Sulla via di Medjugorje: chi sarà il prossimo a folgorarsi? Un piccolo concorso a premi

13 settembre 2012

Il pellegrinaggio della parrocchia della Santa Corona di Spine

La Madonna di Medjugorje, di cui io stessa posso dirmi personalmente devotissima nonchè instancabile organizzatrice di pellegrinaggi devozionali assieme alla congregazione della Sacra Corona di Spine, ha il potere di toccare i cuori di chiunque, anche quelli più aridi, più lontani e induriti e riportarli sulla via delle Fede. Apparsa per la prima volta ormai quasi trent’anni fa (esattamente il 24 giugno del 1981) in un paesino sperduto “tra i monti” (questo significa in bosniaco Medjugoije) a un gruppo di giovani che facevano una scampagnata, Ella ha, con il passare degli anni, accresciuta la sua fama e il numero dei suoi ferventi fedeli che giungono in pellegrinaggio fin quaggiù ogni giorno a frotte.  Sarà la Divina Sapienza o una profonda conoscenza dei meccanismi di marketing, la Madonna di Medjugorije è molto spesso ospite dei programmi tv (del primo pomeriggio in rai, ma non disdegna nemmeno la prima serata su rete4) e sembra avere una certa predilezione nel corventire quanti in tv (e in generale nel mondo dello spettacolo) lavorano. Artisti del calibro di Paolo Brosio, Eleonora Giorgi, il nuovo allenatore della nazionale serba Mihajlović, la coppia di attori Riccardo Scamarcio-Valeria Golino, hanno  dichiarato la loro fede ed è loro profondo impegno spendersi per diffondere la Parola della Signora di Medjugorjie. Pare, da indiscrezioni non ancora confermate, che i due abbiano l’intenzione di produrre un film sulla storia dei veggenti e sulle apparizioni della Madonna, nel quale parteciperanno ovviamente come attori protagonisti. La regia dovrebbe essere affidata a Michele Placido, che dopo l’esperienza spiritual-televisiva come Padre (ora San) Pio sembrerebbe essere davvero il regista più adatto.

Valeria Golino e Riccardo Scamarcio “in incognito” assistono all’apparzione della Madonna a una delle veggenti

Tanti sono stati dunque i “folgorati”celebri sulla via di Medjugorjie, è di pochi giorni fa la notizia che Raffaella Fico, la ex fidanzata nonchè in attesa di un bimbo da Balotelli si sia recata in pellegrinaggio a Medjugorije per affidare il nascituro alla Madonna. Partendo da ciò e consapevoli del fatto che le vie del Signore sono infinite, e seguendo inoltre per dir così quella strada che la Nostra Amata Signora ci suggerisce, cioè quella del marketing,  Io e Padre Pasquale Maria, abbiamo pensato di istiuire un piccolo conocorso con fini naturalmente di beneficenza, intorno a questa domanda:  Chi Sarà il prossimo?

Gianfranco d’Angelo in una foto d’epoca

Gianfranco D’angelo, uno dei più importanti e famosi comici italiani;

la Lollo alla mostra del cinema di Venezia

La sempre bellissima “bersagliera” del cinema italiano Gina Lollobrigida;

il bello degli opnionisti italiani

Il fascinoso tuttologo PierLuigi Diaco;

Ombretta in tutto il suo giovanile splendore

La Senatrice Ombretta Colli vedova Gaber;

Lombardo in una recente foto

L’ex calciatore di Sampdoria e Juventus Attilio Lombardo?

Certo non sarà facile per voi, miei amatissimi amici e fratelli in Cristo, indovinare chi tra questi celebri personaggi della tv, sarà il prossimo a essere toccato dalla Fede, chi, tra queste smarrite pecorelle ritroverà la strada dell’ovile del Signore, chi, tra questi figliuoli sarà il prodigo che il Padre Nostro riabbraccerà. Ma, cari fratelli, votate, votate, votate! Perchè questo non è un semplice sondaggio o solo un concorso a premi, ma una forma di preghiera: infatti la forza della vostra e della nostra incrollabile Fede toccherà il cuore di quello a cui andrà il vostro voto e il vostro pensiero. Padre Pasquale Maria mi ha detto mentre organizzavamo questo piccolo concorso che “ogni voto sarà una preghiera”.

E quale potrà essere il premio promesso? Per tutti coloro i quali indovineranno la pecorella smarrita il premio sarà… un pellegrinaggio a una meta Santa a scelta tra Medjugorije, Fatima o San Giovanni Rotondo, organizzato da me e Padre Pasquale Maria e la parrocchia della Santa corona di Spine! A tutti quelli che voteranno inoltre come premio di consolazione un bellssimo rosario elettronico con la voce recitante di Paolo Brosio.

Votate e che il Signore benedica voi e la vostra casa.


Memorabilia: un Nek antiabortista d’annata, umbra futurorum di Povia?

19 marzo 2011

 

I fioretti di Padre Pasquale Maria

In questo tempo di quaresima vi dono, o mie carissimi devoti e fedeli della santissima Parrocchia della Corona di Spine, questo splendido gioiello di fede. Si tratta di una canzone del nostro amatissimo fratello Filippo Neviani in arte Nek, il quale ha sempre messo la sua arte e i talenti che nostro Signore gli ha elargito a servizio della Verità della Fede Cristiana.  Possa questo bellissimo canto con le sue parole profonde e con la sua melodia quasi angelica illumarvi e portarvi amore e pace.

Il Signore sia con Voi.

Don  Padre Pasquale Maria


AAA Cercasi, l’instant-song di Carmen Consoli

9 marzo 2011

(Vedi precedente articolo su Carmen Consoli)

Ci sono persone (loro si definirebbero artisti) che sanno cogliere l’attimo giusto, che hanno la capacità di saper fare quello che va fatto nel momento in cui va fatto. È così che si va avanti lungo l’impervio cammino del successo. Blandire il pubblico con le parole migliori, strizzare l’occhio al dibattito più acceso, cavalcare bene l’indignazione, accodarsi all’idea diffusa dominante. Quando ho sentito (al supermercato) la canzone di Vecchioni ho pensato all’instant-song fatta pronta per colpire il bersaglio di un pubblico scocciato e che ha bisogno di una scossa di parole che alludono a un impegno lontano. Ma Vecchioni va perdonato: un uomo anziano e sincero tutto sommato là sul palco di SanRemo. Diversa la faccenda per Carmen Consoli, lei sì abile cavallerizza della moda del momento che sa tenere insieme l’ammirazione per il ministro Maroni, le filosofie orientali insegnatele dal maestro Battiato (altro abile cavalcatore) e la protesta (giustissima) delle donne.

I due abili cavallerizzi Battiato e Carmen Consoli

Qualche giorno fa sul sito di Repubblica viene pubblicato il video della nuova e inedita canzone di Carmen Consoli “AAA Carcasi” , commentato da un’intervista alla “cantantessa come lei ama definirsi”. Tal video e tale canzone dovrebbero essere la risposta indignata e ironica della Carmen alla situazione della donna nel nostro paese, indignazione nobile e giusta che però da quelle labbra e da quell’ugola (stridula) non suonassero come comoda ipocrisia d’occasione (ecco come tradurre il concetto di instant-song). Oltretutto il tentativo della Carmen di far sentire a tutti il suo grido di sdegno risulta (ahilei) ridicolo, sia per quel che riguarda il video, sia per quel che riguarda il testo: la disonestà del suo “intervento artistico”  è palesassimo e quello che nelle intenzioni della Carmen vuole essere parodia dell’umiliazione della donna al tempo del berlusconismo, non solo si rivolta contro la povera Carmen, ma rischia quasi di diventare un’arma di difesa del berlusconismo stesso. Per sapere raccontare il presente attraverso i mezzi dell’arte (che sia canzone, operazione artistica, brano teatrale, libro poesia o video-arte), per intervenire come artista o come intellettuale all’interno di un dibattito o di una questione politica così importante e accesa bisogna avere le capacità di farlo, altrimenti è evidente che tutto si riduce alla solita necessità di aggiungersi al coro dei commenti occasionali, anzi, più bassamente, di farsi pubblicità. E questo è ovviamente il caso della Carmen, che rilascia interviste a più non posso sbandierando il suo impegno femminile (non femminista che di questi tempi suonerebbe come una parolaccia) così come poco tempo fa, ai tempi della moda securitaria e leghista, non nascondeva le simpatie per il ministro Maroni e per il suo partito niente affatto razzista. E visti i tempi non sarebbe da meravigliarsi se la Carmen ci stupisse con un pezzo su federalismo municipale.

Donzella impenitente?

Venendo all’”opera” in sé:

Ah ah…

Cercasi avvenente
signorina ben fornita intraprendente.
Giovane brillante
ma più di ogni altra cosa dolce e consenziente

Cercasi apprendista
virtuoso onesto imprenditore garantista
offre a donzelle in carriera
un’oppurtinità di ascesa inaudita

donna giovane illibata AAA CERCASI
donna usata già rodata AAA CERCASI
donna sicula o padana, oriunda clandestina
aaah vediamo come balli a suon di samba o cha cha
a colpo d’occhio sei portata e molto telegenica
ma forse ti interessa più la musica

Cercasi badante
un ottantenne miliardario affascinante
offre a cagne di strada
un’ opportunità di vita più agiata

donna ipenitente e ladra AAA CERCASI
donna santa e incesurata AAA CERCASI
deceduta il giorno prima basta che sia bona

aaah come baceresti se dovessi fare cinema
scena prima ciak motore azione poi si gira
o forse ti interessa la politica
aaah ministro degli affari a luci rosse o di cosmetica
al giorno d’oggi tra i due sessi non vi è differenza
il bel paese premia chi più merita

come cantaresti anima mia o finchè la barca va
al primo ascolto sembri assai portata per la lirica
o forse ti interessa l’astrofisica…

Carmen sfoggia doti d'attrice nel video di aaa cercasi

Lo pubblichiamo interamente come prova di quanto detto fin qui. Oltre a notare en passant che la Carmen non rinuncia al suo stile (nel senso che è ferma agli esordi come si può vedere già dall’incipit ansimante) , la parodia della parodia emerge tutta: una parodia di sé stessa nella voce sforzata, nel continuo ansimare, nella solita rima in mente, la ricerca di un lessico pseudo ricercato che ha lo scopo di stupire per la sua stessa (finta) ricercatezza (e qui Battiato è maestro).  La Carmen cerca di infilare nella canzone  una vena grottesca e arrabbiata così, per esempio, la donna è prima signora avvenente, poi donzella poi cagna di strada e poi “ bona!”. C’è una forzatura così palese in questa specie di climax che non può non apparire falso e pretestuoso (oltre che esteticamente scadente, a dirla tutta). Allo stesso modo l’elenco dei cliché della donna invece di colpire il vizio del maschio italiano, colpiscono molto di più l’incapacità di scrivere dalla “cantautrice”, non sembra che stia scrivendo intorno a stereotipi, ma che sia capace soltanto di scrivere con gli stereotipi.

Del video si potrebbe anche tacere, se non per dire che l’ironia è un qualcosa che s’addice talmente poco alla Carmen che il ridicolo tocca qui il suo massimo. Travestita da zoccola che si rotola sul divano o che dimena le chiappe, con gli occhialoni da giornalista,  nel tailleurino da donna politica o con il folletto in mano ad aspirar le briciole la Carmen ricorda tanto i terribili siparietti di Victoria Cabello: e nulla c’è di più tristemente ridicolo, e credo anche di più umiliante, per una donna (e di danno per l’intero genere femminile) d’essere una cretina che pensa d’essere intelligente permettendosi anche il lusso di fare l’idiota.

Victoria Cabello, l'umiliazione del genere femminile


Tv Talk: il programma che smonta la televisione per lasciarla perfettamente intera

19 febbraio 2011

Lo staff di tv talk: esperti, mass mediologi ecc.

Tv talk è un programma televisivo di Rai3, il cui compito è, nelle intenzioni, quello di analizzare la “realtà televisiva italiana” da un punto di vista, si supporrebbe, tecnico poiché al programma partecipano: un paio di docenti universitari, un presentatore massmediologo, alcuni che si presume siano dei ricercatori e il gruppo dei cosiddetti “giovani analisti” cioè degli studenti di scienze della comunicazione dell’università Cattolica di Milano. Da tutto questo dispiego di forze specializzate ci si aspetterebbe un tipo di programma capace di offrire agli spettatori un’analisi che sia seria e che (nel limite del mezzo) affronti la “complessità” della televisione con un metodo adeguato. Lo slogan con cui il presentatore massmediologo apre il programma ci dice che “a Tv Talk si smonta la televisione italiana”. Ma a ben guardare si capisce che non si tratta tanto di smontare (e poi uno smontare senza alcun tentativo di ricostruire è cosa sterile) ma di riassumere e di giustificare. Basta seguire con attenzione anche poche puntate (per non incorrere in qualche intervista a Pupo) di Tv Talk per capire, senza essere analisti, quelli che sono i concetti e le linee portanti del programma, e dunque in definitiva il suo scopo.

Possiamo ridurre il “metodo” di Tv Talk a due punti intorno a cui tutto gira: la questione dell’auditel, la scrittura del programma. Si potrebbe però ridurre ancora ad un unico e incrollabile concetto sovrano: l’efficacia, che è il senso, il valore, il fine a cui tutto ciò che è televisione tende, secondo gli esperti di Tv Talk.

Per giungere all’efficacia (parola, è da notare, quanto mai intrisa d’aziendalismo) è dunque necessario passare prima per il concetto di auditel, poi per quello di scrittura del programma per: 1) ammantare di una pretesa oggettività quello che gli esperti dicono; 2) offrire al pubblico degli strumenti per cogliere i meccanismi della televisione, nel senso di far capire che quello che importa non è tanto la qualità del programma (il giudizio di valore non è compito di chi possiede la chiave per l’analisi del mezzo televisivo) ma come il programma è fatto, o meglio il fatto che il programma esista al di là di tutto. Cioè, di nuovo, la sua efficacia: se il programma ha buoni ascolti è perché è ben scritto e, controprova, se è ben scritto ha di necessità dei buoni ascolti: cioè è efficace. Inattaccabile paralogismo.

Ecco, se fossi un’analista televisiva di Tv Talk potrei facilmente avvalermi di questi semplici strumenti per dimostrare dunque che Tv Talk esiste efficacemente, e direi per comprovarlo che: 1)Tv Talk è seguito da un certo pubblico (e magari direi che tipo di pubblico da una prospettiva perfettamente sociologica: un pubblico giovane, colto, di laureati etc., del nord Italia specialmente. Direi così se fossi io l’addetta ai dati auditel, un po’ una Maga dalla sua postazione dietro allo schermo di un computer col suo look vagamente zingaresco),  e 2) come Tv Talk è stato scritto dagli autori del programma. E soprattutto direi che per tali ragioni Tv Talk è efficace. Tutto questo potrei dire se fossi un’ analista televisiva, ma non essendolo posso andare oltre e domandarmi: a che vale tutto questo?

Filumena Marturano by Massimo Ranieri, ambientata ai nostri giorni

E allora potrebbe anche (malignamente) sorgermi il dubbio che in fondo Tv Talk esista per presentare e giustificare la programmazione della tv in generale e della Rai in particolare. Dubbio che sfiora la certezza quanto, in base agli indiscutibili e inattaccabili mezzi dell’auditel e della scrittura degli autori, si presenta (o meglio si vanta) il fatto che Milly Carlucci conduca dei programmi sotto questi aspetti interessanti e soprattutto efficaci, come Ballando con le stelle, il quale aveva degli ottimi ascolti ed era un programma scritto bene dai suoi autori, buoni i tempi, buona la regia, in una parola sola: è efficace. Si può dimostrare poi quanto sia interessante, originale, efficace (qui i dati auditel mancavano perché la fiction doveva ancora andare in onda, ma la Maga dell’ auditel ha le capacità per prevedere che sarebbero stati buoni gli ascolti di sicuro) l’idea di Massimo Ranieri di rifare la Filumena Marturano in italiano e ambientata ai giorni nostri (e siccome quel che importa agli esperti di Tv talk sono la scrittura del programma e i dati d’ascolto, nessuno si accorge dalla clip di presentazione che i costumi e le scenografie della Filumena ambientata ai giorni nostri sono delle copie di quelli di Matrimonio all’italiana, che certamente non si svolgeva nel 2011). In un altro caso si presenta con gli strepitosi dati d’ascolto alla mano e con l’interesse per una scrittura che si rifà al romanzo d’appendice ottocentesco, la soap di Raiuno girata in Argentina e ambientata in Maremma; gli attori saranno pure  pessimi e cani (ma questo non si dice perché se al pubblico piace e se gli autori li han voluti così non è per caso) ma è interessante ed efficace come la bellezza di quei corpi e il pathos che da essi si sprigiona sappia coinvolgere il pubblico (multiforme e trasversale di Raiuno, composto sia da giovani donne che da signore di mezz’età, non importa il titolo di studio né la provenienza geografica) e il fatto soprattutto che questa soap (qualcosa tipo Terra Selvaggia) abbia battuto “in termini di ascolto il diretto concorrente Mediaset”. E su Mediaset qualche giudizio di valore ci può anche stare, a patto che sia sempre avvalorato dai dati auditel e dalla scrittura degli autori, cioè se ne dimostri l’inefficacia. Così tra due programmi seppur identici o similissimi (è obbiettivamente molto difficile capire quale siano le differenze tra i programmi Rai e Mediaset senza sapere che tasto di telecomando s’è premuto) il programma Rai sarà per principio considerato efficace e interessante, su quello Mediaset si storcerà un pochino il naso. Così se la soap Terra Selvaggia Rai era interessante, il corrispettivo Mediaset con protagonista Gabriel Garko sarà considerato abbastanza volgare e, al di là degli ascolti altissimi, si dirà che il pubblico è di un “livello più popolare” e che la scrittura degli autori è andata a pescare in quei cliché banali che sanno ben attrarre quel ben preciso target di pubblico. Oppure, parlando del Grande Fratello (uno dei cavalli di battaglia di Tv Talk) , se gli ascolti vanno male, se i dati auditel rilevati non sono buoni, sarà non perché il dopo dieci o undici anni del Grande Fratello ci si stuferà pure, o perché si tratta di un programma volgare, monotono, banale, no: è la scrittura degli autori che è un po’ fiacca quest’anno, ma basta un qualche ritocco e un po’ di buona volontà da parte loro, e tutti saranno ben felici di risorbirsi il Grande Fratello per i prossimi 25 anni. E ciò valga per ogni programma vecchio e stravecchio dalla Corrida, ai vari Varietà canterini del Sabato, da qualunque fiction in costume con protagonista Beppe Fiorello a Zelig: tutto in tv esiste se è efficace, cioè se è ben scritto, cioè se ha dei buoni ascolti.

Terra Ribelle: capolavoro rai

Non credo sia necessario essere un massmediologo o un laureato in scienze della comunicazione all’università Cattolica di Milano, per capire quanto sia limitante questo tipo di pseudo-analisi. Per quel che riguarda sia la questione dell’auditel che quella della scrittura del testo (ed è da notare che gli esperti di Tv Talk quando s’addentrano nel campo della scrittura riducono tutto a un livello banalissimo da narratologo propperiano) appare evidente che questi due parametri di valutazione invertono quello che dovrebbe essere il punto di partenza, capovolgono ciò che, a mio parere (e senza essere analista) sono la causa e la conseguenza: bisogna partire non dai dati d’ascolto ma, viceversa, dall’offerta che il palinsesto propone. Credo sia abbastanza evidente che qualunque tipo di programma proposto in prima serata su rai1 o su canale 5 avrebbe suppergiù lo stesso indice di ascolti, per il pubblico televisivo il guardare la tv è un atto automatico: si accende l’elettrodomestico televisione, ci si siede la sera stanchi in poltrona, e si guarda quello che c’è. Anzi non su un unico canale si fermano lo sguardo e l’attenzione dello spettatore, ma migrano da un canale all’altro con uno zapping spesso abbastanza veloce: da una parte all’altra poco cambia. Ci sarebbe poi da dire (ma di questioni tecniche poco mi intendo) quali sono i metodi con cui vengono raccolte le statistiche dell’auditel, quali i campioni di spettatori, quanto sono rappresentativi ecc. Per quanto riguarda poi la scrittura degli autori a questo punto diventa assolutamente secondaria, e la pochezza nella sceneggiatura delle fiction, la stupidità e la ripetitività dei programmi pomeridiani di rai2, o del “preserale” di rai1, sono giustificati dalla pigrizia di chi sa che, appunto, qualunque cosa propinasse: molto più semplice riciclare il già visto, incollare trame consunte che sperimentare e inventare qualcosa di nuovo e interessante. Così il concetto di efficacia sbandierato come fulcro del tutto televisivo dagli esperti mass mediologi di TV talk si riduce a un banalissimo principio di economia: quanto più si può con meno fatica possibile.

Antonella Clerici: un incubo per i poveri giovani di Tv Talk

In tutto ciò il compito dei nostri giovani analisti  (seduti uno accanto all’altro come i bambini delle elementari in gita, vestiti come a dei giovani si chiede, con quella voce un po’ incerta che tutti i giovani hanno – tranne l’immancabile fuoricorso delle folte sopraciglia) è oltremodo desolante e ingrato. A scadenze fisse alzano la mano, avvicinano il microfono alla bocca e si lasciano andare a timidi giudizi e stentati commenti su quello che hanno avuto il compito d’osservare. Me li immagino questi disgraziati costretti a sorbirsi ore e ore di fiction amorose o in costume della rai, a papparsi tutti i più impensabili programmi d’intrattenimento condotti da Antonella Clerici, o magari (cosa più innovativa) a subire i programmi sperimentali di rai5 (passepartout?). Questo si chiama sfruttamento del lavoro giovanile; da qui a uno stage non pagato al comune poco cambia, a parte la laurea in scienze della comunicazione all’università Cattolica.

 


Le radici spezzate: intervista a Carmen Consoli

20 dicembre 2009

La nostra amatissima Giuseppina Brusegan balla alla festa di Campodarsego

(Vedi nuovo articolo su Carmen Consoli)

Dalla nostra amatissima inviata nel profondo nord-est, Giuseppina Brusegan, un’intervista eccezionale a Carmen Consoli che rivela: “Luca Zaia mi ha contattato per una possibile candidatura in Veneto.”

 Campodarsego,  3 dicembre 2009

Non nascondo di essere molto eccitata per l’intervista di questa sera, da sempre sono una fan di Carmen Consoli, conosco a memoria quasi tutte le sue bellissime canzoni.  Così quando ho scoperto che  Carmen avrebbe partecipato alla serata di Ballo Liscio della festa di san Giovanni Damasceno a Campodarsego  non mi sono lasciata sfuggire l’occasione.

Carmen è bellissima come al solito e il nuovo taglio di capelli le dona moltissimo. È una ragazza molto timida e riservata, ma con le idee chiare.

La bellissima Carmen si concede ai flash dei fotografi all'ingresso della sagra

Giuseppina Brusegan: Carmen, sono davvero onorata per l’intervista che mi concedi, intanto ben tornata in veneto! So che sei fiera delle tue origini…

Carmen: Grazie, certo, sono sempre stata orgogliosa di essere per metà veneta, anzi devo dire che la mia veniticità , se mi concedi questo neologismo, è sempre stata molto forte, è che vivendo a Catania ho sempre dovuto nascondere… sai com’è, tutti accusano noi veneti di essere razzisti contro i terroni ma poi spesso è il contrario.

G. B.: eh già, è una cosa che non mi stupisce. Potresti raccontare qualche episodio della tua infanzia in cui ha subito questo razzismo

Un trauma infantile: le terribili sarde a beccafico

 

C.: Sai, ho cercato di cancellare,  di dimenticare quello che ho subito, è brutto per una bambina … mi sono sforzata di essere (con accento siciliano n.d.a)“sicula” al cento per cento, di fare mia quella cultura dimenticando la mia. C’è un episodio bruttissimo che è capitato nella casa della famiglia di mia madre, sicilianissima di Catania. Ero piccola, avrò avuto si e no 6 anni, mi ricordo di mio padre così a disagio: c’era quel piatto di sarde a beccafico davanti a lui, la forchetta sospesa, a un certo punto ha gridato “Sàrdée in saòr sàdée in saòr!” ed è scappato via piangendo. Tutti sono rimasti in silenzio per un attimo, poi hanno iniziato a inveire contro di lui e mi ricordo anche i loro sguardi su di me. Se ci penso ho ancora paura.

Un bel piatto di sarde in saor per la nostra Carmen

 

G. B.: Che ricordo terribile, povera Carmen, quindi anche tu sei stata vittima, di quella che Marco Frisato ha definito repressione culturale del veneto?

C.: Intanto devo dirti che io ammiro tantissimo Marco e che sono sempre stata attenta a quello che lui dice e scrive, lo ritengo un uomo di grande studioso euomo cultura. Sì, sono vittima di questa repressione. Mio padre ha addirittura dovuto cambiare cognome quando s’è trasferito in Sicilia per lavoro. Lui si chiamava Consolìn.

G. B.: Ma tua madre rimane siciliana, come ti poni nei suoi confronti, suoi e della sua famiglia?

C.: Nonostante tutto provo molto affetto per loro, come sai le famiglie del sud sono molto affettuose oltre che oppressive. Ho imparato ad amarli, sono stata educata secondo quella cultura che, non nego ha anche degli aspetti positivi, molto tradizionali e che io rispetto.

G.B.: quindi la figura di una Carmen molto progressista e femminista …

C: Alt! Femminista, che parola! Femminile e femminista sono due cose diverse, io non ho mai detto di essere femminista, credo che le mie canzoni siano state fraintese, io parlo di donne non di politica e le mie donne sono femmine (con forte accento siculo N.d.A.), femmine vere, sensuali, fragili, complicate ma non femministe! E comunque politicamente ecco, non credo che il progressismo sia qualcosa che aiuti.

G. B.: In effetti, come dici,  molte volte artisti e ai cantanti si mettono in bocca cose che non hanno mai detto. Dimmi dunque qual è la tua vera posizione nei confronti della donna?

C.:  Lo ripeto, io credo che una donna senza un uomo accanto che la ama non sia una donna. E poi solo con l’amore e la rinuncia uno può superare quelle cose che altrimenti dividono, l’egoismo, la vanità. Credo che la famiglia sia soprattutto importante per noi femmine in tal senso. Vedi che il mio essere veneta e siciliana assieme non sono così inconciliabili. Io sono molto credente, mi definirei una cattolica vecchio stampo, sai da giovane ho frequentato molto la chiesa e i gruppi di comunione e liberazione, è stata un’ esperienza formativa molto importante. 

Lo sposalizio del mare a Venezia

G. B.: Certo, non ne dubito.Ma dimmi, come stai cercando di recuperare quel vuoto creato da  ciò che ti è stato ingiustamente tolto?

C.: Cerco di recuperare studiando e applicandomi con curiosità ed entusiasmo come sempre.  Mi appassiona tantissimo la storia di Venezia, delle sue origini, sai i dogi, lo sposalizio del mar, e tutti gli intrighi e le feste… amo molto la lingua veneta che ha prodotto scrittori così importanti e a volte dimenticati come Goldoni e Giacomo Noventa. Ho iniziato anche a scrivere qualcosa, ma non sono ancora così brava. Però mi piacerebbe far uscire un album in veneto, magari mescolato con il catanese, quello che siamo  stati non si può cancellare.

G.B.: Dai, anticipaci qualcosa!

C. : oh, no! Mi vergogno, non sono pronta … ok, ma solo due versi:

Uuuh- huu! Ne’ caìgo che te volge

che me par che te scompare

ea to boca xe più dolce

amor mio no me ‘asiare …

(ridendo N.d.A) eh, che te ne pare?

G. B: davvero molto bella, Carmen, complimenti!

C.: c’è un’altra cosa che non voglio nascondere e che voglio rendere pubblica!

G.B.: Cosa? non mi farai mica fare uno scoop?

C.: Credo proprio di s: (ancora con accendo siciliano N.d.A.) è una proposta che non posso davvero rifiutare! Mi hanno chiesto di candidarmi …

G.B: Candidarti e con chi?

C.: Il ministro Zaia, siamo molto amici, intimi direi,  mi ha chiesto se voglio candidarmi con la Lega per le prossime elezioni regionali in Veneto!

Il nostro ministro Zaia si gusta una porchetta (trevigiana)

 

G.B.: Non dirmi, e tu cosa hai risposto?

C.: Be’, ci sto pensando è una proposta che mi lusinga, spero di esserne all’altezza, sai non mi sono mai interessata di politica militando, cioè le mie idee le ho sempre avute chiare e tonde, ma partecipare attivamente a un progetto politico…

G.B.: e se accettassi cosa ti piacerebbe fare, che carica avere, di che campo occuparti?

C.: Ovviamente mi piacerebbe l’assessorato alla cultura! Mi interesserebbe occuparmi davvero della riscoperta della tradizione veneta, ma anche le questioni della multiculturalità…ecco io potrei dare una mano, con la mia storia, sono la persona giusta, no?

G. B.; Certo Carmen! Ti senti davvero vicina allora alle idee leghiste come dicono?

C.: Bè, sì, io non l’ho mai nascosto. Credo che la Lega sia un partito serio, credibile, che si dà da fare concretamente e nel territorio e questo è importante. Poi, al di là di quello che dicono i giornalisti, te lo posso garantire, niente di più lontano dalla lega che il razzismo e l’intolleranza. La lega parla di problemi concreti,  per risolverli è necessario a volte agire con decisione.

G.B.: Hai detto di essere molto credente, come ti poni allora nei confronti di tutti quelle polemiche tra Lega e Chiesa?

C.: Oh, quelle sono polemiche ingrandite dai giornali, la Lega è il solo partito in Italia ad avere a cuore le nostre radici cristiane. È una lotta importante, anche per questo mi piacerebbe impegnarmi.

G.B.: bene, Carmen, credo che possiamo concludere qui. Ti ringrazio moltissimo per la tua disponibilità. Vorresti fare gli auguri di Natale per in nostri lettori?

C.: Grazie a te Giuseppina, è stato un piacere. Tanti auguri de bon Nadae a tuti!

il ministro Zaia e la nostra inviata Giuseppina Brusegan


Manifesto della Cultura Veneta

27 luglio 2009
giuseppina brusegan

giuseppina brusegan

Siamo a Possagno, graziosa località del trevigiano, nota per aver dato i natali al grandissimo scultore neoclassico Antonio Canova (e per la celebre sagra di San Bortolo). La presentazione del Manifesto della Cultura Veneta avviene infatti una sala della Gipsoteca Canoviana, qui incontro Renato Grosei, uno degli intellettuali che, dopo anni di ricerche e di dure battaglie, ha promosso quest’importante iniziativa culturale volta a recuperare quelle nostre tradizioni che più che perdute, come dice lo stesso Grosei “sono state soffocate”

Giuseppina Brusegan: “Renato, parlaci del vostro manifesto, delle vostre iniziative, delle voste lotte politiche”

Renato Grosei:“Ecco, intanto c’è da dire una cosa importante, che il nostro gruppo di ricerca è un gruppo formato da professionisti, da intellettuali, anche se a me non mi piace questa parola, evoca brutti ricordi, una parte politica che non ci appartiene.”

GB: “Fai bene a sottolinearlo”

RG: “Dicevo che siamo un gruppo di ricercatori di vari campi che avendo sentito la necessità, come dire, fisiologia quasi, capisci, una roba che ti viene da dentro il cuore, abbiamo deciso di dare una base forte alla nostra cultura che troppo spesso non viene presa sul serio.”

GB: “Sì, è questo il problema”

Renato Grosei (in piedi) e il gruppo degl'intellettuali

Renato Grosei (in piedi) e il gruppo degl'intellettuali

RG: “Folklore che a volte scade in un carnevale questo credono che sia la nostra cultura, ma non è vero, c’è ben altro! Bisogna far capire qual è il valore di una cultura che ha basi solide e antiche. É una questione politica fondamentale.”

GB: “Puoi spiegare questo punto

RG: “Voglio dire questo: che il motivo del nostro recupero della tradizione significa riportare a galla qualcosa che è stato volutamente cancellato, c’è stata una repressione del popolo veneto, questo è colpa ora della globalizzazione ma prima c’è stata l’italianizzazione.”

GB: “Ti riferisci a quello che anche Marco Frisato ha detto in occasione della sua conferenza a Prtogruaro sulla reperessione in Tibet?”

RG: “Esattamente. Marco è un grande amico oltre che uno storico di fama interregionale! La repressione contro un Popolo non è soltanto quella attuata con la violenza armata, altrettanto terribile e temibile è la violenza psicologica, che si serve di armi subdole, prime fra tutte i mass-media e la scuola di stato. Noi veneti subiamo una violenza culturale e identitaria senza armi ma costante e continua, tesa a negare o a minimizzare l’importanza del nostro patrimonio culturale e identitario. Una violenza che volutamente ci nasconde la nostra storia veneta e la censura nei programmi scolastici o nei mass-media, negandoci cusì di fatto la nostra memoria storica di Popolo. Anche noi subiamo una repressione culturale, una vera repressione che ci vede negato il diritto a conoscere chi siamo e chi siamo stati, ad imparare la nostra lingua nelle scuole se non addirittura a parlarla, che ci nega di fatto il diritto a decidere per il nostro futuro.E’ il momento di rendercene conto. ”

GB: “Sono cose molto forti quelle che dite

RG: “Non siamo solo io e Marco, anche la nostra classe politica ora si sta accorgendo dell’importanza di queste cose, e ce n’era davvero bisogno. Dopo anni di silenzio e indifferenza finalmente un gruppo dirigente serio e preparato che capisce quale è il vero valore e l’imporanza della questione culturale.”

GB: “Vuoi fare qualche nome?”

il ministro Zaia

il ministro Zaia

RG: “ Si, voglio ringraziare soprattutto Luca Tosi, il bravissimo sindaco di Verona (nonché mio caro amico) il vicegovernatore Franco Manzato, il ministro Zaia, la nuova presidente della provincia di Venezia Francesca Zaccariotto, a cui va tutta la mia stima. Ma sono davvero molti, troppi per nominarli tutti!”

GB: “ Quali sono i vostri principali riferimenti storici nella cultura veneta?”

RG: “il nostro Veneto è stato davvero una culla di cultura, a tutti i livelli, dalla cultura alta. Anzi altissima. Parlo di gente come Ugo Foscolo, il Ruzante, Carlo Goldoni fino a Luigi Meneghello. Ma è altrettanto importante, forse anche di più recuperare la cultura genuina e polare che rappresenta davvero la nostra terra, quella che resiste all’invasione e imposizione coloniale dell’Italia e capire che legame c’è tra questa e quei grandissimi maestri di cui ho detto prima”

GB: “spiegaci questo punto

RG: “per me la cultura non è quella che si studia dai libri. Per me la cultura è tutta la vita di un popolo, in tutte le sue forme, dai canti popolari, alla cucina, agl’abiti tradizionali, alla lingua soprattutto. Ti dirò una cosa che ti stupirà: sai qual è il mio punto di riferimento? Antonio Gramsci, lui diceva le stesse cose che sto dicendo io, non a caso era un sardista!”

GB: “Andate a rubare le teorie e le idee nella tana del nemico?”

“RG: “Non credo che esista la proprietà delle idee! E poi potrebbero essere gli altri ad aver travisato!”

GB: “nella pratica, quali sono le vostre iniziative?”

RG: “Sono inizitive che rispecchiano quello che ho detto, per esempio tra qualche giorno ci sarà un importante festival a Campodarsego, il festival della poesia in dialetto e della polenta. Unire una cosa alta come la poesia e la polenta, base della nostra alimentazione. Interverrano poeti del calibro di Manlio Speranzoni, Elvira Zanatta, Andrea Polesel, ma sarà dato spazio anche a tutti i giovani che si vorranno cimentare nei versi veneti. Poi a settembre c’è un altro importante festival a Caldogno il festival di musica veneta, ci saranno i cori alpini, l’orchestra sinfonica di Roncade, e molti gruppi di musica folk. ”


ATTRAVERSO LE TENEBRE VERSO LA LUCE

15 maggio 2009

 

Le lettere di Padre Pasquale Maria

Le lettere di Padre Pasquale Maria

Caro Padre Pasquale Maria, le scrivo sperando di trovare nelle sue sagge parole il conforto di cui ho bisogno. Mi chiamo Roberta, sono una mamma che ha cresciuto il suo unico figlio con tutto l’amore che un dono così grande si merita perché, secondo me, non c’è nulla di più importante di un figlio -e della famiglia- nella vita di una donna. Caro Padre, ho educato mio figlio secondo i dettami della Santa Chiesa (sono insegnante di Religione Cattolica presso una scuola secondaria) cercando di insegnargli la grandezza della morale cattolica, come amore, rispetto, speranza, fede e sofferenza siano i meravigliosi nodi che devono intessere la coscienza di noi esseri umani. L’ho cresciuto nel mistero di Cristo, nel Suo Sacrificio, nella Speranza della Vita Eterna. Ebbene, caro Padre, tutto quello che io ho fatto per mio figlio non è bastato: il mondo l’ha corrotto, il pensiero laicista con i suoi facili precetti l’ha abbagliato, il materialismo più basso e arido l’ha conquistato: mio figlio ha smarrito la meta, perduto la strada. Mio figlio ora è diventato un giovane contestatore comunista! Aborre e fugge tutto quello che io con amore gli ho insegnato, mi urla che la famiglia è un’istituzione da abolire, dice cha la nostra Giustizia è mera consolazione, che Dio è un invenzione dei Potenti per tenere in catene i poveri e gli oppressi! Come se non bastasse la sua vita sentimentale è divenuta pericolosamente disordinata: cambia continuamente compagna e non posso escludere che si sia lasciato portare anche sull’altra sponda dalle cattive compagnie che frequenta! Caro Padre Pasquale, la prego mi aiuti!                                                                                                                                                                                                                        

Una madre disperata 

Cara Roberta, mi si stringe il cuore a leggere la tua lettera: quale terribile dramma ha colpito la tua famiglia! Ma, cara Roberta, non devi disperare: le vie del Signore sono misteriose e impervie e le terribili prove a cui Egli ci sottopone hanno sempre una ricompensa dolcissima. So che non devo dirti di continuare a pregare per il tuo amato figliolo, lo fai già da te da madre premurosa e cristiana che sei. Quello che ti posso dire è che spesso la Fede deve passare attraverso il crogiolo del dubbio e della miscredenza come diceva quel grande mistico russo: tuo figlio saprà ritrovare la Luce che tutto illumina e abbandonare le vane e malvagie dottrine di tenebra.

I cattivi maestri ci guidano nel cammino delle tenebre

I cattivi maestri ci guidano nel cammino delle tenebre

 Ma se questo non bastasse esistono dei centri appositi per cercare di dissuadere e guarire coloro i quali hanno si sono allontanati dal giusto cammino. In questi luoghi di pace gli infelici e gli eretici sono aiutati da persone esperte e amorevoli a ritrovare l’ortodossia attraverso la preghiera, la rinuncia, il digiuno. Oppure altri luoghi in cui in un fruttuoso ritiro spirituale chi lo desidera può avvicinarsi al Signore.

A volte i fini più alti giustificano i mezzi di cui ci si deve servire

A volte i fini più alti giustificano i mezzi di cui ci si deve servire

Cara Roberta, non nego che in certi casi, io stesso consiglio di utilizzare mezzi che possono essere giudicati da alcuni troppo duri, ma credo che, se la Santa Inquisizione ha raggiunto gli alti risultati che è riuscita a raggiungere, questo lo dobbiamo anche all’utilizzo da parte sua di strumenti che Essa sapeva di dover utilizzare. Non scandalizziamoci: la salvezza dell’anima viene prima di ogni cosa anche del dolore fisico!  

Posso consigliarti Anche iniziative più adatte ai Giovani come il prossimo pellegrinaggio che io assieme alla mia parrocchia della Santa Corona di Spine faremo verso Santiago de Compostela: in ginocchio e fustigandoci vicendevolmente.

Stremati ma felici:i pellegrini della Santa Corona di Spine giungono a Santiago

Stremati ma felici:i pellegrini della Santa Corona di Spine giungono a Santiago

Permettimi però di ricordare la preziosa iniziativa di Don Rosario:anche Ibiza, luogo di predizione per eccellenza, può essere adatta per ritrovarci e ritrovare Dio; dall’orrido abisso alla Luce più pura, basta saper guardare nel nostro cuore.

Oh we are going to ibiza (oh stiamo andando a Ibiza)

Oh we are going to ibiza (oh stiamo andando a Ibiza)