“Interesse” e “impegno” in politica dei “giovani”

Da un po’ di tempo non si leggono più sondaggi e lamentele sullo scarso interesse e impegno in politica da parte dei giovani. Qualcosa è cambiato? Bisognerebbe innanzitutto chiedersi chi sono questi “giovani” e cosa vuol dire “interessarsi” e “impegnarsi”. In generale, si chiama “giovane” la popolazione compresa tra i 14 e i 25 anni. Quindi si tratta della generazione in età scolastica e universitaria. Più difficile è capire cosa s’intende con “interesse” e “impegno”.

Poniamo che con “interesse” si intenda una partecipazione intellettuale in forma personale: ascoltare, leggere e scrivere in forma personale su blog, pagina personale su Facebook, siti internet. La scrittura porrebbe dei problemi di contenuto: sarebbe la stessa cosa scrivere un proprio commento alle ultime dichiarazioni di un qualche politico o denunciare un disservizio del proprio Comune, personalmente documentato e non riguardante solo la propria persona? Non è quest’ultima, a suo modo, una forma di attività che trova stretta la categoria di “interesse”? Si potrebbe arricchire il lessico aggiungendo espressioni come “sensibilizzazione” o attribuendo la qualifica di “civile” a “interessi” o ad “attività”. Da ciò non sembra venirne alcun vantaggio: si moltiplicherebbero le espressioni abusate come pseudo-concetti e si rischierebbe di appoggiare i propri costrutti linguistici su argomenti poco seri: esisterebbe forse un concettualizzabile “interesse incivile”? Meglio lasciar perdere tutto questo e tornare alla questione dell’“interesse”.

Come si fa a valutare questo “interesse”? Quante volte ci si dovrebbe “interessare” per poter costruire un giudizio di valore sull’“interesse dei giovani verso la politica”? Tre volte a settimana? Una volta al giorno? La cosa non è molto chiara. E non è affatto chiaro se una determinata frequenza debba essere parametro di “interesse”. Quando si sente dire “i giovani di oggi non sono interessati alla politica”, io faccio fatica a capire cosa questo significhi, e ancora meno comprendo, quando un qualche sondaggio “rivela” (?) che una determinata percentuale di giovani non ascolta telegiornali, non legge giornali, non posta commenti su argomenti politici sulla propria pagina Facebook, perché questo dovrebbe riguardare “i giovani” tout court. Certo, è tipica fallacia del ragionamento comune costruire simili premesse maggiori. Ma io mi chiedo se questo debba per forza “interessarmi”, ossia se è necessario generare o avere a tale proposito un giudizio di valore. Sinceramente non credo, come non credo che questi sondaggi siano interessanti od oggettivi. Mi pare che da questi dati non si ricavi alcunché sui giovani, sul mondo o sul proprio Paese, sulla politica.

Convergere su un senso comune di “impegno” sembra più facile. Basta includervi qualsiasi attività in una qualche associazione, movimento, partito. L’“impegno” introduce dunque la categoria di “militante” o “partecipante”, che suona meno disciplinare e più politically correct. È chiaro che l’“impegno” viene dopo l’“interesse”, ossia che chi è “impegnato” fa tutto ciò che fa chi è “interessato”. Nessuno mi vieta di pensare che questa attività possa essere anche solo intellettuale, per quanto l’attività intellettuale goda di poco prestigio. Ma allora cosa distinguerebbe questa attività intellettuale, sia se condotta da un “partecipante / militante solo intellettuale” sia se condotta da un “partecipante / militante anche intellettuale”, dall’attività intellettuale di chi proverebbe solo dell’“interesse”? Forse l’iscrizione a una qualche associazione? O anche solo la frequentazione di un’associazione? E che cos’è un’“associazione”: un gruppo istituito, regolarmente riconosciuto, o anche un gruppo informale di “giovani” che amano ritrovarsi in un qualche luogo, magari solo anche su internet, per svolgere un qualche “impegno”? Non mi sembra insensato escludere dei gruppi informali. Allora diventa difficile documentare la partecipazione a una qualche “associazione”: bisognerebbe stabilire un numero minimo di partecipanti, per esempio cinque, o una frequenza minima di raduno, per esempio due volte a settimana? Se poi conta solo l’attività in qualche modo partecipe, allora riemerge il dubbio di colui o colei che documenta un disservizio comunale che non riguarda unicamente la propria persona, ma che interessa in qualche modo anche altri cittadini, ossia un determinato servizio offerto dal Comune in questione. Si tratta di “impegno” o di “interesse”? Con quanta frequenza bisognerebbe presentare simili esposti per conseguire il titolo di “impegnato” e non solo di “interessato”? O bisogna costituire o fare parte di un’associazione? Senza dimenticare di supporre che esisterà almeno un “partecipante / militante” che non svolge attività intellettuale che possa essere oggetto di verifica (dunque si limita a discorrere di articoli letti, telegiornali visti ecc.), e senza a questo punto convocare la questione dell’attività “cosciente”, della “presa di coscienza”, faccenda alquanto oscura.

Non ho chiaro cosa sia “impegno”, se questo debba generare degli effetti visibili o misurabili, o se basti parlare genericamente di “attività partecipante / militante”. Mi sembra che “impegno” rischi a volte di confondersi con “interesse”, termine che risulta forse ancora meno chiaro, e che tutto ciò produca una confusione espressa in ragionamenti costruiti con idee errate e argomenti vuoti, in apparenza espressi limpidamente in affermazioni come “i giovani non si interessano di politica”, “i giovani non s’impegnano in politica”, “grazie al web i giovani tornano a interessarsi di politica”, “c’è un ritorno di impegno dei giovani in politica”, “la gerontocrazia soffoca l’impegno dei giovani in politica” (espressione che non concerne l’età media dei dipendenti e dei dirigenti nell’amministrazione pubblica), eccetera.

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One Response to “Interesse” e “impegno” in politica dei “giovani”

  1. lorena ha detto:

    Certi principi sono superati. Oggi c’è la globalizzazione e serve compattezza: i giovani si stanno allontanando dalla politica perché delusi da destra e sinistra. Diamo fiducia a chi c’è poi valutiamo i nostri governanti alla fine. Nello stesso tempo, chi è al governo, deve fare fatti concreti, altrimenti alle prossime elezioni alle urne ci andranno soltanto loro. Leggete…
    http://www.tizianomotti.com/

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