“épater le capital”. La politica dell’antimateria

Intervista di Gigi Roggero a Christian Marazzi (dialogo tra amici-concetti “negrieri”, di aria Toni Negri, con vaghe pretese di imbonire il lettore ingenuo) pubblicata il 16 settembre. Ecco un estratto che oserei dire sorprendente:

Come dici tu la questione è enorme. C’è un discorso classico della sinistra contro l’evasione fiscale; oggi però dobbiamo chiederci cosa la fiscalità e le tasse significhino per le nuove figure del lavoro e per i soggetti colpiti dalla crisi, per i lavoratori autonomi di seconda ma anche di prima generazione, per i ceti medi impoveriti, per chi cerca di sbarcare un lunario con qualche attività più o meno improbabile, fino ad arrivare alle imposte comunali che costituiscono un prelievo forzoso sui servizi alla collettività, sul cosiddetto “diritto alla città”. Il rifiuto delle tasse può in questo senso essere agito e diventare uno dei terreni di lotta post-salariale?

“Già qualche tempo fa, come dicevi, abbiamo parlato della natura di questi movimenti, che è molto difficile definire in un senso o nell’altro. Mi ricordo per esempio una serie di analisi fatte sulla composizione sociale del movimento dei ‘forconi’. Rientra in quanto dicevamo prima: in che misura riusciamo effettivamente a dare corpo a questa moltitudine, in quanto soggetti plurali che non si lasciano comprimere o ridurre alla sintesi, che restano tanti in quanto tanti e che però sono accomunati dalla possibilità stessa di sopravvivere. Ciò attraversa una serie di ambiti, si pensi alla speculazione immobiliare che espelle gente dai quartieri per svuotarli e lasciare spazio alle iniziative dei privati. Oppure si pensi al ruolo delle tasse che sono delle forme di rendita dello Stato.”

Anche perché dobbiamo porci il problema di non lasciare le lotte contro le tasse, in quanto rendita dello Stato appunto, alla destra o nel caso italiano alla Lega, per farne un terreno di conflitto comune dei soggetti della crisi…

“Concordo. È delicato, però credo sia giusto cominciare a porre oggi la questione dell’organizzazione: non per fare chissà quali salti in avanti, ma è un modo per affrontare tutte queste istanze nei termini di un agire politico che renda conto della deflagrazione sociale. È un passaggio obbligato dei prossimi anni. Dobbiamo iniziare a pensare all’organizzazione militante e politica da una parte in termini di condivisione, dall’altra come costruzione paziente di terreni di alleanze e anche di linguaggi che ci permettano di capire e interloquire con questi soggetti della crisi, non necessariamente nuovi. È la questione che ci sta davanti.”

Gli amici-concetti vecchi e nuovi: “Diritto alla città”, “dare corpo alla moltitudine”, “soggetti plurali che non si lasciano ridurre alla sintesi”, “le tasse forme di rendita dello Stato”, “la questione dell’organizzazione come passaggio obbligato” (l’organizzazione! Sia mai che i sinistri radicali, e anche i negrieri, non pensino alla organizzazione: deve essere gente molto ordinata), “agire politico”, “costruzione paziente di terreni di alleanze ma anche di linguaggi”. Io non ci ho capito punto. O forse l’intervista vuole sorprendere il lettore, annoiato dalle solite interviste ai politici e agli esperti di turno. Almeno qui si legge che “le tasse sono la forma della rendita dello Stato”. Bello, sorprendente. Oppure leggi che “la speculazione immobiliare caccia la gente dai quartieri per lasciare spazio alle iniziative dei privati”. Stupefacente immaginare una “speculazione immobiliare”, un soggetto destinante mostruoso ma fantasmatico, cacciare la gente dalle loro case per lasciar fare i privati. Sempre la solita solfa del capitale (con la “c” minuscola”) vampiro. Che comunque mantiene l’atteggiamento di costruttore di piani (Capitale con la “c” maiuscola), nel tentativo di sostituire la geopolitica all’interlocuzione locale (?):

La centralità odierna della geopolitica riflette l’affannata ricerca di interlocutori su un piano globale e non locale; questo però non basta, perché se tutti i paesi sono in crisi o non riescono a trovare delle modalità di crescita, ciò non fa che acuire le tensioni e le contraddizioni geopolitiche. (…) Siamo di fronte al problema di definire una lotta di classe post-salariale. (…) Forse molti esperimenti (tra cui le monete parallele, o quelli di cui parla il libro di Rifkin sulla società della condivisione) sono materia per poter cominciare a elaborare delle strategie. Da questo punto di vista, quella che chiamiamo organizzazione politica è allo stesso tempo un’organizzazione che produce questo terreno dell’aggregazione e della condivisione, senza un prima e senza un dopo, ma in una dimensione di contemporaneità tra lotta politica e lotta per la costruzione di tessuti e spazi condivisi.

Forse le parti che ho tagliato del discorso mi permetterebbero di comprendere il ragionamento. Forse è colpa del mio montaggio. Chiederei numi, ma per il momento preferisco farmi affascinare dalla “lotta di classe post-salariale” e dall’esperimento delle “monete parallele”: sono monete che non si incontrano mai? O lo spazio costruito dai post-politici sarti (o post-sarti), sempre intenti a “costruire tessuti”, anche per ragioni di economia a km zero, è uno spazio non-euclideo?

Forse ho capito. Si tratta di épater le capital. Affascinati dalle ricerche in fisica, i materialisti non sono diventati post-materialisti, bensì cultori dell’antimateria. Dall’antimateria verrà l’antirivoluzione..

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: