A che serve la filosofia? L’articolo “Philosophe” dell’Enclyclopédie

César Chesneau Dumarsais

1.0. L’articolo dell’Encyclopédie Philosophe è stato probabilmente redatto da César Chesneau Dumarsais (1676-1756), grande grammatico e studioso di retorica, nonché autore di un libello, Examen de la religion chrétienne (1745), pubblicato anonimo ed esempio della cosiddetta “letteratura clandestina”. La mia ipotesi è che l’articolo Philosophe descriva il filosofo come atteggiamento piuttosto che come figura, e che questa descrizione metta in luce dei tratti di grande interesse che, a mio avviso, consentono di avere un’idea generale, e non ristretta al rendiconto immediato, dell’utilità, o per meglio dire del servizio civile che la filosofia, intesa come atteggiamento filosofico, può ancora rendere.

1.1. Nell’esordio, l’articolo presenta l’opposizione

Filosofia (Ragione) VS Religione (Sacro)

Questa opposizione serve solo da preambolo: seppur indispensabile per separare filosofia e religione, per considerare la filosofia come disciplina indipendente dalla religione, è necessario procedere a un’autonoma e immanente descrizione del philosophe.

1.2. L’articolo quindi si concentra sull’opposizione

Filosofo VS Uomo comune

Da questa opposizione si ricavano i nodi fondamentali dell’attività filosofica:

(1) Conosce le cause VS Agisce senza sentire

(2) Riflette prima di agire VS È mosso dalle passioni

(3) Osserva prima di farsi dei principi VS Adotta principi senza pensarci

Conoscere, riflettere, osservare: questi sono, in primo luogo, le azioni che caratterizzano il filosofo in opposizione all’uomo comune. Nell’argomento sintetizzato con l’opposizione (1), si legge: il filosofo

c’est comme une horologe qui se monte, pour ainsi dire, quelquefois elle-même.

Segue l’analogia: la ragione sta al filosofo come la grazia (ma sarebbe più corretto dire la provvidenza) sta al cristiano. La metafora dell’orologio non è affatto gratuita: il meccanicismo figurava il mondo come un grande orologio, del quale l’Orologiaio era Dio. Dunque il filosofo scompone e ricompone se stesso, le proprie conoscenze di cui è lui stesso il facitore, all’un tempo creatore e creato.

1.3. La seconda parte, molto breve, sembra ordinata intorno a un’opposizione molto in voga nell’Illuminismo che si potrebbe sintetizzare così

Filosofo VS Dotto

 Il dotto è il metafisico del Seicento. Le opposizioni che si ricavano sono

(1) Verità ragionevole VS Verità immaginifica

(2) Giudizio determinato VS Giudizio indeterminato

(3) Giustezza del ragionamento VS Sistema filosofico

Ciascuna opposizione riceve argomentazione che specifica il ruolo del filosofo illuminista rispetto all’immagine remota del filosofo.

Riguardo alla prima opposizione, l’articolo non propone alcuna definizione della verità: si limita invece a sottolineare che il filosofo è colui che è in grado di percepire fin dove può ragionare, di comprendere i limiti del proprio pensare e dire, dunque di ciò che può dire con certezza essere vero. Il concetto di verità appare dunque sottomesso alla certezza, il che non significa che per il filosofo ciò che è vero deve essere dimostrabile, essendo la certezza qualcosa che si può acquisire anche solo per via di sensazione, come la certezza dell’esistenza della realtà esterna e del proprio corpo. La certezza pone un limite deciso al moto scettico che conduceva Descartes a dubitare della propria esistenza.

La seconda opposizione è strettamente connessa alla precedente. Se il filosofo è colui che è certo di ciò che dice, il giudizio del filosofo si pone entro i limiti di ciò che può essere certo. Il filosofo non tira a indovinare e, soprattutto, non crede di poter conoscere tutto, bensì

il est plus content de lui-même quand il a suspendu la faculté de se déterminer que s’il s’étoit déterminé avant d’avoir senti le motif propre à la décision.

Si tratta di una nota importante circa l’atteggiamento filosofico: il filosofo è colui che organizza le proprie idee, le catene delle proprie idee, scomponendole e ricomponendole come, appunto, un orologio, così da avere idee certe, chiare e determinate. Il filosofo si distingue dal dotto perché parla meno e giudica meno, ma certamente con più giudizio.

Proprio per la sua capacità di smontare e rimontare orologi, il filosofo né si costruisce un sistema né difende il proprio presunto sistema a spada tratta[1]. Il filosofo, pertanto, è sempre ricettivo sia, come si è detto, rispetto ai dati immediati che riceve dalla realtà esterna e alla conoscenza certa delle cose, sia, come ora si vedrà, rispetto a ciò che riguarda le faccende umane – qualcosa che fa del filosofo un intellettuale. Alla fine, si può dire, spirito di osservazione e di giustezza sono i soli principi del filosofo.

1.4. L’argomento seguente, molto interessante, intende mostrare che il filosofo è un uomo che vive in società. L’opposizione è duplice: contro la concezione del filosofo come asceta chiuso nella propria torre d’avorio o uomo che abbandona tutto per rinchiudersi nella propria stanza e cominciare a dubitare della propria esistenza; ma anche contro l’uomo talmente preso dalle sue faccende materiali da non avere alcun interesse per l’osservazione e il ragionare giusto, le sole vie che guidano, come si dirà meglio, gli uomini al benessere, nonché uomo che disprezza i filosofi e l’atteggiamento filosofico. Il filosofo è uomo come gli altri, interessato agli agi materiali ma anche a quelli intellettuali. In questo senso si propone come esempio di condotta di vita, ossia come atteggiamento buono e valido non solo per chi si occupa di cose dello spirito e dell’intelletto, ma per tutti gli uomini. Sebbene sembri fare dichiarazione di umanesimo, affermando che il filosofo

est plein d’humanité

l’articolo intende sottolineare non tanto il filosofo come atteggiamento “umanista”, quanto il filosofo come atteggiamento “umano”, modo di vivere che, non confliggendo con altre attività, si presenta buono, giusto e valido per tutti gli uomini.

In virtù di questo approccio, il filosofo non può non avere a cuore le sorti della società in cui vive. L’articolo evidenzia il valore morale dell’atteggiamento filosofico, guidato, come da osservazione e riflessione nelle cose dell’intelletto, da onestà e onore (o si potrebbe dire coscienza civile) nelle cose civili. Così, l’atteggiamento filosofico si rivela essere un atteggiamento politico:

il est rempli des idées du bien de la société civile.

Combattendo passioni, fanatismo e superstizioni, ossia gli errori o i vuoti di idee che si manifestano per mezzo di parole non pensate o abusate, conformemente alla disposizione “meccanica” del proprio essere (concessione fatta all’immagine dell’orologiaio, di cui sopra, utile comunque a liberare decisamente il filosofo dalla tutela divina, decisiva nelle metafisiche cartesiana e leibniziana), il filosofo pensa al bene civile. In questo senso l’atteggiamento filosofico è condotta di vita, atteggiamento umano, che ricerca il benessere per sé e per la società in cui vive, essendo tale atteggiamento il più proficuo risultato dell’Età dei Lumi.

1.5. L’articolo, dunque, non presenta il filosofo come sapiente o figura riconoscibile per via di qualche tratto, ma come atteggiamento che chiunque può e dovrebbe assumere. L’idea che il filosofo non sia di per sé uno specialista è del resto propria di quell’Illuminismo che sosteneva un progresso continuo dalle conoscenze semplici alle conoscenze complesse allo stesso modo in cui esiste un rapporto di concatenazione di inclusione dalle idee semplici, derivanti dalle sensazioni, alle idee complesse, frutto dell’intelletto ed elaborate per mezzo di riflessione e analisi.

L’articolo, inoltre, non si sofferma sul filosofo come persona interessata a conoscere la verità delle cose; piuttosto fa emergere il valore sociale e civile dell’atteggiamento filosofico. Per questo sembra proprio esortare sia il lettore ad abbracciare questo atteggiamento in nome dei Lumi e della civiltà, sia il politico – il regnante nel contesto in cui l’articolo è scritto – ad agire con filosofia, cioè in modo onesto e coscienzioso, civilmente per il bene di se stesso e di tutta la società.

In sintesi,

le philosophe est donc un honnête homme qui agit en tout par raison, et qui joint è un esprit de réflexion et de justesse les moeurs et les qualités sociables.

Non un moralista, come lo stoico, che vorrebbe distruggere le passioni, ma un uomo dotato di buon senso (nell’accezione che a questo termine dette Paul Henry Thiry d’Holbach e alla quale, se è concesso un volo fino a tempi più vicini, ha contribuito, in modo lampante ma pressoché ignorato, Vitaliano Brancati) e dotato di tempra morale che mette a profitto le passioni per

en faire un usage raisonnable, parce que cela est possible, et que la raison le lui ordonne.

1.6. Quando certi filosofi dichiarano di ritenersi eredi dell’Illuminismo, o quando i filosofi analitici reclamano più specialismo, è bene, a mio avviso, tenere presente sia che il philosophe è un atteggiamento che può essere comune, sebbene possa esserlo solo se atteggiamento civile ed educato, tale da non richiedere per forza l’adesione a sistemi di pensiero o a lessici di moda, forieri, magari, di idee sofistiche e abusi di parola, sia che ridurre la filosofia allo specialismo filosofico ha conseguenze sociali, politiche e civili non di poco conto.

[1] Mi pare questo essere un interessante elemento dirimente la filosofia dei Lumi, da un lato, così anti-sistema, e la filosofia di Kant, che al contrario fonda se stessa sulla ragion pura e si costruisce come filosofia sistematica, a partire della ricostruzione dell’intelletto come sistema.

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