono stilare liste di valori ma in questo modo non si definisce storicamente questa opposizione. Tuttavia, mentre a destra si è passati da un’egemonia nazionalista a un’egemonia neo-liberista, per quel che riguarda la sinistra non si capisce quale sia la corrente ideologica egemone. Il socialismo? Non esiste una sua chiara formulazione ideologica. La socialdemocrazia, il keynesismo? Non sembrano, tuttora, aver guadagnato forza egemonica. Il mix di marxismo e keynesismo? Mi pare una formula astratta. L’economia sociale di mercato – di stampo giovanneo e ropkiano? È fin troppo sconosciuta per diventare corrente egemonica.

A queste correnti principali, bisogna aggiungere le idee che gravitano nella costellazione della sinistra e rappresentano delle spinte all’enunciazione di diritti; ciò che, tuttavia, non ha la forza di costituire corrente ideologica: questione femminile, questione omosessuale, questioni civili, libertà religiosa, questione ambientale ecc.

Di queste idee, formule teoriche che si presentano come correnti ideologiche – non a caso post-sinistra – sono de-generazioni ideologiche: decrescita, teoria dei beni comuni, anche il multiculturalismo. Sono tasselli, pezzi di un puzzle di cui non si conosce l’immagine da ricostruire (come si fa a ricostruire un puzzle se non si sa cosa bisogna ricostruire?).

Dall’articolo di Rossana Rossanda su “il manifesto” del 19/09/12, Da dove ripartire:

le difficoltà di una ‘sinistra’ sempre meno omogenea nell’interpretare contraddizioni e bisogni di un assetto sociale investito dalla crisi del socialismo reale e dal mutare della scena internazionale [dopo il 1945].

Poco dopo si parla delle “sinistre”.

Non esiste né launa sinistra dopo il 1989; esistono le sinistre. Non esiste possibilità di federare, connettere le sinistre perché manca una direttrice ideologica, una forza egemonica, una valenza che attrae i valori che gravitano intorno alla sfera della sinistra. La sinistra, dopo il 1989, è storicamente frammentata, costitutivamente “sinistre”.

In Italia la sinistra del secondo dopoguerra ha manifestato un importante senso delle istituzioni. Ma come non notare quella scollatura, un tempo retta da valori mitici (la Resistenza, la bandiera rossa), egemonici, che si è creata negli anni ’70 tra la società civile, il cui senso delle istituzioni era senso civile, e il Pci, il cui senso delle istituzioni riguardava uno Stato composto di forze democristiane? Un cittadino di fede comunista, allora, poteva ben dire: “Condivido con il Partito il senso delle istituzioni. Ma io non posso credere in quelle istituzioni governate dai democristiani. Il mio senso civile è, sì, di ispirazione nazionale, ma non è deferenza verso lo Stato. Io non mi riconosco in questo Stato democristiano”.

Le sinistre riflettono molto sugli anni ’80 e ben poco sui ’70 (se non per elogiare il ’77 o condannare il terrorismo). In questo decennio è riemersa la frattura società civile VS Stato e l’incrinatura dei rapporti della politica con il tessuto socio-politico. Il referendum sul divorzio e poi quello sull’aborto sono casi importanti per studiare, nella lunga durata, queste discontinuità. Senza formulare ragionamenti controfattuali, si può dire che il problema si è intensificato a causa del mancato divenire-istituzionale del Pci, nascosto nel compromesso storico (o meglio nella formula, per nulla proiettabile su spazio politico, e perciò significativa, delle “convergenze parallele”), ovvero della mancata trasformazione del Pci da partito di opposizione a partito di governo.

Nessuna immagine del puzzle. Come mettere insieme i tasselli? Nessun progetto politico: come proporsi quale partito di governo? Il Pci ha evitato queste domande.

Sono convinto che questo problema, la mancanza di egemonia, di una corrente ideologica dominante, riguardi almeno tutta l’Europa.

Il problema degli intellettuali

Intellettuale di sinistra

È curioso e notevole l’elenco di libri e saggi pubblicati negli ultimi cinque anni sulla sinistra: sulla sua crisi, la necessità di ripensarla, di darne un piccolo sunto storico, di suggerire qualche consiglio o ammonimento, oppure di farla finita con questa e, di conseguenza, con la tradizionale opposizione Sinistra VS Destra.

Premetto che:

  • prendo come data di partenza le elezioni del 2008, quelle che segnarono il ritorno di Berlusconi;
  • considero solo libri di autori italiani, che dunque riguardano specificamente il nostro panorama politico, escludendo saggi di scienza politica o di riflessione generale sullo stato presente della politica o sulla Costituzione;
  • inserisco alcuni esemplari di temi dibattuti a sinistra: beni comuni, laicità, ambiente, cooperativismo, omosessualità; si potrebbero aggiungere cultura degli italiani, berlusconismo, migranti, multiculturalismo, riformismo, neo-liberismo; così, tanto per ricordare che gli intellettuali pensano molto;
  • bisogna tenere conto di pressoché tutti i volumi delle riviste ItalianiEuropeiMicromegaAlternative per il socialismoResetCritica liberale, di buona parte dei numeri delle riviste Lo stranieroDiarioIl Mulino, del settimanale Left, dei siti web Tam Tam democraticoSbilanciamociSinistra in rete. Certamente ne dimentico qualcuno.

Ecco l’elenco.

2013 (aggiornato a giugno)

Piero Sansonetti, La sinistra è di destra; Matteo Renzi, Oltre la rottamazione; Alex Foti, Essere di sinistra oggi: guida politica al tempo presente; Carlo Galli, Sinistra: per il lavoro, per la democrazia; Massimo D’Alema, Controcorrente: intervista sulla sinistra al tempo dell’antipolitica; Walter Veltroni, E se noi domani. La sinistra che vorrei; Vladimiro Giacché, Ci fu una volta la sinistra: ovvero il silenzio dei post-comunisti; Alberto Lucarelli, La democrazia dei beni comuni; Alberto Lucarelli, La democrazia possibile. Lavoro, beni comuni, ambiente per una nuova passione politica.

2012

Michele Salvati, Destra e sinistra: le radici della dicotomia e il caso italiano; Salvatore Biasco, Ripensando il capitalismo: la crisi economica e il futuro della sinistra; Paolo Ferrero, Pigs: la crisi spiegata a tutti; Fausto Bertinotti, Le occasioni mancate: 1991-2001-2011; Pietro Reichlin, Pensare la sinistra: tra equità e libertà; Luca Taddio, Quale filosofia per il partito democratico e la sinistra; Matteo Orfini, Con le nostre parole: sinistra, democrazia, eguaglianza; Matteo Renzi, Stil novo; Bruno Jossa, Cooperativismo, capitalismo e socialismo: una nuova stella polare per la sinistra; Stefano Fassina, Il lavoro prima di tutto: l’economia, la sinistra, i diritti; AAVV, Teatro Valle Occupato. La rivolta culturale dei beni comuni; Maria Rosaria Marella, Oltre il pubblico e il privato. Per un diritto dei beni comuni; Stefano Rodotà, Il diritto di avere diritti.

2011

Federico Rampini, Alla mia sinistra: lettera aperta a tutti quelli che vogliono sognare con me; Paolo Favilli, In direzione ostinata e contraria: per una storia di Rifondazione Comunista; Davide Allegranti, Matteo Renzi: il rottamatore del Pd; Salvatore Biasco, La crisi e la sinistra europea; Pierluigi Bersani, Come abbiamo vinto i referendum. Dalla battaglia per l’acqua pubblica alla democrazia dei beni comuni; Alberto Lucarelli, Beni comuni. Dalla teoria all’azione politica; Ugo Mattei, Beni comuni. Un manifesto; Ugo Mattei, L’acqua e i beni comuni; Stefano Rodotà, Elogio del moralismo.

2010

Nichi Vendola, Riaprire la partita: per una nuova generazione di buona politica; Mattia Granata, Sinistra e mercato: un matrimonio difficile, ma necessario; Carlo Galli, Perché ancora Destra e Sinistra; Cristina Cosentino, Vendola il volto nuovo della sinistra; Franco Cazzola, Qualcosa di sinistra: miti e realtà delle sinistre al governo; Aldo Eduardo Carra, Un paese da scongelare: troppe disuguaglianze e poca mobilità sociale; una sfida per la sinistra; Emilio Carnevali, Liberista sarà lei! L’imbroglio del liberismo di sinistra.

2009

Alberto Burgio, Senza democrazia. Un’analisi della crisi; Nicola Tranfaglia, Vent’anni con Berlusconi: 1993-2013, l’estinzione della sinistra; Jacopo Tondelli, Sceriffi democratici: la metamorfosi della sinistra; Adriano Sofri, Il nodo e il chiodo: il libro per la mano sinistra; Alberto Abruzzese et al., Ricominciamo dalle periferie: perché la sinistra ha perso a Roma; Marco Revelli, Sinistra e destra: l’identità smarrita; Augusto Illuminati, Per farla finita con l’idea di sinistra; Stefano Rodotà, Perché laico; Francesco Raparelli, La lunghezza dell’Onda: fine della sinistra e nuovi movimenti; Mario Morcellini e Michele Prospero, Perché la sinistra ha perso le elezioni?; Luigi Manconi, Un’anima per il PD: la sinistra e le passioni tristi; Jacopo Iacoboni, Profondo rosso: la sinistra perduta; Franco Giordano, Nessun Dio ci salverà: riflessioni sulla sinistra italiana tra sconfitta e speranza scritte con Andrea Colombo; Biagio De Giovanni, A destra tutta: dove si è persa la sinistra?; Salvatore Biasco, Il deficit della proposta politica: per una cultura da ricostruire della sinistra; Michele Dalai, E’ facile smettere di perdere se sai come farlo: idee di sinistra per la nostra sinistra, subito; Gianni Cuperlo, Basta zercar: sinistra, traslochi, Partito Democratico; Vannino Chiti, La sinistra possibile: il Partito Democratico alle prese con il futuro; Salvatore Biasco, Per una sinistra pensante: costruire la cultura politica che non c’è; Giovanni Bianchi, Solo la sinistra va in Paradiso; Alessandro Amadori, Silvio tu uccidi una sinistra morta! Perché Berlusconi ha vinto e vincerà ancora; Sabino Acquaviva, La fine di un mito: destra, sinistra e nuova civiltà.

2008

AAVV, Sinistra senza sinistra; AAVV, La sinistra e l’economia; AAVV, Sinistra e Destra allo specchio; Raffaele Simone, Il mostro mite: perché l’Occidente non va a sinistra; AAVV, Senza più sinistra: l’Italia di Bossi e Berlusconi; Costanzo Preve e Luigi Tedeschi, Alla ricerca della speranza perduta: un intellettuale di sinistra e un intellettuale di destra “non omologati” [sic] dialogano su ideologie e globalizzazione; Federico Fornaro, L’anomalia riformista: le occasioni perdute della sinistra italiana; Ferruccio Capelli, Sinistra light: populismo mediatico e silenzio senza idee; Danilo Breschi, Sognando la rivoluzione: la sinistra italiana e le origini del ’68; Riccardo Barenghi, Eutanasia della sinistra; Marco Alfieri, Nord terra ostile: perché la sinistra non vince; Fulvio Grimaldi, Mamma ho perso la sinistra.

Si possono notare

  • un numero maggiore di pubblicazioni negli anni 2009 (dopo la sconfitta elettorale) e 2012 (prima delle elezioni);
  • due libri su/con Vendola nel 2010 (quando questi chiedeva le primarie del centrosinistra sentendo vicine le elezioni e l’occasione di diventare il leader);
  • due libri di Renzi e uno su Renzi tra il 2011 e il 2013;
  • una serie di pubblicazioni piuttosto lugubri nel 2008 (anno della débacle della seconda esperienza del governo di centrosinistra).

Ovviamente questo elenco non comprende movimenti nati, tuttora vivi o nel frattempo morti nel periodo considerato; articoli su giornali, su settimanali, web; appelli a costituire una “rete di tutte le sinistre”, dispute in assemblee; interviste a politici, intellettuali, docenti universitari; lettere al direttore, interventi sulla stampa culturale e sulle terze pagine; qualsiasi altro testo di statuto militante. Ma, ahimé, non credo di aver fornito una bibliografia esaustiva. Me ne scuso.

Non so se qualcuno, notando la fortuna editoriale (certamente di produzione, non so se anche di lettori) della sinistra, ne abbia scritto da qualche parte. Penso sia un tema interessante in un paese, come il nostro, in cui la sinistra riesce a non-vincere le elezioni arrivando prima, o a vincerle per governicchiare qualche anno fino allo scoppio di litigi interni.

Possibile che, pur contando su un così vasto numero di menti pensanti, invece di conquistare nuovi voti, la sinistra veda erodersi il consenso anche nelle “regioni rosse”? Non sarà forse che l’intellettuale di sinistra, più che inutile, è nocivo?

La sinistra, si può dire, assomiglia a quel tale che cammina trafelato e occhialuto a testa bassa e con parecchi giornali e libri sotto braccio, costantemente preoccupato di mantenere con coerenza la sua strada, pur ignorando di quale strada si tratti (cooperazione, socialdemocrazia, “ripensare il Welfare State”, nuovo socialismo o liberismo di sinistra) e verso dove voglia andare.

Chi ha voglia di riflettere sulla sinistra come condizione storica (“che cos’è la sinistra?”), o esistenziale (“che vuol dire essere di sinistra?”), o tragica (“dove è finita la sinistra?”) dovrebbero tenere conto dei molti rimandi che troveranno all’interno delle diverse pubblicazioni.

Altri, considerata la mole bibliografica e lo scarso peso dell’argomento nella effettiva vita politica (perfino in quella di un partito o di un movimenticchio), potrebbero studiare il fenomeno, se questo, cioè, possa aspirare, negli anni, a diventare un elenco pantagruelico.

(NB 25/07/2013: Renzi compra libri alla Feltrinelli di Roma. Chi se ne frega – si direbbe; e invece no! Ci interessa eccome sapere che (a) Renzi acquista un libro dell’idraulico fallito Zygmunt Bauman (quello che scrive di società e persone liquide senza riuscire a trovare la manopola per chiudere il rubinetto): poi ci si chiede il perché questi politici non capiscono punto quel che accade oggi; (b) Renzi non acquista nemmeno un libro sulla sinistra! Come può prendere parte a dibattiti in cui ci si chiede “che cosa è, oggi, la sinistra”? I libri sopra elencati dovrebbero essere letture obbligatorie, come la lettura di Schlegel, Novalis, Coleridge ecc. per coloro che si occupano di Romanticismo).

(NB 26/07/2013: il lettore curioso può seguire l’interessante dibattito sulle pagine culturali del quotidiano “la Repubblica”. Oggi tocca a Staino, secondo il quale essere di sinistra è quasi un dono naturale di sensibilità verso l’Altro. Non è una citazione letterale: ho ascoltato l’articolo letto su Radiotre mentre sbuffavo più per Staino che per il caldo. Giunto in biblioteca, trovo fresco fresco Antonio Polito, In fondo a destra. Cent’anni di fallimenti politici. Mi basta che ci sia scritto “destra”. Di altri libri, nuovi o vecchi, non ricordo il titolo. Poi sul sito di Micromega trovo di Alfonso Gianni Il futuro del possibile soggetto politico nuovo della sinistra. Non lo leggerò mai: non concordo con la distribuzione degli aggettivi da parte dell’autore – o del redattore. Possiamo dire di averne abbastanza per l’estate? Attendiamo con ansia notizie sulle future assemblee del PD).

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2 Responses to La sinistra e gli intellettuali. Ovvero: quanto giovano alla sinistra gli intellettuali?

  1. articolotreLuca ha detto:

    tema centrato, ma analisi fallita. Dopo il marxismo nulla? Non direi: una cultura precisa c’è stata: il “liberismo di sinistra”. Altro conto è invece dire, come forse suggerisce l’articolo, che si è trattato di una cultura totalmente devastante, sotto ogni punto di vista. L’elenco di libri citato non è un’analisi della cultura della cd attuale sinistra. E poi: l’attuale sinistra egemone siamo davvero sicuri che si possa definire ancora “sinistra”? Ne dubito fortemente. Forse alcuni, molti di loro, soprattutto nelle regioni rosse, ne sono convinti e in parte qualche cosa è rimasto ancora vivo. Ma le scelte di fondo non sono nemmeno inseribili nella tradizione liberale, tanto meno in quella socialdemocratica o keynesiana.

  2. Giorgio ha detto:

    Sono d’accordo, non mi pare di aver scritto cose discordanti con il tuo commento. Penso che se l’attuale “sinistra egemone” (qualunque sia) non si possa definire “sinistra”, allora non esiste più un’identità di sinistra. “Sinistra” resta lo spazio relativo rispetto a qualcos’altro che sta a destra. Niente di più di una topologia. La proliferazione di libri su/di/con/contro la sinistra è segno di questo vuoto: un tentativo di colmare la perdita dell’identità. La domanda è: a cosa serve, oggi, l’intellettuale di sinistra? A chi giova tutta questa editoria?

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