Introduzione

Quassù io ero venuto non per far crescere le medie e i bisogni, ma per distruggere il torracchione di vetro e cemento, con tutte le umane relazioni che ci stanno dentro. Mi ci aveva mandato Tacconi Otello, oggi stradino per conto della provincia, con una missione ben precisa, tanto precisa che non occorse nemmeno dirmela. E se ora ritorno al mio paese, e ci incontro Tacconi Otello, che cosa gli dico? Sono certo che nemmeno sta volta lui dirà niente, ma quel che gli leggerò negli occhi lo so fin da ora. E io che cosa posso rispondergli? Posso dirgli, guarda, Tacconi, lassù mi hanno ridotto che a fatica mi difendo, lassù se caschi per terra nessuno ti raccatta, e la forza che ho mi basta appena per non farmi mangiare dalle formiche, e se riesco a campare, credi pure che la vita è agra, lassù. (Luciano Bianciardi)

La battaglia m’infuriava nel capo. (Luciano Bianciardi)

La battaglia soda è un romanzo di Luciano Bianciardi pubblicato nel 1964. Che cosa significa “battaglia soda”?

Una citazione da Niccolò Machiavelli segue il titolo:

questi sono i modi che si possono tenere da una battaglia, quando, sola, dee passare per i luoghi sospetti. Nondimeno la battaglia soda, sanza corna e sanza piazza è meglio.

Il lettore penserà alla battaglia soda come lotta o guerra, essendo questo il senso che la parola ha nei dizionari o per il senso comune. Il dizionario, tuttavia, nota:

uso arcaico: ciascuna delle parti in cui era diviso dell’esercito.

Questo è il significato di battaglia soda per Machiavelli: “battaglione compatto”. Nel secondo libro Dell’arte della guerra, Fabrizio Colonna espone a Cosimo Rucellai i modi in cui

si debbono armare i fanti, o come a fare una giornata si preparano.

“Questi – prosegue – sono i modi in cui si può disporre un battaglione” quando deve passare per luoghi sconosciuti e pericolosi: con due corna ciascuna di sei file di fanti davanti al battaglione, o con la piazza, cioè con i carri delle vettovaglie nel mezzo del battaglione e sei file di fanti che “diventano spalle della piazza”. Ma il battaglione ordinario, la forma “massiccia […] di due quadri”, è preferibile ai primi due, sebbene richieda di esplorare dei territori.

“Battaglia dura” e “battaglione compatto” esprimono il punto di vista del combattente: Bianciardi s’affida a entrambi (es.: pag. 34: “uomini più sodi”, in riferimento ai Mille; pag. 45: “dove si picchia più sodo”; pag. 77: “bel battaglione davvero; e anche sodo”).

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In Aprire il fuoco, riedito con il titolo Le cinque giornate – Bisognerebbe anche occupare le banche, Bianciardi riprende questa riflessione. Confondendo le Cinque giornate di Milano e un Sessantotto immaginifico in un’unica narrazione davvero cinematografica, lo scrittore esamina gli errori a causa dei quali non è avvenuta rivoluzione:

la rivoluzione, se vuole resistere, deve restare rivoluzione. Se diventa governo è già fallita […]: dovunque la rivoluzione ha cessato di essere permanente, là è ritornata la tirannia.

Si parla di rivoluzione permanente. Un trotskismo? O, più propriamente, un atto di coscienza storica?

Rovescio della rivoluzione permanente è la rivoluzione passiva. Bianciardi ne La battaglia soda, descrive i “generali e quadri incapaci” e il “trasformismo” dei politici. Gramsci, si ricorderà, parla spesso di rivoluzione passiva, prendendo l’espressione da Vincenzo Cuoco. In sintesi sommaria, la rivoluzione passiva definisce un cambiamento delle condizioni politiche che non porta ad alcuna trasformazione sul piano sociale ed economico. Non esprime solo un processo nel quale è dominante una classe esterna, conquistatrice, ma innanzitutto un processo di dominanza interna, come nel caso, per esempio, del trasformismo di cui parla Bianciardi.

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La battaglia soda si oppone alla rivoluzione passiva e, se è consentito, alla passività in generale. Se l’estremismo è stato diagnosticato malattia infantile del comunismo, si potrebbe vedere nell’immaturità la malattia del capitalismo (del nostro tempo: Francesco M. Cataluccio, Immaturità, Torino, 2004), o, per dirla con Guy Debord, geniale quanto ostico medico, la condizione necessaria, causa ed effetto, dello spettacolo integrato.

La Battaglia Soda agisce nelle retrovie, compattando, rafforzando l’intelletto, preparandolo, mettendo ordine laddove, oltrepassato il torpore, infuria la battaglia. Una battaglia culturale che, in questo piccolo spazio, si combatte per mezzo di esercizi intellettuali. Senza riempirsi la testa di inutili parole-chiave o parole d’ordine, ma lottando contro l’abuso di parole e di immagini. Senza avere la presunzione di cambiare il mondo o di partecipare alla sua trasformazione.

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