Contro gli specialisti: l’umanesimo?

Giuliano da Empoli, Contro gli specialisti

Giuliano da Empoli è uno scrittore e giornalista (wikipedia). Da giornalista, non mi pare lavori per una qualche testata. Come scrittore, ma anche come giornalista, ha pubblicato alcuni libri. Mi sembrano per lo più libri di saggistica. O bisognerebbe dire di “saggistica di attualità”. I suoi scritti sono per lo più pubblicati dall’editore Marsilio, nella collana “I grilli”. La collana risulta raccogliere della saggistica di attualità. Di quale genere, nello specifico, si tratti, è questione che qui né posso né intendo affrontare. Ma, se si tratta di saggistica di attualità, allora, come minimo, si desidererebbe partecipare, intervenire nell’attualità. Il grado di rilevanza dell’intervento o della partecipazione dipende dalla fortuna editoriale del saggio. Presente o postuma.

L’ultimo saggio di attualità di Giuliano da Empoli si intitola Contro gli specialisti. La rivincita dell’umanesimo. La saggistica dei “contro” ha una sua buona fortuna redazionale. Si pensi ai saggi Contro l’architettura di Franco La Cecla (Bollati Boringhieri) e Contro la letteratura di Davide Rondoni (Il Saggiatore). Il titolo è un modo per entrare a gamba tesa nel dibattito, chiarendo fin dall’inizio la propria posizione. Per esempio, due anni fa, Eleuthera pubblicava Contro il lavoro di Philippe Godard: un titolo che richiama una pamphlettistica che si può far cominciare almeno con Paul Lafargue. In modo diverso, Jaca Book ha pubblicato nel 2009 Contro l’arte romanica. Saggio su un passato reinventato di Xavier Barral I Altet: si tratta di un tema che si potrebbe dire di attualità storica, ovvero riguardo la nostra concezione di una certa epoca passata.

In una saggistica “contro” l’autore è tenuto almeno a rivelare il “pro” per il quale si schiera. Nel sottotitolo del saggio di Giuliano da Empoli il “pro” appare molto chiaro: La rivincita dell’umanesimo. S’impone immediatamente un problema: che tipo di opposizione è Specialisti VS Umanesimo? Bisognerebbe almeno fornire un quadro storico e una definizione del termine “specialista” e della categoria “umanesimo”.

Da un lato, lo “specialista” richiama una folla di personaggi: l’esperto, il tecnico, lo scienziato, il docente universitario, il competente, il politico, l’intellettuale. Ciascuno può dare la propria lettura storica e la propria definizione di queste qualifiche. Io ho riflettuto su alcune coordinate storiche e teoriche della figura dell’esperto – come intellettuale, come tecnico, come politico.

Dall’altro lato, l'”umanesimo” è un periodo storico più o meno preciso. Lo si può genericamente inquadrare come l’epoca che, in Italia, designa il passaggio dal Medioevo al Rinascimento, o, anche, un’estensione del Rinascimento italiano. Sull’umanesimo, Eugenio Garin ha scritto dei saggi fondamentali (per esempio L’umanesimo italiano. Filosofia e vita civile nel RinascimentoLa cultura del RinascimentoRitratti di umanisti. Sette protagonisti del RinascimentoFilosofi italiani del Quattrocento). Senza fare riferimento a quadri storici, con “umanesimo” si può facilmente designare una cultura opposta all'”abuso della funzione dell’utile” (termine provvisorio).

Non si tratta esattamente di una riproposizione dell’opposizione Cultura letteraria VS Cultura scientifica, che, nel discorso contemporaneo, risale almeno al brutto saggio di Charles P. Snow, Le due culture, del 1963, al quale Giulio Preti rispose nel 1968 con il non riuscitissimo saggio Retorica e logica. Le due culture. Mi pare che il saggio di Giuliano da Empoli si ponga lungo la stessa scia del pamphlet della filosofa Martha Nussbaum, Non per profitto. Perché le democrazie hanno bisogno della cultura umanistica, edito in Italia per i tipi de Il Mulino nel 2011 (nel 2013 è uscita una nuova versione ampliata). L’opposizione che emerge si potrebbe esprimere come

Cultura umanistica VS Esigenze del mercato

Ciascuno può ricavare la propria interpretazione da questa opposizione. Per esempio, qualcuno potrebbe notare che essa ricalca quella, ben più semanticamente consolidata, Tradizione VS Innovazione o quella tra Conservazione VS Modernità. Ma così si moltiplicherebbero soltanto i concetti per mezzo dei quali leggere il presente, perdendo proprio ciò che stava sotto i nostri occhi, ovvero il presente.

Il mio parere è il seguente: innanzitutto bisognerebbe capire meglio che cosa è questo Ente chiamato Mercato. Una “Essenza del Mercato” oggi risulta del tutto urgente. Tuttavia, per fare davvero opera critica, bisognerebbe fare a meno di sentenze “contro il mercato” che pullulano a sinistra. Non per formulare sentenze “pro mercato”, ma, quantomeno, per cercare di avere qualche idea sul mercato.

Per avere qualche idea sul mercato, è necessario studiare un po’ di economia e di finanza. Almeno per non rimanere sorpresi quando sui media si diffondono espressioni come “spread” o “fiscal compact” e per non pendere dalle labbra del primo contestatore di qualche entità estranea (la Troika, l’Unione Europea, la Bce). Quindi bisogna diventare un pochettino specialisti. Ripeto: prima di fare della “critica dell’economia politica” occorre conoscere l'”economia politica”. Altrimenti si fa la critica del vuoto di senso. Cosa che però può rallegrare l’editoria.

In secondo luogo, occorrerebbe una formulazione più chiara di che cosa è una “cultura umanistica”. “Umanistico” rimanda al passato, dunque alla tradizione: su questo non può esserci obiezione. Del resto, il saggio d’attualità di Giuliano da Empoli è chiaro su questo punto. Né servirebbe formulare una categoria “post-umanistica”, che è di quanto peggio uno, desideroso di comprendere, si potrebbe trovare.

Io penso che per avere una qualche idea di che cosa sia la cultura umanistica, serva fare un bagno di realismo. Con “cultura umanistica” si può intendere la letteratura e le altre arti oppure gli studi umanistici (sulle arti, sulle società, sulle culture, sui comportamenti). Questa distinzione non sempre risulta così chiara. Inoltre, bisognerebbe domandarsi quali sono, oggi, le condizioni di esistenza di tale cultura. L’università? Si vada a vedere come si studia umanisticamente nell’università: dopo, ne possiamo sempre parlare. Poi, non ci si può stupire se ci si trova dinnanzi all’elogio del dilettante, con la solita lezione deleuzo-foucaultiana (il traduttore… l’intercessore), francamente venuta a noia, di Gianfranco Marrone.

E all’ora del dilettante ci andava ogni tipo di gente

e chi cantava, e chi aveva imparato ad ammaestrare il serpente.

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