Su alcune riflessioni del giornalista filosofo

Non ho mai letto un libro di Eugenio Scalfari. Non per un qualche pregiudizio, ma semplicemente perché non ne ho il tempo e ho da leggere molte altre cose che ritengo più utili e importanti. Tuttavia non posso astenermi dal riflettere su alcuni suoi recenti scritti d’occasione.

Si tratta di un editoriale pubblicato su “L’Espresso” e di due editoriali pubblicati su “la Repubblica”. Sono appuntamenti consueti per il lettore del settimanale e del quotidiano.

L’editoriale bisettimanale che mi interessa s’intitola “Una scintilla per la nostra anima” e risale al 5 settembre 2013 e lo chiamerò “editoriale filosofico”.

I due editoriali domenicali sono “Le risposte che i due Papi non danno” del 7 luglio 2013 e “Le domande di un non credente al papa gesuita chiamato Francesco” del 7 agosto 2013. Riguardo a questi ultimi due, per mia comodità faccio riferimento all’intervento “La pecora smarrita” del 11 settembre 2013, nel quale si sintetizzano le domande rivolte al papa sotto forma di un rapido elenco. Prenderò in considerazione solo le domande che non mi risultano chiare. Chiamerò questo gruppo di articoli “editoriali teologico-filosofici”.

***

L’editoriale filosofico si occupa dell’anima. Secondo Scalfari

viviamo la fase finale di un’epoca – quella della modernità – dominata dalla potenza di quattro forze: la tecnologia, l’economia, la scienza, l’anima.

Quest’ultima forza è la più curiosa.

L’anima è il centro dove si incrociano le sofferenze di quanto sta accadendo, della vertigine che ci circonda, del futuro che ci attraversa, dei sogni che non si realizzano.

Ma l’anima è altresì

il pensiero creativo che ha messo in moto questa fase d’epoca

e

questa fase d’epoca è dunque il dramma dell’anima che ne è la protagonista.

Vi sarebbe un’anima personale:

la nostra essenza che chiamiamo io

e un’anima universale. La prima è crocevia di desideri, passioni, aspirazioni, sogni; si potrebbe dire: di tutto ciò che non è ragione. Ma l’io sarebbe, in questo modo, ciò che non è ragione. La seconda sarebbe propriamente la quarta forza che domina l’epilogo dell’epoca moderna. Tuttavia questa forza, secondo Scalfari, è nello stesso tempo ciò che ha messo in modo questa fase d’epoca e ciò che soccombe alla

potenza intrinseca delle forze che l’hanno espropriata.

Dunque l’anima è ciò che avrebbe messo in moto l’epilogo della modernità, la qualcosa è nello stesso tempo

il dramma dell’anima.

Forse Scalfari sostiene che l’anima ha creato l’epoca moderna, sperando nella felicità, ma perdendone poi il controllo. A meno di non pensare che l’anima, in quanto sede probabile di fenomeni non razionali, sia causa dell’epilogo della modernità. Infatti, in questo senso, ne potrebbe essere una forza. Ma l’anima risulta espropriata dalla potenza delle forze che segnano la fine dell’epoca moderna. Ma tra queste forze dovrebbe esserci la stessa anima.

In sintesi, Scalfari filosofeggia su:

  • (a) anima personale e anima universale;
  • (b) anima personale come probabile sede di fenomeni non razionali eppure “essenza che chiamiamo io”;
  • (c) anima universale come pensiero creativo che ha messo in moto “questa fase d’epoca” (della modernità o della fine della modernità) eppure ciò che soccombe alla potenza delle forze che la espropriano eppure forza a sua volta dominante nella fine dell’epoca moderna.

***

Gli editoriali teologico-filosofici condensano delle riflessioni e delle domande rivolte a papa Francesco. Ecco le domande che mi sembrano da segnalare, ciascuna seguita da un breve commento.

Domanda 1.  La modernità illuminista ha messo in discussione il tema dell'”assoluto”, a cominciare dalla verità. Esiste una sola verità o tante quante ciascuno individuo ne configura?

A ben vedere, questa domanda contiene un dissidio tra due idealismi: l’idealismo della verità assoluta (universale) e l’idealismo della verità individuale (soggettiva); l’idealismo che crede nel mondo prodotto dalla divinità e l’idealismo che crede nel mondo prodotto dalla mente umana. La formula, poi, fa pensare a una domanda retorica (vedi Domanda 7).

Domanda 3. Le altre religioni monoteiste, l’ebraica e l’Islam, prevedono un solo Dio, il mistero della Trinità gli è del tutto estraneo. Il cristianesimo è dunque un monoteismo alquanto particolare. Come si spiega per una religione che ha come radice il Dio biblico, che non ha alcun Figlio Unigenito e non può essere né nominato né tantomeno raffigurato, come del resto Allah?

Scalfari chiede al cristianesimo come interpreta il fatto che le altre religioni monoteiste non hanno le stesse particolarità (Trinità e Figlio Unigenito) del cristianesimo. Su questo problema dovrebbe forse interrogare esponenti di quei credi.

Domanda 6. Se una persona non ha fede né la cerca ma commette quello che per la Chiesa è un peccato, sarà perdonato dal Dio cristiano?

Domanda 7. Il credente crede nella verità rivelata, il non credente crede che non esista alcun “assoluto” ma una serie di verità relative e soggettive. Questo modo di pensare per la Chiesa è un errore o un peccato?

Se il non credente pecchi o erri quando contesta l’esistenza di verità assolute non dovrebbe essere problema del non credente; né dovrebbe essere l’eventuale perdono di un qualche suo peccato da parte del Dio cristiano. Pensando al “peccato”, il non credente introduce un elemento che non dovrebbe appartenere ai propri ragionamenti; ponendosi il problema se sarà o meno perdonato da Dio, si pone al cospetto di un mistero di cui non dovrebbe curarsi. Del resto, i credenti non si credono, solo perché tali, degli immacolati; né è del tutto condivisibile l’espressione “Dio cristiano”: esiste un unico Dio od ogni religione ha un proprio Dio?

L’illuminista – come si autodefinisce Scalfari – dovrebbe piuttosto preoccuparsi di rivedere la propria categoria di verità: “una serie di verità relative e soggettive” non è propriamente affermazione che trova d’accordo tutti gli illuministi, quelli antichi e quelli moderni.

Domanda 8. Il Papa ha detto durante il suo viaggio in Brasile che anche la nostra specie finirà come tutte le cose che hanno un inizio e una fine. Ma quando la nostra specie sarà scomparsa anche il pensiero sarà scomparso e nessuno penserà più Dio. Quindi, a quel punto, Dio sarà morto insieme a tutti gli uomini?

Se il “pensiero di Dio” scomparirà con la scomparsa dell’uomo è cosa, ovviamente, contestata dal credente, giacché Dio non è pensiero, ma Reale. Altrimenti non sarebbe che categoria dell’intelletto. Del resto, è una domanda del tutto priva di interesse.

***

Non contesto il discorso filosofico del giornalista solo perchè del giornalista. Non sono un filosofo di professione. Semplicemente, mi pare oscuro l’editoriale filosofico e ritengo mal poste (domande 1, 6, 7), o incoerenti (domande 6, 7), o inadeguate (domanda 3), o prive di interesse (domanda 8), le questioni di cui sopra.

Per filosofare, non è necessario avere una laurea o un master. Basterebbe un minimo di chiarezza. O, se si appartiene a correnti di pensiero inclini a espressioni oscure, che almeno si conosca l’oggetto trattato e si controlli quel che si scrive.

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